Nel Regno Unito se ne sono accorti. C’è emergenza cristofobia nel mondo
  • Il ministro degli Esteri, Jeremy Hunt, ha commissionato al vescovo Philip Mounstephen un rapporto per esaminare natura e portata della persecuzione cristiana, in costante aumento, valutare la risposta del governo e le cose da fare.
  • Sulla «Civiltà cattolica» padre Giovanni Cucci si discosta dal pensiero unico dominante: «È una droga, chi ne è dipendente non vive la realtà».

Lo speciale contiene due articoli.

Il governo inglese deve stabilire punizioni e sanzioni per chi perseguita i cristiani e anche scegliere un nome, che definisca azioni come la discriminazione e la persecuzione di chi professa questa fede. A richiederlo espressamente è un rapporto redatto dal vescovo di Truro, Philip Mounstephen, e richiesto dal ministro degli Esteri. A conferirgli l’incarico mesi fa è stato il ministro Jeremy Hunt, che puntava ad esaminare la natura e le dimensioni dell’odio nei confronti dei cristiani in patria e all’estero e voleva capire come il Regno Unito risponde al momento e come dovrebbe farlo in futuro.

La relazione del vescovo Mounstephen mette in evidenza che il primo passo sarebbe quello di riconoscere finalmente che anche contro i cristiani vengono promosse aggressioni e gesti discriminatori e dare un nome a questi comportamenti disdicevoli. Tutti sanno che cos’è l’antisemitismo, la maggioranza delle persone comprende cosa si intende quando si parla di islamofobia. L’odio per certe religioni e chi le professa ha una definizione che lo rappresenta, cosa che non accade invece nel caso in cui nel mirino finiscano i cristiani. Eppure, secondo la relazione del vescovo, proprio loro sarebbero tra i più perseguitati a livello internazionale. Se è vero che un terzo della popolazione mondiale soffre per qualche forma di persecuzione su base religiosa, infatti, l’80 per cento di essi sarebbe composta da cristiani. Anzi, secondo l’associazione di volontariato Doors, che tiene sotto controllo i casi di persecuzione cristiana nel mondo, nel 2018 ogni mese 350 fedeli di questa religione sono stati uccisi per ragioni connesse con le loro credenze. Non basta: i cristiani perseguitati nel mondo sarebbero 245 milioni e sui 150 Paesi monitorati, 73 hanno mostrato un livello di persecuzione alta.

Secondo il vescovo a cercare di comprendere il fenomeno e ad intervenire dovrebbero essere anzitutto diplomatici e funzionari del ministero degli Esteri, ai quali il governo è stato invitato ad offrire dei corsi di formazione in letteratura religiosa, in modo da renderli in grado di comprendere la gravità dei gesti e capire quale sia la reazione più adeguata.

Dunque si deve cominciare con la presa di coscienza a livello teorico che il problema esiste. Poi occorre formare persone che lo sappiano riconoscere e valutare. Infine, come avviene nel caso di tutti i crimini, vanno stabilite pene e multe per chi si macchia di questi reati. Secondo il ministro degli Esteri, infatti, la tendenza tutta britannica al politically correct, cioè all’apertura nei confronti del diverso, avrebbe portato a errori grossolani e la mancata presa di posizione di fronte a gesti aggressivi avvenuti in altri Paese del mondo. Nazioni dove non esiste la tolleranza che si respira nel Regno Unito e dove professare una fede diversa può costare molto, anche la vita. Ingiustizia, intimidazione e violenza sarebbero più comuni di quanto non appaia nei confronti dei cristiani soprattutto in Paesi del Medioriente e dell’Africa. E a promuoverla non sono solo gruppi estremisti, ma anche componenti neutrali della società, che semplicemente non accettano la fede e le sue manifestazioni.

Al punto che secondo il vescovo Mounstephen la persecuzione di chi professa una fede religiosa rappresenta il primo grande problema della nostra società, insieme al cambiamento climatico. Per questa tendenza il prelato ha fornito la definizione di negazione di Forb, (Freedom of religion or belief), cioè libertà di credo religioso. Sul secondo qualcosa si sta ottenendo, mentre il primo problema a suo parere rimane ancora misconosciuto. Soprattutto per i cristiani, alla cui persecuzione nessuno ha mai nemmeno pensato di dare un nome, neanche il Vaticano peraltro, che del fenomeno dovrebbe avere contezza. Non che definire basti ad evitare, anzi. Spesso la teorizzazione di un fenomeno ha portato a creare limitazioni e norme che hanno inasprito le tensioni e i problemi invece di stemperarli.

Dopo aver letto il rapporto, comunque, Jeremy Hunt, che corre contro Boris Johnson per diventare primo ministro, ha segnalato che ha intenzione di rendere operative subito tutte queste misure, nel caso in cui sia scelto dai conservatori. Forse solo una promessa elettorale, che però potrebbe avere ripercussioni importanti. Sia sotto il profilo pratico che soprattutto teorico.


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