Orcel supera il 30% della banca tedesca, ma con i derivati la quota è ben superiore. E mancano due settimane alla chiusura dell’offerta pubblica di scambio. Il mercato dà una lezione al governo di Berlino che da tempo si sta opponendo all’operazione.

Alla fine il mercato ha fatto quello che la politica tedesca sperava di evitare. Ha dato ragione all’ad di Unicredit Andrea Orcel e torto al cancelliere Friedrich Merz. Mentre a Berlino continuano a spiegare che l’offerta della banca italiana su Commerzbank non sarebbe adeguata, gli azionisti stanno mandando un messaggio molto più semplice.

Stanno consegnando le azioni. Da mesi il cancelliere Merz, il governo federale e i vertici di Commerzbank ripetono la stessa litania: l’offerta di UniCredit non sarebbe adeguata, il progetto industriale non sarebbe convincente, la banca tedesca dovrebbe restare tedesca. Il problema è che i mercati finanziari non votano alle elezioni. Soprattutto non leggono i comunicati. Guardano i numeri. E i numeri raccontano una storia molto diversa. Ieri UniCredit ha annunciato di avere superato il 30% di Commerzbank, raggiungendo il 34,4% del capitale.

Oltre alle azioni possedute direttamente, UniCredit dispone di una rete di strumenti derivati costruita negli ultimi mesi insieme ad alcune grandi banche d’affari internazionali. Considerando l’insieme di queste posizioni, la quota sale al 50,8%. Insomma Andrea Orcel ha già prenotato la maggioranza di Commerzbank. Per mesi il governo federale ha trattato la banca di Francoforte come una sorta di castello medievale da difendere dall’invasore straniero. Una visione suggestiva ma poco compatibile con la realtà dei mercati. Commerzbank non è una cattedrale gotica. Non è la Porta di Brandeburgo. Non è neppure il castello di Neuschwanstein. È una società quotata. E le società quotate hanno un difetto terribile per i governi: appartengono agli azionisti. Gli stessi che, nonostante le proteste del management e le riserve dell’esecutivo, stanno continuando ad aderire all’offerta. L’Ops di UniCredit continua a essere a sconto rispetto al mercato. L’offerta prevede infatti lo scambio di 0,485 azioni UniCredit per ogni titolo Commerzbank e, ai prezzi correnti, risulta inferiore di circa il 3% rispetto alle quotazioni di Borsa. In teoria il comportamento razionale sarebbe un altro. Vendere i titoli sul mercato e incassare subito qualcosa in più. Eppure una quota significativa di investitori ha scelto una strada diversa. Ha aderito e mancano altre due settimane al termine dell’offerta.

È un fatto che vale più di cento dichiarazioni ufficiali. Perché quando un azionista accetta un prezzo inferiore a quello disponibile sul mercato significa che guarda oltre il valore immediato. Significa che considera credibile il progetto industriale, oppure ritiene che la partita non sia ancora conclusa e che il valore finale dell’operazione possa essere superiore. In entrambi i casi il giudizio implicito è favorevole a Orcel. E sfavorevole a chi si oppone. Da questo punto di vista il mercato sta impartendo una lezione piuttosto severa alla politica tedesca. Una lezione che ricorda altri momenti della storia economica europea. Ogni volta che un governo ha cercato di fermare un’operazione transfrontaliera appellandosi all’interesse nazionale, ha scoperto che i capitali hanno una fastidiosa tendenza a ignorare i confini. I soldi non possiedono il passaporto. Seguono la convenienza.

Naturalmente la battaglia non è ancora terminata. Restano le autorizzazioni regolamentari. Restano le resistenze politiche. Resta il tentativo del management di Commerzbank guidata dall’ad Bettina Orlopp di convincere gli azionisti che l’indipendenza rappresenti la scelta migliore. Ma qualcosa è cambiato. E quel qualcosa si misura nei numeri. Quando una banca straniera supera il 34% del capitale e arriva a controllare economicamente oltre il 50% del gruppo, non siamo più nella fase delle intenzioni. Siamo nella fase dei fatti. Persino all’interno dell’establishment tedesco qualcuno sembra averlo compreso. Non è passato inosservato l’intervento di Thomas Gross, presidente dell’associazione delle banche pubbliche tedesche e amministratore delegato di Helaba. Gross ha aperto alla possibilità che l’operazione possa rafforzare la concorrenza nel sistema bancario tedesco. Un’affermazione apparentemente prudente ma politicamente significativa. Perché certifica che il muro eretto contro UniCredit non è più compatto come qualche mese fa. Le crepe cominciano a vedersi. E quando le crepe compaiono in una diga, gli ingegneri sanno che il problema non è l’acqua che passa oggi. È quella che passerà domani.

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