Per i ragazzi bruciati a Crans la Svizzera vuole il risarcimento
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«Sono un ateo teologico esistenziale. Credo nell’intelligenza dell’Universo con l’eccezione di qualche cantone svizzero», diceva Woody Allen in una delle sue folgoranti battute. Oggi sappiamo con certezza che uno di quei cantoni non baciati dall’intelligenza divina è quello Vallese nel cui territorio e sotto la sua giurisdizione è avvenuta la tragedia di Crans Montana. E non mi riferisco soltanto al rogo del Costellation, che già in sé è un importante indizio.

Verrebbe da dire: svizzeri assassini e pure strozzini, ma non si può dire perché qualche assassino e qualche strozzino potrebbe offendersi. Soldi (spesso grondanti di sangue dei dittatori di mezzo mondo), mucche e cioccolato nei secoli hanno prodotto – oltre al governatore Mathias Reynard – un eroe nazionale, Guglielmo Tell, probabilmente mai esistito, il cui unico merito era di avere una buona mira; l’ingegno svizzero non è mai andato oltre il cucù.

In un memorabile monologo Roberto Benigni, gli svizzeri, li racconta così: «Il dialogo con lo svizzero è piuttosto semplice. Non è che c’hanno tanti argomenti: Buon giorno che fai? Andavo in banca, e te? Sono stato a prendere il latte, ora vado a prendere una cioccolata. Ma sì andiamo a prendere una cioccolata in banca…». Con gente così si può parlare di umanità, di onore, di senso di responsabilità? Difficile, siamo lontani anni luce anche per quello che riguarda il senso della vergogna e il cinismo. Non dubitiamo che l’Italia si rifiuterà di pagare un solo franco a gentaglia del genere e le prime dichiarazioni pubbliche vanno in tal senso. Non per mancanza di fiducia, ma su questo vigileremo con particolare tigna, al primo segnale di cedimento la guerra al governo (e alla Svizzera) siamo pronti a dichiara noi.

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