Aumenta la pressione su Anthony Fauci. Ieri, con una maggioranza di otto contro cinque, la Commissione per la Sicurezza interna del Senato degli Stati Uniti ha votato per accusare l’immunologo di oltraggio al Congresso.
La mossa, attuata su input del Partito repubblicano, è arrivata dopo che, la settimana scorsa, Fauci, durante un’audizione alla camera alta, si era rifiutato di rispondere alle domande che gli venivano poste, invocando ripetutamente il Quinto emendamento.
Un comportamento, quest’ultimo, che, secondo il presidente della Commissione, il senatore Rand Paul, sarebbe stato del tutto illegittimo: il Quinto emendamento sancisce infatti il diritto a non autoincriminarsi e non può applicarsi a Fauci che, a gennaio dell’anno scorso, aveva ricevuto una grazia preventiva dall’allora presidente americano, Joe Biden, per gli atti da lui compiuti tra il 2014 e l’inizio del 2025.
«Fauci non correva alcun rischio di essere perseguito a livello federale. Tutto ciò che doveva fare era dire la verità», ha dichiarato Paul.
I rischi legali per Fauci e lo scontro politico
Il senatore repubblicano ha inoltre fatto sapere che bypasserà il voto in plenaria del Senato, inviando direttamente la risoluzione di accusa al Dipartimento di Giustizia, che dovrà a sua volta decidere se avviare un procedimento penale contro l’ex direttore del National Institute of Allergy and Infectious Diseases (Niaid).
Secondo il New York Post, Fauci, in caso di condanna, potrebbe rischiare fino a un anno di carcere e una multa di 1.000 dollari.
«La risoluzione odierna è la continuazione della vendetta personale del senatore Paul contro il dottor Fauci, che ha dedicato 50 anni alla sanità pubblica e ha salvato innumerevoli vite», ha tuonato l’avvocato di Fauci, David Schertler, che ha anche bollato il voto di ieri come una «rozza manovra politica». Critiche ai repubblicani sono inoltre arrivate dal senatore democratico, Gary Peters.2
Il backup dell’iPhone e le indagini degli Stati
Ma non è tutto. Sempre ieri, poco prima del voto, era stato reso noto che la sottocommissione per le Indagini del Senato aveva ottenuto dal Dipartimento della Salute una copia di backup dell’iPhone usato, ai tempi della pandemia di Covid-19, dall’allora direttore Niaid.
A confermarlo era stato il presidente della stessa sottocommissione, il repubblicano Ron Johnson. «Speriamo che questo dispositivo risponda a molte delle domande a cui Fauci ha rifiutato di rispondere all’udienza della settimana scorsa», aveva sottolineato il senatore su X.
E attenzione: la pressione su Fauci non si ferma qui. Negli ultimi giorni, i procuratori generali di Florida, West Virginia e Louisiana hanno emesso degli ordini di comparizione nei suoi confronti, sospettando che possa aver «tratto profitto» dalla gestione della pandemia.
In particolare, l’accusa parte dai diari dell’immunologo, che sono stati recentemente pubblicati da Paul. Del resto, un aspetto tecnicamente rilevante risiede nel fatto che il perdono preventivo di Biden per il periodo 2014-2025 mette al riparo Fauci da eventuali incriminazioni federali, non da quelle di natura statale.
L’offensiva di Rand Paul e il capitolo Wuhan
Sono anni che Paul sta portando avanti una battaglia per far luce sulle condotte di Fauci. Il senatore repubblicano è interessato innanzitutto a mettere sotto la lente d’ingrandimento la sua gestione della pandemia.
In secondo luogo, un altro dei suoi obiettivi è quello di fare chiarezza sui finanziamenti che il Niaid assegnò a EcoHealth Alliance: un’organizzazione no-profit statunitense che finanziò a sua volta il Wuhan Institute of Virology per effettuare controversi studi sui coronavirus dei pipistrelli.
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