La nuova Costituzione piega la Siria al jihadista che piace a Bruxelles
Mohammed Al-Jolani (Getty Images)
  • Mohammed Al-Jolani ha fatto approvare una Carta che concentra nelle sue mani potere esecutivo, legislativo e giudiziario. Niente elezioni per cinque anni. Minoranze religiose sempre più preoccupate. I drusi: «Non la riconosciamo».
  • Il Qatar usa la diplomazia del gas per mettere un piede a Damasco.
  • «L’Occidente ricordi che in quel Paese la guerra non è finita». L’analista Anna Cervi: «L’intesa tra curdi e governo è un passo nella giusta direzione. Ma la situazione è molto incerta e preoccupante».

Lo speciale comprende tre articoli.

Pochi giorni prima che le sue forze jihadiste destituissero il governo di Bashar al-Assad nel dicembre scorso, Ahmad al-Sharaa alias Mohammed Al-Jolani aveva dichiarato: «La Siria ha diritto a un sistema politico in cui nessun leader assoluto prenda decisioni arbitrarie». Un concetto condivisibile, se non fosse che, una volta autoproclamatosi presidente ad interim del Paese, al-Sharaa ha presentato una Costituzione che concentra il potere esecutivo, legislativo e giudiziario nelle sue mani, escludendo elezioni per i prossimi cinque anni. Lo scorso 13 marzo il comitato costituzionale composto da sette membri, nominato da al-Sharaa, ha presentato un documento di 53 articoli denominato «Dichiarazione costituzionale siriana», successivamente approvato da al-Sharaa stesso. Il comitato ha chiarito di aver deciso di attribuire il potere esecutivo al presidente durante la fase di transizione, con l’obiettivo «di garantire interventi tempestivi e gestire eventuali sviluppi in quel periodo».

Scorrendo il documento si scopre che l’articolo 2 della Costituzione a stabilisce «un sistema politico basato sul principio di separazione dei poteri», ma le disposizioni successive consentono al presidente di selezionare i legislatori e i giudici di grado superiore. Poi se leggiamo l’articolo 24 si nota che «il presidente nomina direttamente un terzo del Parlamento e forma un comitato per selezionare i restanti due terzi, previa sua approvazione». Se la costituzione del 2012, con il regime di Assad, permetteva al presidente di sciogliere «l’Assemblea del popolo» a sua discrezione, quella del 2025 non gli attribuisce più questa facoltà. Tuttavia, dato che è il presidente a selezionare i membri del Parlamento, la sua influenza rimane addirittura più estesa.

Un elemento chiave in comune tra i due documenti riguarda i poteri di emergenza. L’articolo 103 della Costituzione del 2012 concedeva al presidente la facoltà di proclamare o annullare lo stato di emergenza, previa consultazione con i suoi ministri. Analogamente, l’articolo 41 della Costituzione del 2025 permette al presidente di dichiarare lo stato di emergenza, previa approvazione del National Security Council, un organismo che al-Sharaa nomina e dirige. Piuttosto che promuovere l’unità in un Paese frammentato e rafforzare la legittimità del governo, la nuova costituzione esonera al-Sharaa da ogni responsabilità. Come afferma la giornalista siriana Alia Mansour: «Il presidente detiene tutti i poteri proprio in un momento in cui sarebbe essenziale un processo decisionale più inclusivo. Non esiste una reale separazione dei poteri, poiché ogni autorità è sotto il controllo diretto o viene nominata dallo stesso Sharaa» e lo ammettono anche coloro che hanno redatto la costituzione: «In effetti non esiste praticamente alcuna supervisione delle azioni del presidente». Durissimo il comandante druso Bahaa al-Jamal: «Noi non riconosciamo Ahmad al-Sharaa, un terrorista, come un presidente non eletto imposto alla Siria, e respingiamo questa costituzione». La nuova Costituzione è stata firmata mentre i jihadisti di Hayat Tahir al-Sham (Hts), il gruppo di al-Sharaa fondato nel 2017 dalle ceneri del gruppo salafita violento Fronte al-Nusra, ammazzavano migliaia di alawiti (la minoranza etnico religiosa alla quale appartengono anche gli Assad).

