Al posto di Salvini arriverà il prefetto che vuole l’accoglienza senza limiti
Non so se, come ritengono in tanti, la nascita del governo dei perdenti farà crescere il consenso della Lega fino a farle superare la soglia del 40 per cento. Diciamo che se non ci si mette di mezzo la magistratura con qualche indagine eterodiretta e se i nomi dei ministri che entreranno a far parte del futuro Conte bis sono quelli che circolano in queste ore, i presupposti per un exploit del partito di Salvini ci sono tutti. In particolare, se il successore del ministro (…)

(…) dell’Interno sarà, come pare, l’ex prefetto Mario Morcone. Immagino che la maggioranza dei lettori ignori chi sia costui, ma per inquadrarlo credo che basti dire che attualmente è il presidente di una Onlus che si occupa di accoglienza. Se esiste una figura che sugli immigrati la pensa esattamente all’opposto di Matteo Salvini, beh questo è proprio Morcone.

Nato a Caserta 67 anni fa, il suddetto è un signore che ha fatto tutta la sua carriera al Viminale, sempre all’ombra di governi di centrosinistra. Di lui si hanno le prime notizie quando, nel 1992, divenne capo della segreteria del ministro dell’Interno Nicola Mancino, avellinese e uomo di spicco della corrente demitiana. Caduta la prima Repubblica, il prefetto preferì cambiare aria, trascorrendo un periodo fra vari uffici Onu, in particolare in Kosovo, per poi fare ritorno a casa, fra ministero e vigili del fuoco. Il vero salto di qualità, tuttavia, lo fece quando, quasi 15 anni, fa approdò alla guida del dipartimento ministeriale che si occupa di immigrazione. Uno si sarebbe aspettato che un funzionario dello Stato cercasse di contrastare il fenomeno. No, lui fin dal primo giorno si è dato da fare per favorire l’immigrazione, convinto che sia una specie di manna dal cielo per il nostro Paese. Pur essendo sconosciuto al grande pubblico, Morcone è stato l’anima – giudicate voi se bianca o nera – delle politiche migratorie dei vari governi. Tanto per capirci, la distribuzione dei migranti è opera sua, come per esempio quei campi profughi tipo Cona e Conetta, ma anche le brillanti idee di requisire l’unico ostello di Gorino, rossissimo paese in provincia di Ferrara che si ribellò facendo barricate.

La sua azione pro immigrati è stata interrotta solo in un paio di occasioni, ossia quando fu nominato commissario del comune di Roma dopo le dimissioni di Walter Veltroni e quando si candidò sindaco di Napoli per una lista sostenuta da Pd e da Sel, il partito di Niki Vendola. Nel primo caso, l’esperienza durò giusto il tempo della convocazione di nuove elezioni. Nel secondo ci pensarono gli elettori a togliergli ogni speranza di guidare la città campana. Visto che con le urne non gli era andata bene, dopo un po’ il nostro riconquistò una poltrona eccellente al fianco del ministro Andrea Riccardi, che nel governo Monti aveva la delega per l’integrazione, ovviamente degli immigrati.

Caduto l’esecutivo guidato dall’ex bocconiano e archiviate le ambizioni politiche, Morcone se ne tornò tranquillo alle faccende precedenti, utilizzando le porte girevoli della pubblica amministrazione e continuando a occuparsi di profughi e di libertà civili, ovviamente sempre degli immigrati. In quel posto c’è rimasto fino al gennaio del 2017, quando divenuto ministro dell’Interno, Marco Minniti lo volle come capo di gabinetto.

Per sloggiarlo dalla poltrona di gran regista dell’accoglienza ci volle la nomina di Matteo Salvini a capo del Viminale, ma una volta fatte le valigie Morcone sbarcò alla guida del Cir, il consiglio italiano per i rifugiati, un organismo legato a doppio filo con l’Onu e dunque alle varie Boldrini e compagni.

Ecco, tanto per far capire, se si vuole dare una mano alla Lega, mettere Morcone alla guida del ministero dell’Interno per farlo diventare il ministero dell’immigrazione è la cosa migliore. Tanto per inquadrare il tipo, cito solo un paio dei suoi interventi. A Radio anch’io, rispondendo agli ascoltatori che ne contestavano la linea pro accoglienza, rispose dicendo che dovevano farsi visitare: «Perché se uno sta male con sé stesso è un problema suo. Vai in analisi, parla con qualcuno, evidentemente stai male con te stesso, non ci posso fare niente». E a Repubblica, sempre parlando di extracomunitari disse: «C’è sicuramente una politica non nobile che alimenta paure e lancia allarmi a ripetizione. La politica dovrebbe occuparsi di immigrazione a un livello più alto e fare un passo indietro sulla vita delle persone e sulla loro accoglienza». E, ovviamente, lui è pronto a fare un passo avanti. Gli italiani, al contrario, finiranno per farne uno indietro.

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