Sui media dominanti la propaganda Lgbt riscuote molti applausi ma, nelle urne, ha ricevuto parecchi schiaffoni. Bella l’«inclusività», bella la «diversità», bello tutto, eppure c’è sempre qualche «retrogrado» che non ne vuole sapere di aprirsi al fantastico mondo arcobaleno. Sarà per questo che il progressismo ha deciso di portare la propaganda al livello successivo: iniziare l’indottrinamento gender già nei primi anni di vita di quelli che saranno gli elettori di domani. E così, nella Berlino multiculturale, progressista e cosmopolita, ci si prepara a inaugurare addirittura un asilo arcobaleno. Il primo della storia tedesca in assoluto.
Nella prossima primavera, infatti, è previsto il taglio del nastrino per questo curioso Kita, cioè giardino dell’infanzia a tempo pieno. L’istituto sorgerà nel quartiere berlinese di Schöneberg, e più precisamente all’interno del Lebensort Vielfalt am Südkreuz. In pratica, come si intuisce già dal nome (Vielfalt è la parola magica tedesca che sta per «diversità»), si tratta di un’organizzazione a forti tinte «inclusive». Che, non a caso, ospita anche altre associazioni di stampo Lgbt, tra cui un centro di ascolto e una casa intergenerazionale per persone omosessuali, bisex, trans e intersessuali. Proprio qui, in questo centro pulsante inclusività, sorgerà dunque l’asilo che comprende strutture dai nomi «petalosi» come Tigre rosa e Pantera gialloverde. Una struttura che, in sostanza, vuole trasmettere ai più piccoli il giusto modo di essere gay o lesbica: «Ci sono, per esempio, dieci normalissimi libri per bambini, ma anche tre in cui il principe sposa un principe», ha spiegato alla Bild Marcel de Groot, il direttore della struttura. In questo modo, ha proseguito, per i bambini, qualora non fossero eterosessuali, dovrebbe essere più facile fare coming out: «Di per sé, il nostro concetto di asilo è lo stesso degli altri giardini d’infanzia. Solo che lo stile di vita Lgbt sarà semplicemente un po’ più visibile».
Anche per quanto riguarda la selezione del personale, tra i requisiti viene specificato che occorre «l’appartenenza alla comunità Lgbt oppure ottime conoscenze dell’ambiente» e della sua storia. «Tuttavia non rifiutiamo chi è eterosessuale ma condivide comunque il progetto», ci ha tenuto a puntualizzare de Groot. Come se la cosa potesse in qualche modo rassicurare. Nel complesso, l’asilo nido arcobaleno è pronto ad ospitare 93 alunni che non superino i cinque anni di età. Stando ai gestori della struttura, nel frattempo, sono già pervenute 60 preiscrizioni «tanto di famiglie arcobaleno quanto di cittadini berlinesi che, semplicemente, vivono qui nelle vicinanze». Infatti, non si faranno distinzioni, spiegano: verranno accolti anche i bambini che ancora non sanno se sono gay o lesbiche. E, ovviamente, viene da chiedersi come faccia a saperlo, per esempio, un bambino di tre anni, che a malapena sa pronunciare la parola «genitore uno»…
Nonostante tutte queste rassicurazioni, sulla struttura si addensano molte nubi. Nubi capaci di oscurare la luce dell’arcobaleno. E cioè la presenza, nel direttivo dell’associazione che gestirà l’asilo, del sociologo Rüdiger Lautmann, che è un po’ il Mario Mieli tedesco, su cui pesano le accuse di voler «sdoganare» la pedofilia. L’ormai ottantaseienne Lautmann è stato più volte criticato per le sue tesi, esposte soprattutto nel famigerato libro Lust am Kind: Portrait des Pädophilen. L’opera, pubblicata nel 1994, è inquietante fin dal titolo, che suona «Voglia di bambino: ritratto del pedofilo». Non è un caso giri voce che Lautmann sarebbe stato anche membro del gruppo di lavoro «Humane Sexualität», che nel 1997 diede alle stampe l’opuscolo Bambini e sessualità, in cui si può leggere: «Ci si sente generalmente in dovere di mettere in guardia dalla sessualità tra bambini e adulti, anche se in fondo si è d’accordo».
Nulla di stupefacente, del resto, se pensiamo al fatto che nel 1979 Lautmann appoggiò una petizione per stralciare dal Codice penale tedesco il paragrafo 176, quello che punisce appunto i rapporti sessuali con i minori sotto i 14 anni.
Di fronte a queste (fondatissime) inquietudini, il direttore dell’asilo ha specificato che «il signor Lautmann non c’entra nulla, l’idea dell’asilo è venuta a noi. Anche a mio avviso, dopotutto, il suo coinvolgimento sarebbe troppo problematico». Sarà, ma intanto il dipartimento che si occupa di Cultura e politiche giovanili per il Senato di Berlino, contattato dalla Bild, ha fatto sapere che terrà gli occhi ben aperti su questo asilo arcobaleno. In effetti, meglio evitare la creazione dell’ennesima casa degli orrori spacciata per «apertura alla diversità».
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