- In Canada e Usa la marijuana liberalizzata non ha fermato il crimine: le sostanze illecite sballano di più e costano di meno. E i tre Paesi europei più permissivi, Spagna, Francia e Uk, sono quelli con più sequestri.
- Lo psichiatra Carlo Ciccioli: «La canapa causa stati psicotici persino più di frequente dell’eroina».
- Il responsabile terapeutico della comunità di San Patrignano, Antonio Boschini: «Al giorno d’oggi il fumo è 10 volte più potente di quello degli anni Settanta. C’è chi sviluppa totale dipendenza».
Lo speciale contiene tre articoli.
Liberalizzare la droga per combattere il traffico clandestino? «È da dilettanti di criminologia». Sono le parole di Paolo Borsellino nel 1989.
È da oltre 30 anni che il tema tiene banco e nel frattempo la legislazione sulla cannabis, la droga più venduta e con il più alto giro d’affari illegale, in molti Paesi si è ammorbidita, spinta soprattutto dal miraggio di un facile business. A questo si è aggiunta la favola, già smontata da Borsellino, che la marijuana legalizzata avrebbe inferto un colpo mortale alla criminalità. Oltre che a far risparmiare miliardi alle forze dell’ordine che avrebbero così potuto concentrare risorse ed energie per combattere altre forme di illegalità. Invece è stata una grande illusione. Chi aveva investito in questo settore sperando che la legalizzazione avrebbe portato lauti guadagni, si è trovato sul lastrico o ha perso ingenti somme, mentre la malavita continua a prosperare.
In Canada e Stati Uniti, dove la liberalizzazione dell’erba è arrivata prima, il bilancio è in perdita sia dal punto di vista del business sia da quello della lotta all’illegalità. In preda a una vera e propria euforia da cannabis free, già un anno prima del varo della legge in Canada, si è scatenata la corsa a investire nel settore, con guadagni a tripla cifra e picchi al momento del varo della legge. Poi però, come accade in tutte le speculazioni, il mercato ha invertito la rotta. Ed è stato un bagno di sangue. Dopo i massimi toccati il 19 settembre 2018, l’indice delle «cannastocks», elaborato dal Sole 24 Ore, usando i prezzi di mercato delle 50 maggiori società del settore, ha perso oltre il 66%.
Una batosta simile si è verificata negli Stati Uniti, dove la marijuana è legale in 11 Stati ed è consentita come terapia medica in 33. I gruppi industriali che nell’ultimo anno hanno investito in questo settore hanno perso 35 miliardi di dollari. E il flop non è stato solo finanziario. La legalizzazione non ha portato alcun beneficio nella lotta ai traffici illegali, come invece avevano pronosticato i supporter dello spinello libero. Non solo il racket ha continuato a fare soldi ma ha avuto vantaggi dalla legge pro erba. Gli Stati che hanno deciso per la legalizzazione della cannabis hanno imposto alte tasse costringendo i negozi ad applicare prezzi elevati. Per il mercato nero, non soggetto al peso delle imposte, è stato facile essere più concorrenziale, proponendo tariffe fino a quattro volte più basse. Inoltre, la possibilità di rifornirsi alla luce del sole ha portato a un uso più disinvolto dell’erba. È quanto è emerso da uno studio congiunto della University of California e della Oregon health and science University di Portland, in cui sono stati messi in correlazione gli effetti della legalizzazione della cannabis in Colorado con il numero dei ricoveri in ospedale. Negli anni successivi alla legalizzazione, in questo Stato si è registrato un aumento del 10% negli incidenti automobilistici e del 5% di lesioni o morti provocate da abuso di alcool e di droga.