Le immagini e i video che continuano ad arrivare ad esempio dalla città costiera di Latakia, mostrano come gli uomini del regime jihadista di Damasco vanno a prendere le loro vittime casa per casa (anziani, donne e bambini compresi), li fanno strisciare per le strade mentre vengono bastonati e derisi. Poi una volta arrivati a destinazione vengono divisi e portati in luoghi dove vengono passati per le armi esattamente come fa lo Stato islamico ogni giorno in Africa. Talvolta le vittime vengono ammazzate dentro o fuori dalle loro case e i loro corpi attaccati a delle auto che fanno scempio dei loro cadaveri.

E l’Occidente, l’Onu e la Comunità europea cosa ne pensano? Dal giorno che al-Sharaa ha messo piede a Damasco dopo aver eliminato un po’ di uomini fedeli agli Assad, l’assassino e tagliagole con un passato in al-Qaeda Ahmad al-Sharaa ovvero Mohammed Al-Jolani è diventato improvvisamente «buono» al punto che non si contano più le visite di ministri e personalità politiche di ogni tipo. Clamoroso l’incontro con tanto di sorrisi avvenuto lo scorso 4 marzo in Egitto tra al-Sharaa e il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres che ha stretto vigorosamente le mani sporche di sangue del leader siriano senza alcun problema. Hanno parlato dei massacri degli alawiti e di come vivono nel terrore i cristiani in Siria? Probabilmente è mancato il tempo perché l’incontro era stato fissato «per discutere della transizione politica in Siria e delle sfide in corso». In una nota dell’ufficio del portavoce si legge: «Si sono scambiati opinioni sull’opportunità storica di tracciare una nuova rotta per la Siria e sulle sfide che il Paese deve affrontare». Tutte le visite degli occidentali compresa quella del ministro degli Esteri tedesco Annalena Baerbock alla quale al-Sharaa il 4 gennaio scorso non ha stretto la mano limitandosi a mettere la mano al cuore come previsto dalla dottrina dagli islamisti salafiti, sono servite a diffondere la narrazione del «jihadista moderato che cerca il dialogo e l’inclusione». Una parola questa che sta bene sempre ormai. Ora è evidente che a «un moderato» così vanno tolte le sanzioni (alcune già tolte), ma non solo perché lo scorso 21 marzo l’Unione europea ha ospitato la nona edizione della Conferenza di Bruxelles «Stare con la Siria: soddisfare le esigenze per una transizione di successo». L’Unione europea, insieme agli Stati membri, ai partner regionali e internazionali e alle autorità di transizione siriane, ha confermato il proprio impegno «a sostenere una transizione pacifica, inclusiva e sotto la guida della Siria».

La bellissima inclusività e la transizione in atto in Siria hanno convinto il presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ad annunciare lo stanziamento di circa 2,5 miliardi di euro per il biennio 2025-2026. Questi fondi saranno destinati «a sostenere il processo di transizione della Siria e la ripresa socioeconomica del Paese, rispondendo anche alle urgenti necessità umanitarie sia all’interno della Siria che nelle comunità ospitanti in Giordania, Libano, Iraq e Turchia». Inoltre, per il 2025, l’Ue ha incrementato il suo impegno assunto durante l’ottava Conferenza di Bruxelles, passando da 560 milioni di euro a 720,5 milioni di euro, per sostenere la popolazione siriana, i rifugiati e le comunità ospitanti vulnerabili in Libano, Giordania e Iraq. Inoltre, l’Ue ha stanziato 600 milioni di euro per il 2026 per questi stessi Paesi e ha promesso ulteriori 1,1 miliardi di euro per il biennio 2025-2026 a sostegno dei rifugiati siriani e delle comunità ospitanti vulnerabili in Turchia.

Non c’è che dire questo è davvero il capolavoro di Ahmad al-Sharaa / Mohammed Al-Jolani, jihadista in al-Qaeda, nel Fronte al-Nusra, un passaggio veloce nell’Isis , e infine in Hayat Tahir al-Sham, che dopo aver ammazzato con sue mani centinaia di persone e ordinato stragi anche con i bambini kamikaze, oggi discute con i potenti del mondo di centinaia di milioni di euro e di come ricostruire la Siria che lui stesso ha contribuito a distruggere.



Da non perdere

Iran e Usa, nuovi colloqui a Doha su Hormuz
Mondo

Iran e Usa, nuovi colloqui a Doha su Hormuz

A detta di Trump si svolgeranno oggi in Qatar «i colloqui voluti dal regime». Secondo Axios si tratterebbe di vertici separati tra i tecnici nemici e i mediatori del Paese del Golfo e del Pakistan. Gli ayatollah frenano: «Nessun meeting con la Casa Bianca».