Corrono su binari paralleli i rapporti tra Italia e Stati Uniti d’America.
Perché da una parte c’è la strada diplomatica, che in queste ore più che mai rinsalda il legame tra il nostro Paese e gli Usa, un asse saldo che passa per il ricevimento dell’anniversario per i 250 anni dell’Indipendenza americana festeggiato nella sede romana di Villa Taverna e l’incontro della delegazione dei conservatori europei alla Casa Bianca oltreoceano.
Dall’altra c’è il percorso più scosceso dei protagonisti, con Donald Trump che rincara la dose degli attacchi e torna a parlare di cattivi alleati della Nato, con riferimento, al governo spagnolo ma usando un plurale quantomeno sospetto. E soprattutto, con un post su Truth, dove il presidente Usa denuncia la ridicola differenza di spesa con gli Stati Uniti: «Gli Usa spendono di gran lunga più di qualsiasi altro Paese per la Nato, al fine di proteggerli, senza trarne alcun vantaggio».
Ma a sancire il concetto che i governi passano, mentre le relazioni restano, c’è stato appunto l’evento all’ombra di uno dei luoghi più suggestivi della Capitale, dove la celebre griglia degli hamburger a stelle e strisce è stata accesa già nel tardo pomeriggio, e i cori con l’Inno di Mameli e canzoni folk si sono alternati per tutta la serata.
Ma sono anche le parole dell’ambasciatore Usa, Tilman Fertitta, ad andare nella stessa direzione: «Il rapporto tra Italia e Stati Uniti oggi è al livello più alto che abbia mai visto. Io sono qui ogni giorno, parlo con tutti, dal primo ministro in giù, e lavoriamo insieme su difesa, politica e commercio e molte altre tematiche». Sulle recenti frizioni tra Trump e Meloni, Fertitta ha minimizzato: «So che c’è un rapporto di lunga data fra Trump e la premier. Tra leader capitano dei disaccordi ogni tanto. Ma per quanto mi riguarda, con il governo italiano è tutto normale, ogni singolo giorno. Non vedo alcuna conseguenza nel modo in cui collaboriamo su tutti i dossier».
Un po’ meno ottimista appare, però, il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che ricevendo il direttivo della Commissione Fulbright-Commissione per gli Scambi culturali fra l’Italia e gli Stati Uniti, aveva affermato poco prima: «L’influenza che produce, che determina anche una preminenza nella vita internazionale, nasce non dallo scontro, dalle imposizioni, ma dal coinvolgimento, dal coinvolgimento anzitutto culturale e scientifico. Quello di immaginare, ideare, progettare, proporre e fare realizzare il programma è stata un’opera straordinaria, anche di capacità, di visione, di politica estera, comprendendo che la pace si consolida attraverso la conoscenza vicendevole che genera reciproco rispetto, reciproca ammirazione e quindi salda i rapporti e agevola la cooperazione internazionale. Ed è la strada per la pace».
Ma a a porgere il consueto saluto al rappresentante americano in Italia, intanto, si è presentata una lunga coda di invitati, soprattutto membri del governo. Dal presidente del Senato Ignazio La Russa, ai vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini, i ministri Guido Crosetto, Giuseppe Valditara, Giancarlo Giorgetti, Francesco Lollobrigida, i sottosegretari Giorgio Mulè e Alfredo Mantovano, soltanto per citarne alcuni. Senza dimenticare Arianna Meloni, sorella del premier.
Mentre meno nutrito è stato il fronte delle opposizioni, in rappresentanza del campo largo Matteo Renzi, che non si risparmia una battuta vedendo i bersaglieri correre in direzione di Francesco Boccia: «Come sempre loro hanno capito qual è la direzione per il futuro». Peccato, però, che su tanto ottimismo pesi l’assenza sia di Elly Schlein, sia di Giuseppe Conte di cui però a fare le veci non manca l’ex portavoce Rocco Casalino, arrivato a sorpresa accompagnato dalla mamma. Oltre a volti di spicco dell’economia come il Presidente dell’Eni, Paolo Scaroni, e dello sport, come il neoeletto numero uno della Figc, Giovanni Malagò. Un clima di festa, molto distante dai freddi numeri snocciolati da Trump per ribadire il divario con l’Europa: «Gli Stati Uniti pagano 999 miliardi di dollari, il Regno Unito 90,5 miliardi, la Francia 66,5 e l’Italia 48,8 miliardi. Senza contare che altri tra cui la Germania, spendono molto meno».
Il tutto mentre il capodelegazione di Fratelli d’Italia durante la visita dell’European and conservatives and reformists group, Carlo Fidanza, ribadisce come l’apprezzamento dell’amministrazione americana per Giorgia Meloni sia immutato. Un’Europa che resta così saldamente ancorata alla bandiera a stelle e strisce «se pronta a seguire la strada dei conservatori». La stessa strada di armonia tra Italia e Usa che a Villa Taverna è stata tracciata chiaramente e accolta con entusiasmo per tutta la sera, tra musiche e parate all’insegna di una sintonia ritrovata, o forse mai realmente perduta.
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