Il settore della moda, quello dei tessuti e dei filati sono profondamente interconnessi. È da questi ultimi che nascono le tendenze del futuro ed è proprio per questo motivo che Pitti dedica un evento proprio alle eccellenze della filatura su scala internazionale. Il prossimo febbraio – in concomitanza con Pitti Uomo e Pitti Bimbo – Firenze ospiterà l’87esima edizione del suo «laboratorio di ricerca e osservatorio per le nuove tendenze del lifestyle globale».
La filatura italiana, così come il tessile nel suo complesso, sta vivendo un periodo difficile. Dopo due anni timidamente favorevoli, il 2019 è risultato in una flessione del meno 5,8%, con un fatturato complessivo che si aggira attorno ai 2.760 milioni di euro. L’andamento negativo ha interessato sia la filatura laniera (comparto preponderante con una quota di oltre l’80% sul fatturato settoriale totale) sia la filatura cotoniera, mentre la filatura liniera vede confermare il trend positivo del 2018.
Quando si parla di trend, in questo settore si avverte sempre più fortemente un ritorno alla manualità, con particolare attenzione alla sostenibilità. Secondo Maurizio Cecioni, titolare dell’azienda Cieffe Filati: «L’ecosostenibilità è una priorità per tutti. La protezione dell’ambiente è fondamentale e passa per l’utilizzo di prodotti certificati o riciclati». Spazio quindi alle apache, i mohair, il pelo di cammello e le angore lavorate da sole o in mischia. Non manca l’attenzione alla tecnologia, dove la lana cardata incontra il poliestere elasticizzato, il mohair si mescola con il nylon, e l’angora si unisce con il poliuretano impermeabilizzante. Infine i filati costruiti con fibre sintetiche di poliammide e poliestere che spaziano dai grossi e fantasiosi a più fini e particolari.
Tra gli effetti invece trionfano microbouclé, spugnette e ciniglie, cordonetti e fettucce, che contribuiscono a creare superfici mosse e affascinanti.
La Manifattura Filati Targa Roberta è una delle eccellenze di questo settore. Questa azienda è specializzata nella lavorazione di lane e filati pregiati come alpaca, mohair, seta e cashmere. Abbiamo parlato con Roberta Targa della situazione in cui versa questa eccellenza made in Italy durante l’emergenza sanitaria.
Qual è la situazione attuale nella sua azienda?
«In questo momento stiamo lavorando molto. Fortunatamente, nonostante i mesi di lockdown e la seconda ondata che stiamo affrontando in questo periodo, molte aziende sembrano aver superato il momento più difficile e stanno riprendendo a lavorare a pieno regime. Detto questo, ci sono anche molte altre realtà che proprio a causa del Covid si sono fermate, soprattutto gli artigiani».
Quale materiale vende di più in questo momento?
«Senza dubbio quello dell’aguglieria, ovvero tutti i filati per la maglia ai ferri, l’uncinetto e più in generale per tutte le attività tessili manuali. La nostra azienda lavora esclusivamente con lane e filati pregiati che uniamo per creare prodotti sempre nuovi. Rosalba, il mio braccio destro e mente creativa per la creazione di nuovi prodotti, è sempre al lavoro. Abbiamo il filo di alpaca e mohair, oppure il filo di mohair e seta. In tutto questo non può certo mancare il cashmere, il filato di alta qualità per antonomasia».
Da cosa dipende il successo dell’aguglieria secondo lei?
«In luoghi dove fa molto freddo e diventa buio presto, i ragazzi giovani hanno riscoperto questo passatempo. Sono sempre più numerosi quelli che si dedicano a fare la maglia. Ma anche la moda ha avuto un ruolo importante. In una delle loro interviste Dolce e Gabbana hanno parlato di uncinetto, gomitoli e dell’arte di fare a maglia. L’idea di avere qualcosa di esclusivo, che sia pregiato e allo stesso tempo unico, sta davvero spopolando».
La vostra azienda opera anche all’estero. Quali sono i paesi più importanti per l’export?
«Sicuramente Inghilterra e Cina. Abbiamo avuto dei ritardi con l’export ma sono più imputabili alla nostra situazione attuale piuttosto che alle aziende con cui lavoriamo».
Quale messaggio vorrebbe lanciare ai suoi colleghi in questo momento?
«Voglio dire che si può vincere, ma per farlo bisogna avere tenacia, umiltà, passione e la voglia di fare bene. Il made in Italy resta qualcosa di unico cui fare tesoro, ma allo stesso tempo bisogna tenere gli occhi aperti sul mondo. Non bisogna fossilizzarsi su un prodotto ma si deve essere sempre disposti a migliorare e scoprire cose nuove. Per ultima cosa, voglio mandare un messaggio ai giovani. Venite a scoprire questo mondo, imparate questo mestiere così bello».
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