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Le sneakers? Si acquistano all'asta

Le sneakers? Si acquistano all'asta
Daisy Keech (Instagram)
  • Il mercato delle scarpe da ginnastica vale circa 70 miliardi di dollari. Un numero destinato a crescere grazie al fenomeno del «resell» ovvero la vendita di prodotti di seconda mano.
  • Le Nike indossate e firmate da Micheal Jordan sono state battute all'asta per 560.000 dollari. Ecco le altre tre vendite che hanno trovato un posto nel libro dei record.
  • Andre Ljustina, meglio conosciuto come Croatianstyle, ha dato vita a Project Blitz. Un vero e proprio caveu di scarpe in edizione limitata dal valore di 10 milioni di dollari.
  • Fiori, farfalle e graffiti. Le trainer diventano personalizzate, per mostrare a tutti il proprio stile.

Lo speciale contiene quattro articoli e gallery fotografiche.


Due mesi trascorsi tra le mura di casa in pantofole non sono riusciti a rallentare l'ascesa del mercato delle sneakers, vero e proprio fenomeno degli ultimi anni. Secondo i dati raccolti da Lyst per Marie Claire le ricerche per le scarpe da corsa sono aumentate del 23% durante il lockdown, mentre più in generale i marchi sportivi hanno registrato un più 67%. Domenico Romano del punto vendita milanese Aw Lab ha parlato di una crescita a doppia cifra delle visite all'e-commerce, con particolare attenzione ai modelli intramontabili, dalle Stan Smith firmate Adidas alle Nike Air Force One.

Il mercato delle sneakers non sembra rallentare, anzi. Secondo un'analisi di Global info research, questo settore vale circa 70 miliardi di dollari in giro per il mondo, con un tasso di crescita annuale pari al 6,5%. Non solo, le sneakers sono vere e proprie protagoniste di un nuovo modello di business basato sul «resell». L'acquisto dell'usato, negli ultimi anni, ha assunto un valore diverso per le generazioni più giovani. Comprare capi di seconda mano è una scelta eco-sostenibile e permette di possedere quelle edizioni limitate che vengono pubblicizzate su Instagram da influencer e celebrities. Un esempio? Il borsone nato dalla collaborazione tra la maison francese Louis Vuitton e il marchio di streetwear Supreme nel 2017, oggi viene rivenduto a un prezzo del 374% più alto rispetto a quello di vendita (da 2.400 dollari a 11.400 circa).

Tornando alle sneakers, solo il mese scorso Sotheby's ha venduto all'asta un paio di scarpe indossate e autografate da Micheal Jordan a 518.000 euro. Un risultato che ha superato le aspettative della casa di vendita che aveva preventivato un massimo di 150.000 euro. Insomma le sneakers sono ufficialmente diventate un oggetto di culto, da collezionare, studiare, ricercare. Secondo Adam Wray del Financial Times: «Fino agli anni Dieci del Duemila era un mercato ristretto a una sottocultura ancora marginale, negli ultimi anni invece diventato un fenomeno di massa, c'è stata un'esplosione di transizioni online che ha attirato persone più interessate all'acquisto, quindi al possesso, che alla possibilità di indossare le scarpe. Come i collezionisti».

Il mercato del «resale» di sneakers ha raggiunto i sei miliardi durante il 2019, secondo i dati raccolti dalla piattaforma Stockx. Il 60% dei maschi appartenenti alla Generazione Z dichiarano di utilizzare la piattaforma per il loro acquisto di scarpe da ginnastica, e il commercio online è aumentato del 29%. Stockx ha dal canto suo dichiarato un fatturato superiore al miliardo, con una crescita superiore al 100% nel 2019. La piattaforma è attiva in 197 paesi, e solo nell'ultimo anno sono state autenticate più di 750.000 Yeezy (le sneakers firmate da Kanye West). L'Italia in particolare sembra interessata alla linea ideata dal rapper, piazzandosi così al secondo posto come paese con maggiore crescita.

Il fondatore di Stockx, Josh Luber, ha raccontato al New York Times di come la sua azienda sia andata «da zero a 700 milioni di dollari di vendite in appena due anni». «Chi si aggiudica le scarpe all'asta sulla sua piattaforma potrebbe decidere di rivenderle senza averle mai fisicamente tra le mani, come il trading finanziario. Per questo abbiamo trascorso molto tempo a parlare con gli avvocati per assicurarci che non stessimo violando le leggi sui titoli».

Le sneakers più costose al mondo

Andre Ljustina: «Non chiamatemi reseller. Sono un curatore»

Andre Ljustina, meglio conosciuto come Croatianstyle, è uno dei più famosi reseller di sneakers al mondo. Con clienti che vanno dai rapper Drake e Travis Scott alla influencer Kylie Jenner, il suo portale «Project Blitz» è una vera propria mecca per ogni «sneakerhead». Il suo headquarter è un vero e proprio caveu con tutte le più costose ed esclusive sneakers mai prodotte. L’accesso è molto riservato perché Andre desidera offrire ai suoi clienti «un’esperienza unica».

Per accedere allo «showroom» bisogna prima fare qualche acquisto sull’e-commerce di Project Blitz e familiarizzare con Andre. Un processo decisamente lungo e costoso a cui devono sottostare anche le più grandi celebrities. «Il nostro è un progetto che nessun altro può replicare» ha spiegato Ljustina. «I reseller solitamente contano su terzi che desiderano vendere il loro prodotto per continuare a lavorare nel tempo. Noi siamo più che altro curatori. Siamo completamente in controllo della nostra merce. Non scegliamo tutto quello che è di moda o “del momento” ma creiamo una selezione di sneakers che possano interessare alla nostra clientela e che abbiano una storia».

È per questo motivo che Croatianstyle non ama farsi definire «reseller». Il mercato delle sneakers è, a suo parere, ormai saturo. «Alcuni collezionisti magari acquistano un prodotto a un prezzo raddoppiato per poi trovarlo di nuovo in vendita a un prezzo più basso». Nonostante queste remore, Ljustina difende strenuamente il business del resale, definendo i reseller «persone che sono disposte a svegliarsi alle 5 del mattino e a mettersi in fila per acquistare un’edizione limitata».

Le sneakers personalizzate

@prettyiecustoms

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♬ Party Girl - StaySolidRocky

Fiori, farfalle, graffiti e stampe olografiche. La personalizzazione sembra essere l'ultimo trend per gli influencer d'oltreoceano. Un trend lanciato dal marchio di lusso italiano Dolce&Gabbana che ha scelto di ingaggiare giovani artigiani per abbellire le proprie sneakers con vernice e patch coloratissimi. La parola d'ordine è solo una: unicità.

Perché acquistare un classico paio di Air force one o di Stan Smith quando con qualche colpo di pennello si può avere un paio di sneakers unico nel suo genere? Tik Tok ha ben pensato di sfruttare questo nuovo trend, mostrando in video di massimo 15 secondi tutto il lavoro che c'è dietro una scarpa customizzata.

Le personalizzazioni di «vintagewavez»

Roma e Nuova Delhi, la nuova rotta passa dal Mediterraneo
L'accoglienza di Giorgia Meloni al primo ministro dell'India Narendra Modi a Villa Doria Pamphili (Ansa)
La visita di Narendra Modi a Roma non è stata una tappa di cortesia. È il segnale che l’Italia ha capito dove si sta spostando il baricentro del mondo.
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Vincono Cina e Usa. Stellantis taglia in Ue ma blinda Pomigliano
Ansa
Nuovo piano industriale, Fiat sarà uno dei quattro marchi globali. Sforbiciata alla produzione europea, non ai livelli occupazionali.
Tanta Cina, tanti Stati Uniti, un po’ di Europa e poca Italia. Investimenti per 60 miliardi di euro entro il 2030 ma riduzione della capacità produttiva in Europa pari a 800.0000 auto in meno. Priorità a quattro marchi chiave del gruppo (Jeep, Ram, Peugeot e Fiat) e lancio di una nuova piattaforma modulare per oltre 30 modelli, che ridurrà i costi del 20%. A proposito di costi, si dovrà arrivare a una riduzione di quelli annui pari a 6 miliardi di euro entro il 2028. Infine, avanti tutta con le partnership con Leapmotor, Dongfeng e il gruppo Tata-Jaguar-Land Rover.
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Nell’epoca senza Dio, i credenti aumentano
Ansa
Dall’islam all’ebraismo, tutte le confessioni nel mondo stanno crescendo. Compreso il cristianesimo che, sebbene in Europa viva un periodo di crisi (non privo di risvegli), si espande a ritmi mai visti nelle periferie tanto care a Francesco, in particolare in Africa.

Dio non è morto nel Vicino e Medio Oriente, non è morto in Israele, dove l’elemento religioso (l’ebraismo) si sta confondendo sempre di più con lo Stato di Israele, con la sovrapposizione ormai implicita di antisemitismo e antisionismo, arrecando di conseguenza danni enormi al dialogo anche con la Chiesa cattolica. Dopo il pogrom del 7 ottobre 2023 perpetrato da Hamas, le relazioni fra la Santa Sede e Israele e fra le gerarchie romane e gli esponenti religiosi ebrei si sono fatte complicate, segnando un ritorno indietro di decenni nel superamento dei vecchi e gravi screzi e stereotipi. E Dio è più vivo che mai nelle periferie della fede care a Papa Francesco, dall’Africa all’Asia, dove i numeri raccontano di una crescita del cattolicesimo come mai s’era vista prima d’ora.

