- L’erede della storica azienda Tonino Lamborghini parla del mega residence con i soci cinesi e del suo grande sogno: «Vorrei tornare in quota nella fabbrica di auto».
- Fantasie botaniche in organza per un party open air. La nuova linea della stilista Luisa Beccaria, dedicata a un immaginario giardino poetico, presentata nello store Matches di Londra.
- «Mettiamo in discussione lo status quo non più sostenibile del fashion system e del design». Le tshirt di Wrad tra i capi alla moda presentati al Fuorisalone di Milano.
Lo speciale contiene tre articoli.
Un mondo a quattro ruote ma non solo, trasmesso fino alla terza generazione. «Ho seguito le orme paterne fin da bambino», racconta. «Sono nato e cresciuto in azienda, che era anche la casa. Il mio giardino era una catena di montaggio, il campo da tennis un prato dove si batteva la lamiera e si montavano i motori. Quindi ho continuato fino a quando la scelta principale la fece mio padre, decidendo di cedere alcuni settori meccanici. Io ho continuato con altre attività importanti nei campi del riscaldamento e del condizionamento, acquisendo due grosse aziende concorrenti e facendo gruppo. Mio padre si ritirò dal mondo del lavoro molto presto, perché voleva lasciare a me la conduzione in maniera autonoma. Diceva: “Se io ti cedo tutto e sono vecchio bacucco non possiamo più far niente, mentre se ti faccio guidare le aziende, se ci fosse bisogno di me, sarei ancora in buona salute”».
Lei non si fermò mai e seguì pure la sua strada, assolutamente personale.
«Avevo 31 anni e volevo cimentarmi in settori diversi. In un primo tempo mio padre non era d’accordo e mi diceva: “Devi badare alle nostre aziende: ne abbiamo già abbastanza, non farne altre”. Ma mi disse anche che lui aveva fatto la stessa cosa. Invece di seguire le orme di suo padre che aveva una tenuta agricola, decise ben altro. Con una regola ferrea: “Mai dimenticare che abbiamo aziende importanti che danno lavoro a migliaia di persone”. Iniziai la nuova attività quasi in chiave hobbistica, quella dello stile e del design, ma il Dna della ruota e del motore rimane dentro. Quando si vendette la fabbrica delle auto e ancora prima quella dei trattori, mi dedicai al settore delle piccole vetturette da città, sia a motore che elettriche».
Ha precorso i tempi.
“Sì, solo che a motore diesel si vendevano, delle altre si diceva “che bello, che bello”, ma nessuno le comprava. Certi sindaci ne acquistavano una perché davano un segnale e facevano bella figura dimostrando di essere ecologici. In totale ne avrò vendute 200. Fino a poco tempo fa erano prodotte in Italia, ora in India. Con mio figlio Ferruccio abbiamo fatto una joint venture con una grossa azienda indiana. Produciamo vetture elettriche da golf e per servizi ausiliari, quelle che si vedono nei resort».
Le auto nel cuore.
“Nel settore ci si rimane , le quattro ruote restano e anche le due perché in Corea mio figlio ha messo in piedi un’altra joint venture per la produzione di scooter, sempre elettrici. C’è un grande rispetto per l’ambiente, è doveroso soprattutto in quei Paesi dove la mobilità è altissima e l’inquinamento alle stelle. Produciamo sia in Corea che in Cina per il local market. Pensiamo anche d’importarle, per ora stiamo dove la richiesta è molto alta. In Italia parlano, ma poi non si conclude niente».
Tra i settori che lei segue c’è il design, di cui si occupa da 37 anni. E al Salone del mobile arriva con tante novità.
«Quando finii il liceo stavo per iscrivermi all’università. La mia passione era l’architettura, ma mio padre mi disse: “Hai capito di cosa ci occupiamo noi?”. Il giorno dopo mi iscrissi a economia. Ma da lì sono partito con gli orologi, gli occhiali e una piccola collezione di tessuti di arredo estesa con pezzi per l’interior. Prima di iniziare la produzione, mi dilettavo a farmi fare cose per il mio uso personale, ad esempio divani e poltrone che ho ancora. Oggi l’interior rappresenta un 30% del volume d’affari della mia azienda. A questo si sono aggiunti le ceramiche, i legni tecnici per le abitazioni, la rubinetteria e stiamo trattando con una grande azienda del vetro. A breve presenteremo una nuova collezione di orologi e a maggio il nuovo profumo».
E arriviamo al mega progetto Tonino Lamborghini residences Dubai, la prima community a marchio del Toro che sorgerà nell’area di Meydan Dubai.
«Prima di tutto è nata l’idea di vendere italianità in giro per il mondo. È da pochissimo tempo che si fanno hotel a marchio fashion. Sono stato uno dei primi a fare del design in ambito hotellerie. E offro un’ospitalità italiana, con aria di lamborghinità. Uno esce e dice: questo è Lamborghini. Voglio dare questa impronta anche a Dubai. Ci sono stilemi, motivi ricorrenti, compresa la musica che si sente all’interno che deve essere italiana, di un certo tipo. I quadri con il toro, interpretati da una pittrice, Nadia Brunetti, sono ovunque».
Scendiamo nei particolari del residence.
“È una Dubai Due, una città satellite, una community a un quarto d’ora dalla strada principale di Dubai, grande come tutta Bologna, 44 ettari e dentro c’è di tutto: uffici, appartamenti, ristoranti, scuole, luoghi di culto, palestre. Sono 10.000 appartamenti, abbiamo già molte richieste e parecchi contratti. La previsione è quella di finire tutto entro il 2024. Il primo building sarà pronto il prossimo anno. Si lavora giorno e notte».
Prima di Dubai lei si è occupato di altri insediamenti immobiliari.
“Sì, in Cina e ancor prima ad Aleppo, di cui ero molto orgoglioso. Era un resort: ville, ristoranti, appartamenti, piscine, campi da tennis. Ora non c’è più niente, tutto demolito e bombordato. Tutte operazioni in joint venture. A Dubai, i miei soci, sono sia cinesi che di Dubai, imparentati con l’emiro».
Altri sogni da realizzare?
“Un sogno c’è, irrealizzabile. Quello di tornare in quota nella fabbrica di automobili. Oggi è di proprietà Audi Volkswagen».
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