Profanazione e fiamme a Medjugorje. Preso un drogato polacco convertito
Profanata la statua della Madonna a Medjugorje (Ansa)

L’atto vandalico compiuto a Medjugorje nel quale sono state imbrattate due statue della Madonna al Podbrdo, la Collina delle Apparizioni, e la Croce blu, più lo striscione contro i veggenti: «Siete degli impostori», più l’incendio doloso che ha deturpato l’altare esterno della chiesa di San Giacomo, è qualcosa che va sotto la categoria dello sconcio, dell’indecente, dell’immondo e non può che suscitare vergogna, scandalo e sentimento di infamia.

Non è solo brutto da un punto di vista estetico. Tra l’altro, è stato arrestato un polacco di 31 anni come responsabile della vandalizzazione delle statua della Madonna di Medjugorje, in Bosnia ed Erzegovina. Attualmente è in custodia. Per l’esattezza si chiama Krakowiak Bartlomiey Wlodzimierz.

Il soggetto in questione ha destato molto stupore per il gesto: molti fedeli lo consideravano un esempio di come sia possibile cambiare la propria vita. Infatti, è stato oggetto di un documentario del marzo 2024 che racconta il suo percorso dalla tossicodipendenza e il carcere alla profonda trasformazione spirituale. Wlodzimierz nel documentario afferma di essersi avvicinato alla religione e di essere diventato un assiduo pellegrino a Medjugorje.

Non possiamo dire altro perché altro non sappiamo ma possiamo formulare due ipotesi: la prima è che al soggetto in questione l’abuso di droga sia è arrivato a toccare il cervello; la seconda è che, essendosi espresso pesantemente contro i veggenti, abbia maturato qualche tipo di odio o rabbia verso i medesimi.

Se ciò fosse accaduto in alcuni Paesi teocratici sarebbe finito ammazzato dalle autorità politico-religiose del luogo. Ma nel Paese dei pellegrinaggi non vige un regime teocratico, dunque è naturale che la legge segua il suo corso e, verificata la capacità di intendere e di volere, il tizio venga punito – se colpevole – per questo atto di blasfemia non solo nei confronti di Dio ma anche della religione.

Si tratterebbe infatti di un reato grave dal punto di vista penale e soprattutto di un gesto moralmente inaccettabile nei confronti delle centinaia di migliaia di pellegrini che in quelle statue riconoscono, prima ancora di qualsiasi considerazione sui veggenti, un simbolo della madre di Gesù Cristo.

Lo ripeto per chiarezza: tutto questo indipendentemente da come uno la pensi su Medjugorje e in particolare sui veggenti e sulle apparizioni. Del resto, il sottoscritto non ha mai nutrito un particolare trasporto verso queste «apparizioni», e in questo è in buona compagnia con il documento «La Regina della Pace», dal significativo sottotitolo: «Nota circa l’esperienza spirituale legata a Medjugorje», emesso dal Dicastero per la Dottrina della fede il 19 settembre 2024.

Non a caso ho messo tra virgolette «apparizioni», perché questo è scritto molte volte nel documento citato, frutto, cito, della conclusione di «una lunga e complessa storia attorno ai fenomeni spirituali di Medjugorje. Si tratta di una storia cui si sono susseguite opinioni divergenti di vescovi, teologi, commissioni e analisti» voluti fortemente da Benedetto XVI, anche se il documento è stato scritto durante il pontificato di Francesco.

Basta citare alcune frasi contenute nelle conclusioni di tale documento dal n. 38 al n. 42: «tramite il nihil obstat circa un evento spirituale, i fedeli sono autorizzati a dare a esso in forma prudente la loro adesione. Sebbene questo non implichi una dichiarazione del carattere soprannaturale del fenomeno in parola, e ricordando che i fedeli non sono obbligati a credervi, il nihil obstat indica che questi ultimi possono ricevere uno stimolo positivo per la loro vita cristiana attraverso questa proposta spirituale e autorizza il culto pubblico».

Dopodiché il documento rimanda al vescovo di Mostar e al visitatore apostolico della parrocchia di Medjugorje il discernimento di eventuali messaggi futuri o che non siano ancora stati pubblicati e dei quali dovranno autorizzare l’eventuale pubblicazione. Continua il documento: «A ogni modo, le persone che si recano a Medjugorje siano fortemente orientate ad accettare che i pellegrinaggi non si fanno con i presunti veggenti (notare la ripetizione di “presunti” anche nel caso dei veggenti), ma per avere un incontro con Maria, Regina della Pace…».

Naturalmente il documento è scritto in «vaticanese» ma è evidente a tutti che, fatte salve le esperienze religiose lì compiute che hanno suscitato anche vari tipi di vocazioni, la Chiesa cattolica, di fatto, non riconosce ufficialmente né le veggenti né le apparizioni. Non siamo né a Lourdes né a Fatima.

Queste considerazioni magisteriali e teologiche non toccano neanche lontanamente la gravità di quello che è successo. Speriamo che le autorità giudiziarie compiano in fretta il loro percorso di accertamento e di eventuale condanna per il rispetto della legge civile, ma anche dei pellegrini in buona fede che si sono recati e continuano a recarsi a Medjugorje. Certamente molti di loro si sentiranno feriti nel loro profondo per vedere violate le statue che rappresentano la mamma di Gesù che Dante, in una mirabile sintesi, al primo verso del canto XXXIII del Paradiso, definisce «Vergine Madre, Figlia del tuo Figlio».

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