Ma qual è la situazione in Europa? La cannabis nella versione light si può vendere solo in Italia, Francia e Svizzera. In Germania l’uso fino a 10 grammi è depenalizzato e la discussione sulla liberalizzazione è aperta, nel Regno Unito non è stato fatto alcun passo in tal senso. Anche in Spagna è stato depenalizzato il consumo a uso personale, ed è consentito in spazi privati e in club specifici ma non è legale a tutti gli effetti. La Francia, che detiene il primato del consumo in Europa, ha aperto il primo negozio di cannabis light nel 2017 e ha introdotto la depenalizzazione. Sulla legalizzazione è in corso un acceso dibattito. C’è chi teme che possano esplodere tensioni sociali. Il deputato Jean Baptiste Moreau, del movimento di Emmanuel Macron, sostiene che «se la proponiamo, dobbiamo sapere cosa faranno le persone che si trovano in questa economia parallela. Sarebbe necessario un sostegno sociale. Ma gli spacciatori che vogliono riqualificarsi devono rendersi conto che questi lavori sarebbero meno remunerativi». In Olanda, il Paese a cui si pensa più spesso quando si parla di «droghe legali», in realtà il possesso, l’uso a scopo ricreativo e la vendita sono tecnicamente illegali, ma è praticata una «politica di tolleranza». Generalmente, in Europa, la liberalizzazione della marijuana non è più vista come un tabù e l’attesa per norme più soft sta spingendo gli investimenti in questo settore, come è accaduto in Canada e negli Usa, creando le premesse per una bolla speculativa. Secondo la Prohibition partners, società di consulenza e raccolta dati sui mercati legali della cannabis, negli ultimi dodici mesi l’industria della cannabis europea è cresciuta più che negli ultimi sei anni e già 500 milioni di euro sono stati investiti nel business. La ricerca stima che il mercato della marijuana arriverebbe nel 2028 a un valore totale di 123 miliardi di euro, il 70% circa dell’attuale fatturato dell’industria farmaceutica (dati al giugno 2016). Nei prossimi cinque anni, il mercato europeo sarà il più grande del mondo, più di Usa e Canada.
Ma nonostante l’introduzione di legislazioni più soft, la vendita illegale di marijuana non accenna a diminuire. Secondo la Relazione europea sulla droga 2019, «gli europei spendono almeno 30 miliardi di euro l’anno per il consumo di stupefacenti che sono una delle maggiori fonti di proventi per le organizzazioni criminali nell’Ue. Circa due quinti (39%) della spesa totale sono rappresentati dalla cannabis, il 31% dalla cocaina, il 25% dall’eroina e il 5% da anfetamine e Mdma».
Si stima che 91,2 milioni di adulti nell’Unione europea (15-64 anni), pari al 27,4 % di questa fascia d’età, abbiano provato la cannabis nel corso della propria vita. Di questi, circa 17,5 milioni di giovani (15-34 anni), ossia il 14,4 % di questa fascia d’età, ne hanno fatto uso nel corso dell’ultimo anno. Circa il 20% dei giovani tra 15 e 24 anni si è fatto almeno uno spinello.
Dalla Relazione apprendiamo che oltre la metà degli 1,2 milioni di reati di uso o detenzione per uso personale segnalati nel 2017 si riferiva alla cannabis. Tre quarti dei sequestri di droga effettuati nel Vecchio continente è di cannabis, che risulta ancora la sostanza più commercializzata dalla malavita. I tre Paesi che riferiscono il maggior numero di sequestri (complessivamente oltre i due terzi di tutti i sequestri di droga nell’Unione europea) sono la Spagna, il Regno Unito e la Francia. Spagna e Francia, abbiamo visto, hanno una legislazione più permissiva e hanno depenalizzato l’uso privato. Data la sua vicinanza al Marocco, la Spagna ha una particolare rilevanza per quanto riguarda i quantitativi di resina di cannabis sequestrata, che rappresentano quasi i tre quarti (72 %) del quantitativo totale sequestrato nell’Unione europea nel 2017.
Tra il 2016 e il 2017 c’è stato un aumento complessivo di marijuana, trainato da Grecia, Spagna e anche dall’Italia.
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >