Cy4gate, trojan e intrecci familiari: adesso l’obiettivo diventa Leonardo

C’è un filo che collega la difesa elettronica italiana, le intercettazioni giudiziarie e un reticolo di relazioni che da anni gravita attorno al denaro pubblico. Si chiama dossier Elettronica - oggi Elt Group - e torna puntualmente ogni volta che cambia qualcosa ai vertici di Leonardo. L’ultimo avvicendamento, con Lorenzo Mariani alla guida del gruppo, ha riaperto tavoli, ambizioni e vecchie filiere di potere.
Al centro della vicenda c’è la famiglia Benigni: Enzo, azionista di riferimento di Elt Group, e la figlia Domitilla, oggi al vertice operativo dell’azienda. Una galassia privata che negli anni ha costruito un equilibrio peculiare: abbastanza vicina allo Stato da rivendicare il proprio carattere strategico, abbastanza autonoma da raccoglierne i benefici in forma privata. Nel 2025 Elt ha riportato un valore della produzione di 401,6 milioni di euro, rispetto ai 373,3 milioni dello scorso esercizio, mentre il fatturato ammonta a 304 milioni, inoltre l’acquisizione di nuovi ordini tocca complessivamente il record di 700,6 milioni.
Numeri che riaccendono l’ipotesi di riassetto dell’azionariato. Un elemento spesso trascurato è che Leonardo non è un soggetto esterno alla partita: possiede già il 31,33% del capitale di Elt Group. Accanto a Leonardo siedono la famiglia Benigni con il 35,34% e la francese Thales con il 33,33%. La questione, quindi, non riguarda un eventuale ingresso di Leonardo, ma un possibile rafforzamento della sua presenza o il coinvolgimento di Cassa pepositi e prestiti. Cosa c’entra Cdp? Il caso helmon rende il quadro più concreto. Il 5 marzo 2025 Cdp Venture Capital e Cy4Gate - la società cyber dell’orbita ELT Group quotata in Borsa - hanno annunciato il lancio di helmon, nuovo operatore di cybersicurezza dedicato alle pmi italiane, nato nell’ambito del Fondo Boost Innovation di Cdp. La partnership, avviata nel 2024, prevede risorse iniziali per 3 milioni di euro, estendibili fino a 9,5 milioni. Un’operazione presentata come investimento nell’innovazione ma che consolida ulteriormente i rapporti tra Cdp e il gruppo riconducibile alla famiglia Benigni proprio mentre resta aperto il tema del futuro assetto societario di Elt Group.
C’è però un nodo: Enrico Peruzzi. Marito di Domitilla Benigni e presidente esecutivo di Cy4Gate, Peruzzi ha già lavorato in Leonardo in aree legate alla strategia e alle operazioni straordinarie. Qualunque ipotesi di suo ritorno in ruoli capaci di incidere su acquisizioni o scelte industriali renderebbe inevitabile una riflessione sulla gestione dei potenziali conflitti di interesse. Può una figura così strettamente legata ai vertici di Elt Group influire su decisioni che potrebbero riguardare direttamente il gruppo stesso?
La questione diventa ancora più sensibile guardando alle attività di Cy4Gate. Attraverso Rcs Lab, il gruppo opera nel settore delle tecnologie per le intercettazioni giudiziarie: trojan, captazioni ambientali, raccolta e analisi dei dati utilizzati nelle indagini delle procure. Non si tratta di un semplice fornitore informatico ma di soggetti che agiscono all’interno di uno degli ambiti più delicati dello Stato, quello in cui il potere investigativo incontra le libertà individuali. Il caso Palamara ha già mostrato quanto siano cruciali i temi della gestione dei dati, della catena di custodia e dei controlli tecnici sulle intercettazioni. La questione non riguarda soltanto la validità processuale delle captazioni, ma anche la governance delle infrastrutture tecnologiche che le rendono possibili.
Il dossier Elt Group incrocia così quattro dimensioni. Industriale: qual è il reale posizionamento competitivo dell’azienda? Finanziaria: eventuali interventi pubblici creano valore nazionale o valorizzano soprattutto gli azionisti esistenti? Governance: come vengono gestiti i possibili conflitti di interesse? Istituzionale: esistono adeguati strumenti di controllo sulle tecnologie utilizzate nella filiera delle intercettazioni?
Per Leonardo questo rappresenta uno dei primi test della nuova fase manageriale. Se Elt Group è davvero un asset strategico, ogni operazione dovrà essere accompagnata da trasparenza, valutazioni industriali verificabili e regole rigorose sulla governance. Diversamente, il rischio è che il dibattito sulla sovranità tecnologica finisca per sovrapporsi a interessi molto più tradizionali. E questa volta la posta in gioco non riguarda soltanto la difesa elettronica, ma anche cybersicurezza, spyware e dati giudiziari.






