Rimbambiden coperto per anni per colpire Trump
Donald Trump e Joe Biden (Ansa)

Per scoprire che Joe Biden è una persona confusa, non in condizioni di guidare la prima potenza nucleare del mondo, non c’era bisogno di aspettare il verdetto del confronto tv con Donald Trump.

Quante volte in questi anni, ma soprattutto negli ultimi mesi, abbiamo raccontato le défaillance dell’inquilino della Casa Bianca? Quante volte abbiamo visto video imbarazzanti del presidente americano? Non penso alle cadute mentre scende la scaletta dell’Air Force One o agli scivoloni sul palco: quelli possono capitare pure a chi è più giovane e più in forma di lui, anche se il ripetersi degli incidenti dovrebbe far riflettere. No, mi riferisco a quando il Commander in chief ha dato prova di non essere lucido, perdendosi mentre stava parlando, con frasi e riferimenti senza senso, o addirittura dando le spalle agli interlocutori. Sì, in questi mesi abbiamo assistito a scene imbarazzanti, come ad esempio quando l’uomo più potente del globo è entrato nella gelateria Van Leuwen’s, a Manhattan, e si è messo a mangiare un gelato di fronte alle telecamere, facendo dichiarazioni sulla guerra tra Hamas e Israele, e su improbabili cessate il fuoco. Potete pensare che chi ha in mano i destini del mondo discuta di una tragedia con migliaia di vittime, tra cui donne e bambini, mentre lecca una pallina alla crema? O che, mentre tiene un discorso che gli è stato scritto, non riesca a comprendere come la parola «pausa» che compare sul «gobbo» non debba essere letta ma preveda solo che lui si fermi prima di dire la frase successiva? I segnali che lasciavano trasparire un deterioramento cognitivo in questi mesi sono stati numerosi, al punto che il procuratore speciale Robert Hur, che ha interrogato Biden a proposito dei documenti riservati trovati nell’abitazione del presidente, aveva archiviato le accuse contro di lui specificando però che il capo della Casa Bianca era un uomo anziano con problemi di memoria. Insomma, un tipo distratto, poco presente a sé stesso. I democratici, ma soprattutto i cosiddetti osservatori indipendenti (molti dei quali scrivono sui giornali, compresi quelli italiani), invece di allarmarsi e preoccuparsi avevano reagito come se la questione fosse politica e non medica, accusando il procuratore (che, ricordo, viene eletto e dunque è per definizione di parte) di aver prosciolto il presidente, lanciando però accuse sulle sue condizioni psicofisiche allo scopo di favorire Trump. Non serviva essere scienziati per rendersi conto delle condizioni di Biden. Né si poteva far finta di niente (così come hanno fatto alcuni signori autonominatisi cacciatori di bufale) di fronte allo spettacolo di un presidente degli Stati uniti che a Fasano gira le spalle e guarda nella direzione opposta agli interlocutori. Eppure, fino a ieri, si è fatto finta di niente. Pur di dare addosso al puzzone, ovvero a Trump, si è creduto davvero che Biden ce la potesse fare. Anzi, allo scopo di contrastare il tycoon dai capelli arancione si è finto di credere che Biden non solo fosse in forma, ma ce la potesse fare. La verità è che il 46° presidente degli Stati Uniti da tempo dava segni di mancanza di equilibrio e di lucidità, ma non si poteva dire per non fare un favore a Trump. In questi anni spesso ho avuto la sensazione che l’uomo non fosse all’altezza del compito a lui affidato. E non parlo solo delle gaffe, ma anche delle scelte. Nonostante ora pure gli editorialisti dei principali quotidiani invitino Biden a ritirarsi per lasciare intatti, nella memoria degli elettori, i buoni risultati fin qui raggiunti, è difficile non pensare alle concessioni fatte all’Iran, al ritiro fallimentare dall’Afghanistan, alle scelte sbagliate nella guerra in Ucraina e pure alla gestione fallimentare del conflitto a Gaza. L’inquilino della Casa Bianca, con buona pace di chi oggi lo loda per convincerlo a lasciare, è stato un pessimo presidente che sta portando il mondo in guerra e chi lo sostiene sta portando il Paese sull’orlo di uno scontro politico che in America non si vedeva da anni. Oggi, gli stessi che dopo il confronto tv con Trump lo sollecitano a ritirarsi per sostituirlo con figure di secondo piano o con Michelle Obama, non si rassegnano davanti al fatto che la maggioranza degli americani sta con l’ex presidente e non con chi piace a loro. Fosse per loro annullerebbero le elezioni, oppure, come hanno provato e provano a fare, arresterebbero il puzzone. Cioè, coloro che si dichiarano a favore della democrazia e contro il fascismo, vorrebbero la sospensione della democrazia pur di impedire a Trump di ritornare alla Casa Bianca. Siamo di fronte al classico scontro tra le élite e il popolo, dove la prima non si rassegna alla sconfitta e pur di non arrendersi era disposta a nominare alla guida del Paese un RimbamBiden. Ora, dopo il confronto tv, non più. Ma proveranno altro.

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