Un attacco di droni dei ribelli yemeniti filoiraniani Huthi contro l’Arabia Saudita ha danneggiato ieri un caccia supersonico Eurofighter F-2000 Typhoon dell’Aeronautica italiana, colpito al suolo nella base saudita Re Fahd di Al Taif, dove c’è un nostro contingente sulla scia dell’operazione internazionale Inherent resolve contro i terroristi dell’Isis.
È il terzo Eurofigther italiano danneggiato in Medio Oriente in sei mesi, dato che già lo scorso 6 marzo un raid di droni, in quel caso iraniani, sulla base di Al Salem, in Kuwait, aveva colpito due nostri Eurfighter, oltre a distruggere totalmente un drone MQ-9 Reaper. Stando al ministro della Difesa Guido Crosetto, informato dal capo di Stato Maggiore della Difesa, il generale Luciano Portolano, «l’incursione non ha causato vittime fra i militari italiani poiché i nostri aerei erano parcheggiati in un’area decentrata della base».
Un Eurofigther costa 63 milioni di euro. Tra i caccia più avanzati, s’è distinto negli ultimi giorni nella difesa dei confini Est della Nato, dato che alcuni di essi sono schierati in Lituania. Frutto di un progetto internazionale di Italia, Germania, Gran Bretagna e Spagna, l’Eurofighter è in servizio nell’Aeronautica italiana dal 2004. Ne abbiamo 93 esemplari, ma se ne attendono 24 nuovi. Lungo 15 metri e con apertura alare di 11 metri, ha una velocità massima di 2495 km/h ed è armato con un cannone da 27 mm e vari tipi di missili.
Sulla precedente missione Inherent resolve s’è innestato in marzo un rafforzamento del contingente italiano, che conta 330 militari dell’Aeronautica nell’ambito della Task force Air-Arabia, il cui comandante è, dal 1° settembre, il colonnello Simone Agostino Rocca.
Ad Al Taif la nostra Aeronautica ha dislocato quattro caccia Eurofighter, un ricognitore da allerta radar IAI E-550A Caew, aereo vendutoci da Israele e dotato di sofisticati radar da scoperta, e un aereo da trasporto Lockheed KC-130J. Scopo, non solo aiutare l’Arabia Saudita a vigilare sul suo spazio aereo, ma anche difendere i nostri interessi nazionali.
I ribelli yemeniti Huthi, noti col nome del clan dominante ma il cui movimento si chiama Ansarallah, «partito di Dio», minacciano il traffico navale nello stretto di Bab El Mandeb, accesso all’Oceano Indiano della rotta proveniente dal Mediterraneo e dal canale di Suez. Dal 2024 è attiva la missione navale europea Aspides, a cui partecipa anche la Marina italiana.
Il ministro Crosetto ha ieri scritto alla rappresentante Esteri dell’Unione europea, Kaja Kallas, per chiedere un maggior impegno europeo. Crosetto ha chiesto alla Kallas «un deciso e urgentissimo intervento dell’Unione europea oggi stesso per ottenere dagli Stati membri nuovi mezzi e nuovi contributi alla missione europea nel Mar Rosso». La Kallas ha annunciato che «l’operazione Aspides ha innalzato il livello di allerta delle proprie navi mentre prosegue le operazioni di scorta».
Nel frattempo la Marina Italiana s’è mossa lesta. La fregata Bergamini, sofisticata nave da 6.900 tonnellate, lunga 144 metri e armata con un cannone da 127 mm, un cannone da 76 mm e 16 missili antiaerei Aster, ha scortato ieri nello stretto di Bab El Mandeb il mercantile italiano Jolly Oro, della compagnia di navigazione Ignazio Messina & C.
La nave cargo veniva dall’Oceano Indiano e faceva rotta verso Suez e il Mediterraneo. Così un dispaccio della nostra Marina: «L’attività rientra nei compiti affidati alle forze navali dell’operazione Aspides. E’ un segnale concreto, arrivato con ottimo tempismo, dell’importanza di tenere alta l’attenzione sulla sicurezza della navigazione commerciale nell’area».
E inoltre: «Garantire la sicurezza del passaggio attraverso gli stretti significa proteggere la continuità delle rotte e dei traffici dai quali dipendono l’economia e la sicurezza del nostro Paese». Che una nave militare italiana protegga un mercantile pure italiano è la più perfetta incarnazione del tutelare gli interessi nazionali, considerato che per l’Italia, paese di trasformazione industriale di materie prime importate in beni spesso esportati, è vitale difendere il commercio globale, che al 90% avviene via mare.
Intanto, la guerra degli Huthi contro l’Arabia Saudita e contro il governo yemenita di Aden, sostenuto da Riad, prosegue, sebbene il presidente degli Stati Uniti Donald Trump abbia rivelato colloqui con i ribelli: «Stiamo parlando con gli Huthi, vogliono vedere se possiamo fare un accordo».
Secondo la tivù Al Arabiya, ieri le forze regolari yemenite hanno respinto le milizie Huthi che cercavano di conquistare Kahbub, sulla costa dello stretto. A Taiz i governativi yemeniti avrebbero inoltre ucciso 30 miliziani Huthi.
Nel frattempo, il Pakistan, che ha firmato un’alleanza con Arabia Saudita e Turchia, ha annunciato per bocca del portavoce delle forze armate Ahmed Sharif Chaudhry che «sosterremo Riad fino in fondo».
Poco dopo Islamabad ha annunciato che ministro dell’Interno pakistano, Mohsin Naqvi, andrà in Iran per discutere delle azioni degli Huthi e chiederne conto agli iraniani che li armano e li finanziano.
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >