«Sulle spiagge niente eurodiktat»
Fabrizio Licordari, presidente di categoria, ribatte alle osservazioni del Quirinale sulle concessioni: «Il governo tutela le aziende». Lega e Fi insistono: gare nel 2024.

Il faticoso accordo raggiunto nel governo sui balneari e tradotto nel decreto Milleproroghe rischia di franare come un castello di sabbia. Lega e Forza Italia hanno insistito: le gare slittano al 2024 (un anno in più se i Comuni sono in ritardo) e di revocare le concessioni non se ne parla se non si chiude prima la mappatura dei beni demaniali. Fdi annusa, invece, un’aria di sfida dell’Europa e con Raffele Fitto – ministro per i rapporti con Bruxelles – ha provato a dire: ci ricattano su Pnrr e patto di stabilità.

Tant’è, il Millepororoge è passato, ma Sergio Mattarella ha inarcato il sopracciglio. Giorgia Meloni se lo aspettava. Respingere l’Europa sul bagnasciuga – si muove, travestendola da rispetto della concorrenza, con l’intenzione di far fare al turismo italiano la fine di quello greco, ormai nelle mani di cinesi e tedeschi – potrebbe essere molto complicato se anche il Quirinale, nelle osservazioni al decreto, scrive: «È evidente che i profili di incompatibilità con il diritto europeo e con decisioni giurisdizionali definitive accrescono l’incertezza del quadro normativo e rendono indispensabili, a breve, ulteriori iniziative di governo e Parlamento».

Da lì ripartirà Giorgia Meloni che fa filtrare: «Il Milleproroghe è legge, ma le annotazioni del presidente della Repubblica meritano approfondimento con le forze parlamentari». Lega e Forza Italia, però, la pressano per stare dalla parte dei balneari. Matteo Salvini – anche come ministro delle Infrastrutture – insiste: entro l’estate definiamo tutto e le gare si fanno non prima del 2024. È sceso in campo anche il Financial Times, che scrive: «L’Unione europea ha chiesto di chiudere questo racket e di aprirlo alla concorrenza. Bruxelles non è contenta che le agenzie governative italiane, che soffrono di problemi di liquidità, compresi i Comuni, abbiano entrate così esigue dal lucroso uso privato delle coste pubbliche, ma pochi parlamentari credono davvero nella riforma di un sistema che considerano la quintessenza dell’Italia: alcuni sono titolari di concessioni balneari».

L’Europa ci comminerà un’infrazione così come ha già fatto con la Spagna che ha concessioni balneari di fatto perpetue come il Portogallo? «Sono in Andalusia, all’assemblea dei balneari spagnoli», dice Fabrizio Licordari presidente di Assobalneari, oltre 30.000 imprese italiane già pronte a nuove mobilitazioni (domani terranno un’assemblea nazionale convocata d’urgenza alla Fiera della Marina di Carrara, con lo slogan «Onda d’urto»), «Qui in Spagna di Bolkestein non se ne parla e nemmeno hanno notizie di procedure di infrazione. Ho il fondato sospetto che si voglia condurre l’ennesimo attacco contro l’Italia millantando verità che non esistono come, appunto, che la direttiva sia applicabile ai balneari. Fu lo stesso commissario europeo a chiarirlo nel 2018 al Parlamento italiano: la sua direttiva si applica ai servizi e non ai beni e, dunque, esclude le concessioni demaniali. Quanto ai rilievi del presidente Sergio Mattarella, col massimo rispetto, si critica la scelta del governo di tutelare, con questa proroga, le imprese dagli attacchi di Bruxelles a tutte quelle attività del nostro Paese che ancora resistono agli assalti delle multinazionali. Mattarella dice che va valorizzato il ruolo del Parlamento: sia Maurizio Gasparri, sia Gian Marco Centinaio hanno ben chiarito che non ci sono le condizioni per applicare procedure selettive alle nostre imprese. Anche il richiamo alla sentenza del Consiglio di Stato è debole. È il Parlamento che decide e ha deciso. Ci aspettiamo che Meloni, che guida il primo governo dopo tanti anni espressione del volere dei cittadini, non ubbidisca ai diktat di Bruxelles, cui l’Italia era fin troppo abituata.» Raffele Fitto andrà in Europa a spiegare perché le scadenze delle concessioni sono state fatte slittare al 2024.

Licordari nota: «Non è un cedimento alle nostre richieste, ma un’oggettiva necessità: finché non c’è la mappatura, non si possono mettere gara le concessioni». Su tutto aleggia la Corte di giustizia europea che potrebbe mettere in mora l’Italia. Lo si saprà a primavera, per gli ombrelloni sarà comunque un’estate calda.

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