- L’esecutivo taglia corto con Fazzolari: «Non è all’ordine del giorno». Guerini (Pd) attacca Conte: «Stravolge la realtà». E il silenzio della Schlein fa infuriare Calenda.
- Dopo il leader francese, anche il premier britannico volerà domani a Washington.
Lo speciale contiene due articoli.
È come quando il bue dà del cornuto all’asino. In questo caso il bue è la sinistra che accusa la destra di essere divisa sul tema della guerra in Ucraina. La maggioranza però dà un segno di solidità e compattezza. Sintomo del fatto che seppur i toni restino diversi, sui contenuti la linea è la stessa. Questa volta il tema è l’invio di truppe in Ucraina. Ci ha pensato il sottosegretario Giovambattista Fazzolari a rimettere ordine dicendo, a margine della conferenza stampa sui risultati della medaglia del Poligrafico «Due anni di resistenza ucraina»: «Il governo non ha cambiato rotta e mi sembra che le parole di tutti gli esponenti del governo siano sempre state chiarissime». Quella di inviare truppe europee per un cordone militare in Ucraina «è un’ipotesi che la Francia sostiene da tempo. L’Italia non la reputa la soluzione più efficace». Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio ha spiegato che non c’è mai stata una forza di interposizione internazionale tra due eserciti di questa portata. «Da entrambi i lati ci sono più di un milione di soldati armati e non vedo bene quale sia la forza di interposizione tra questi due eserciti». E infine chiarisce: «Altro discorso è quello di una missione internazionale con cappello Onu in un contesto di pace. Missioni di pace di questo genere l’Italia le ha fatte più volte, semmai se ne parlerà, e se ne parlerà anche con l’Italia. Ma non è, a oggi, all’ordine del giorno».
Parole le sue, cui hanno fatto seguito quelle di entrambi i vicepremier. Antonio Tajani: «Non si è mai parlato di truppe e non credo sia utile inviare truppe europee o della Nato in Ucraina», ribadisce. Così anche Matteo Salvini, che più tardi dichiara: «Il governo non sta discutendo di soldati italiani in Ucraina, nessuno ci ha chiesto neanche un soldato. Quando ce lo chiederanno ne parleremo. Noi abbiamo già migliaia di soldati italiani in giro per il mondo, prima di mandarne altri sarei molto cauto». Alle parole in chiaro, si aggiungono fonti del governo che ribadiscono: «Sono notizie totalmente campate per aria le ricostruzioni sulle valutazioni di un invio di truppe. Non esiste questo dibattito all’interno della maggioranza».
Seppellite quindi le accuse di divisioni, mentre restano in vita forti e chiare le spaccature interne al centrosinistra e anche interne ai dem.
È partendo dal Nazareno infatti che si notano le più ampie divisioni in tema di guerra. Basti pensare alle posizioni pacifiste dei cattodem rappresentate dall’ex direttore di Avvenire, Marco Tarquinio, e a quelle di sostegno a oltranza dell’area riformista. E sulle divisioni tra 5 stelle e Pd ci si potrebbe scrivere un intero libro. Proprio ieri l’ex ministro della Difesa dem Lorenzo Guerini ha rilasciato un’intervista a Repubblica in cui attaccava apertamente le parole di Giuseppe Conte su Donald Trump che a suo a dire avrebbe «smascherato la propaganda bellicista occidentale». «Così si capovolge la verità, tra un po’ qualcuno dirà che è stata l’Ucraina a invadere la Russia», ha risposto Guerini. «Vladimir Putin ha aggredito un popolo che voleva solamente essere padrone del proprio futuro, che guarda alla relazione con l’Europa come orizzonte ideale. Tutto ciò era intollerabile per Putin. Io a questo stravolgimento della realtà mi oppongo con determinazione e con me tutto il Pd». Si fa però fatica a credere che tutto il Pd si opponga con determinazione. Perlomeno questa determinazione non è stata dimostrata dal segretario Elly Schlein, che non ha partecipato insieme ai colleghi del suo partito alle manifestazioni pro Ucraina dello scorso fine settimana. Qualche malalingua ha suggerito che non lo abbia fatto perché «Conte non gli aveva dato il permesso». Comunque stiano le cose, è proprio il segretario dem ad aver mostrato in questi mesi di non avere le idee chiare sul tema. D’altronde Schlein deve tentare di tenere unito un partito che non più tardi di pochi mesi fa è riuscito a votare in tre modi diversi al Parlamento europeo su una risoluzione di sostegno all’Ucraina.
Ma mentre le divisioni interne al Pd vengono nascoste sotto al tappeto, non si può dire lo stesso di quelle con i pentastellati, con cui nei giorni scorsi sono volati insulti pesanti. L’eurodeputato del M5s Gaetano Pedullà, durante una trasmissione, ha accusato il vicepresidente dem del Parlamento europeo, Pina Picierno, di essere un’«infiltrata dei fascisti nella sinistra», a causa delle sue posizioni pro Ucraina. Picierno, che non era presente in trasmissione, aveva detto che se la Lega «esprime posizioni esplicitamente filo putiniane», al contempo «le parole espresse dal capogruppo M5s, Riccardo Ricciardi, sono inopportune e sbagliate». Ricciardi, in Aula, aveva infatti dichiarato che Sergio Mattarella giustificava «il continuo invio di armi per continuare una guerra che ora tutti si rendono conto dovrà arrivare a una trattativa».
Non va meglio con gli altri partiti di opposizione. Ieri Nicola Fratoianni, di Alleanza Verdi Sinistra, sulle truppe in Ucraina ha detto: «Intanto servirebbe un cessate il fuoco e un’iniziativa diplomatica che fermi le armi e che fermi il massacro». E Mentre Avs ribadisce con forza le sue posizioni pacifiste, Azione conferma il sostegno senza se e senza ma al popolo ucraino. Ieri Carlo Calenda era l’unico esponente di opposizione presente all’incontro sui risultati della medaglia della resistenza ucraina nella sala polifunzionale di Palazzo Chigi. A questo si aggiunge un’intervista rilasciata al Foglio in cui ha dichiarato: «Schlein parla d’altro. Azione non starà mai con questo campo largo che ignora l’Ucraina».
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