C’è una sola persona che più dei grillini ha interesse a impedire che gli italiani votino: questa persona si chiama Matteo Renzi. L’ex premier ne ha dato prova giovedì, durante una lezione alla scuola di formazione politica dei giovani renziani. Un audio registrato a sua insaputa dai ragazzi e poi diffuso in Rete, che non solo ha svelato le trame dell’ex segretario del Pd, pronto persino a una scissione pur di ottenere ciò che vuole, ma anche il rancore che nutre nei confronti dei compagni di partito. Il più odiato, a quanto pare, è Paolo Gentiloni, (…)
(…) suo ex ministro degli Esteri e da lui stesso designato quale successore dopo la sconfitta referendaria del 4 dicembre di tre anni fa. Si sapeva che l’uomo incaricato di prenderne il posto senza fargli ombra non era più nelle grazie del senatore semplice di Scandicci. Già in un paio di occasioni, una delle quali subito dopo la batosta elettorale dello scorso anno, Renzi gli aveva addossato le colpe dei suoi flop, sostenendo che la campagna di comunicazione in vista del voto era stata, da parte del premier in carica, terribilmente moscia. Tanto di basso profilo da aver ridotto ai minimi termini anche quella dello stesso Rottamatore. Che Renzi avesse la tendenza a scaricare sugli altri le proprie responsabilità, assolvendosi totalmente, era cosa nota, dunque fino a ieri non aveva stupito che il mite Gentiloni fosse stato scelto dal Giglio magico come capro espiatorio dei numerosi insuccessi dell’allegra combriccola toscana. Tuttavia, meno si sapeva del vero e proprio rancore che l’ex premier coltivava nella ristretta cerchia di collaboratori contro alcuni compagni di partito. Ora, dopo aver ascoltato la registrazione della lezione politica ai pischelli renziani, si capisce che cosa il fu segretario del Partito democratico abbia in testa e perché, ancor più di prima, sia piuttosto azzardato fidarsi di un tipo del genere.
In pratica, nell’audio captato da uno studente, si sente l’ex presidente del Consiglio accusare il suo successore di aver tentato di far saltare la trattativa con i grillini per la nascita del nuovo governo. La colpa di Gentiloni? Non aver aperto bocca durante le consultazioni con il presidente della Repubblica, ma aver spifferato le richieste del segretario del Pd, Nicola Zingaretti, ad alcuni giornalisti del gruppo Espresso. Che cosa lo abbia convinto che Gentiloni sia la talpa dei cronisti di De Benedetti non è dato sapere. Credevamo che fosse lui, Renzi, a frequentare con affettuosità il patron del gruppo editoriale (nel 2014 gli raccontò in anteprima la riforma delle Banche Popolari e, guarda caso, proprio in quei giorni l’Ingegnere trovò modo di fare qualche soldo con le azioni degli istituti di credito) e non Paolo il Freddo.
La parte più interessante dell’audio «rubato» non è però quella su chi abbia «cantato» con i giornalisti del gruppo Espresso, ma piuttosto quella in cui l’ex segretario si lascia andare a uno sfogo, minacciando una scissione del Pd nel caso salti l’intesa con il Movimento 5 stelle. Dunque, l’idea di un suo partito, ipotesi che Renzi e i renziani hanno più volte negato, anche dopo la costituzione di una serie di comitati civici, in realtà esiste e, forse, è addirittura in fase avanzata.
Eh, già. Sono mesi che se ne parla. Ma fino a ieri lo stesso ex segretario ha sempre smentito di preparare una scissione, dichiarando ai quattro venti di voler restare nel Pd e di non avere alcuna intenzione di dare vita a un’altra formazione politica. In realtà, le frasi registrate l’altro ieri sembrerebbero dire il contrario, confermando le voci di un progetto a uno stadio avanzato, da presentare alla prossima Leopolda e da lanciare nell’agone per far nascere un contenitore che sia in grado di intercettare anche i voti di centro, oltre a quelli di sinistra. Un progetto che, per vedere la luce, avrebbe però bisogno di tempo, proprio quello che mancherebbe se si dovesse andare in fretta alle elezioni. Insomma, in pochi giorni (le sue ultime dichiarazioni contro un’intesa con i grillini risalgono alla fine luglio) Renzi avrebbe cambiato idea per impedire che si voti. Altro che conversione sulla via di Rignano per salvare i conti degli italiani. A premere al gran capo del Giglio magico sono solo i conti elettorali del suo gruppo di potere, perché se si andasse a elezioni ora rischierebbe una batosta e molti suoi pretoriani non tornerebbero in Parlamento.
Del resto, che si tratti di bassi e cinici calcoli politici lo ha ammesso anche Maria Elena Boschi in un comizietto in cui ha manifestato tutto il suo disprezzo per i 5 stelle. Sono degli incapaci, ha detto senza peli sulla lingua, precisando al tempo stesso di essere pronta ad allearsi con loro pur di fermare Salvini e impedire che governi e magari scelga pure il prossimo presidente della Repubblica. Alla faccia delle regole istituzionali. Lei e il suo mentore sono campioni di spregiudicatezza, pronti a ogni manovra pur di raggiungere lo scopo. Ed è nelle mani di questi bei campioni di democrazia che, per salvarsi dal voto, i grillini si vogliono mettere. Ma soprattutto ci vogliono mettere.
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