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Leone tira le orecchie a tedeschi ribelli e lefebvriani
Leone XIV (Ansa)
Il Papa: «Tutti i movimenti restino in comunione con Roma». I tradizionalisti non mollano, il Cammino sinodale invece rallenta.

Papa Leone XIV ha indicato ancora una volta la comunione ecclesiale come uno dei pilastri del suo pontificato. Lo ha fatto ieri, incontrando i moderatori dei movimenti e delle nuove comunità, pronunciando un discorso programmatico contro ogni deriva settaria o autoreferenziale. Il governo nella Chiesa, ha spiegato, non è un fatto tecnico ma un dono dello Spirito finalizzato al bene spirituale dei fedeli, che deve rifuggire dal consolidamento di apparati di potere.

Il cuore dell’intervento è stato un richiamo netto contro l’isolamento: «Tante volte troviamo gruppi che si chiudono in sé stessi e pensano che la loro realtà specifica è l’unica o è la Chiesa», ha ammonito Leone XIV. Parlando a braccio, il Papa ha stigmatizzato l’atteggiamento di chi mette in discussione l’autorità locale: «Se un gruppo dice: «“No, con quel vescovo non siamo in comunione, ne vogliamo un altro”, non va bene». Per il pontefice, è essenziale vivere la comunione sia a livello diocesano che universale, riconoscendo nel vescovo una figura di riferimento imprescindibile. Nessuna realtà può considerarsi una «zona franca» rispetto al discernimento dei pastori. Questo desiderio di unità di Leone XIV si scontro con alcune tensioni che restano profonde.

Sul fronte tedesco, il Cammino sinodale sembra aver imboccato una fase di «scisma ibernato». Infatti, il nuovo presidente della Conferenza episcopale, monsignor Heiner Wilmer, sta agendo con cautela diplomatica, forse anche per conquistare la fiducia di Roma. Da una parte rassicura il sinodo per le sue spinte in avanti, ma nello stesso tempo avverte che permangono ostacoli sul percorso e precisa che la Synodalkonferenz non si riunirà a novembre, per via dei disaccordi con la Curia. La tensione resta alta con il Comitato centrale dei cattolici tedeschi (ZdK), che spinge per riforme radicali e critica i vescovi conservatori contrari al progetto di un Consiglio sinodale paritario tra laici e vescovi. La Santa Sede osserva con riserva questa struttura, che rischierebbe di esautorare l’autorità episcopale prevista dal diritto canonico.

Mentre in Germania si frena un po’, sul versante tradizionalista lo scontro prosegue. La Fraternità sacerdotale San Pio X (FSSPX) - i seguaci di monsignor Marcel Lefebvre - ha annunciato per il 1° luglio la consacrazione di nuovi vescovi senza mandato papale, atto che il cardinale Víctor Manuel Fernández ha già indicato come motivo di scomunica latae sententiae. In questo contesto, monsignor Athanasius Schneider ha chiesto al Papa «misericordia pastorale», definendo un’eventuale scomunica un «enorme errore storico di rigidità». Schneider ha duramente criticato i recenti documenti sinodali, definendoli propaganda Lgbt «non cristiana» e denunciando così un doppio standard vaticano: inclusività verso i progressisti tedeschi e pugno di ferro verso chi vuole trasmettere la «fede di sempre».

Ma il canonista francese don Albert Jacquemin, ex membro della FSSPX e presidente del Tribunale penale canonico nazionale della Conferenza episcopale transalpina, respinge l’argomento dello «stato di necessità» invocato dai lefebvriani: il diritto della Chiesa non permette mai di agire contro la volontà esplicita del Papa. Procedere con le consacrazioni significherebbe la «consumazione di uno scisma di fatto», spostando l’autorità reale verso una struttura parallela. Rispetto a chi lamenta un doppio standard, il canonista francese dice che in realtà si tratta di cose diverse, una consacrazione episcopale senza il permesso pontificio costituisce immediatamente una rottura pubblica della comunione gerarchica, le deviazioni dottrinali richiedono processi diversi e un discernimento progressivo da parte di Roma.

Le sfide che arrivano dalla Germania e dalla FSSPX sono due prove cruciali per verificare la tenuta dell’unità della Chiesa che il Papa predica senza posa.

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