Spaccature profonde ma Salvini rilancia: «Riforma della giustizia»

Anche oggi Lega e 5 stelle metteranno in scena la rappresentazione di una rottura. Nel Consiglio dei ministri di questa mattina verrà messo ai voti il caso Siri e i due alleati voteranno uno contro l’altro. I leghisti diranno no alle dimissioni del sottosegretario ai Trasporti, che guarda caso oggi potrebbe essere sentito dalla magistratura per i suoi contatti con un imprenditore in affari con un tizio ritenuto mafioso. I grillini, invece, approveranno il licenziamento dell’onorevole salviniano, rimosso a furor di giustizialismo dopo un’escalation di parole. Lo scalpo di Siri serve a Luigi Di Maio e compagni per risalire nei sondaggi, che negli ultimi tempi davano il Movimento prossimo alla soglia psicologica del 20 per cento, cioè alla pari con il Pd. E in effetti, secondo gli esperti di rilevazioni, negli ultimi giorni, con l’alzarsi del tono della polemica con Salvini, qualche decimale è stato guadagnato e ciò probabilmente convincerà i pentastellati (…)

(…) di essere sulla strada giusta per affrontare il passaggio del 26 maggio.

Ma ammettendo che oggi il caso Siri si chiuda con la sua degradazione da sottosegretario a onorevole semplice, e i grillini possano appendersi sul petto la medaglia della sua brusca uscita di scena, poi che cosa accadrà? Anche ieri, a Matrix, Salvini ha negato la crisi di governo, rispondendo che dopo la discussione sul sottosegretario, l’esecutivo andrà avanti come prima, per «fare le cose che gli italiani si attendono». Però, allo stesso tempo, il capitano leghista ha anche ammesso un’altra cosa, e cioè che molte cose lo dividono dagli alleati. Nei giorni scorsi era girata voce che lui e l’altro vicepremier, cioè i due dioscuri del governo, nemmeno si rivolgessero la parola e che anche con Giuseppe Conte fosse sceso il gelo. Salvini ha smentito, dicendo che la relazione non sarebbe al minimo come i giornali scrivono. Ma non ha neppure lasciato intendere che sia al massimo. Se dunque, per forma, il leader sovranista nega la rottura, nella sostanza la divisione è profonda e neppure lui fa molto per nasconderla. I temi che separano i due vicepremier sono ormai un elenco che quasi supera quello dei punti del famoso contratto di governo. Dalla Tav alla giustizia, dalla sicurezza all’immigrazione, dalle politiche familiari al giudizio sulla resistenza, dall’autonomia regionale alle Province, dalla castrazione chimica alla flat tax. Il risultato è che niente o quasi sembra unirli e questo, per quanto Salvini abbia fornito ampie rassicurazioni sulla tenuta del governo, è il vero macigno sulla strada dell’esecutivo.

Comunque vadano le elezioni europee, dopo il 26 maggio saranno quelli appena elencati gli argomenti su cui Salvini e Di Maio si dovranno misurare. E se davvero decideranno di continuare a sedere attorno allo stesso tavolo a Palazzo Chigi non sarà facile. Per quanto il leader della Lega provi in tv a essere accomodante, alla fine i nodi verranno al pettine e su alcune delle questioni appena elencate vedremo scintille. Una Salvini l’ha annunciata quasi con noncuranza, cioè come se fosse normale, ma alle orecchie di un osservatore attento è sembrata una vendetta a freddo per il caso Siri. Il capitano della Lega, infatti, ha annunciato che Giulia Bongiorno, ministro della Funzione pubblica, ma anche ex avvocato di Giulio Andreotti, sta preparando la riforma della Giustizia. O meglio, la riforma leghista. Già, perché il ministro della Giustizia è il grillino Alfonso Bonafede, e dunque appare strano che la legge venga predisposta da chi è titolare di un altro dicastero. All’obiezione, Salvini ha replicato dicendo che in Consiglio dei ministri ognuno porta la propria proposta, allo scopo di migliorare i provvedimenti legislativi. Ma la sensazione è che dopo Siri, e soprattutto dopo le polemiche roventi di queste settimane dove nulla è stato risparmiato, neanche il ferimento della bambina di Napoli, per accusarsi gli uni contro gli altri, nulla sarà come prima e il conflitto strisciante che impera a Palazzo Chigi sarà ancora più duro e non solo sui temi tradizionalmente cari a leghisti e grillini, ma su tutto.

Di certo, per quanto riguarda la Lega, archiviata la campagna elettorale, se il partito capitalizzerà ciò che i sondaggi gli attribuiscono, la fase due del governo si aprirà con la riforma dell’autonomia regionale e con la flat tax, che Salvini ieri ha annunciato di voler fare entro l’anno e in deficit, anche contro il parere di Di Maio e compagni. Insomma, se i mesi scorsi sono stati movimentati, dopo lo saranno ancora di più. Dunque preparatevi. E soprattutto allacciate le cinture, perché anche sul fronte economico non sarà una passeggiata. « »

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