- L’ex security manager di viale Astronomia, finito agli arresti nell’inchiesta sul caso Montante, denuncia l’allora dg Marcella Panucci: «Il sistema di videosorveglianza venne installato su suo ordine». Eppure la dirigente comunicò alle autorità di non saperne nulla
- Il ministro non gradisce l’attuale segretario Salvatore Barca e punta a un cambio di poltrona
Lo speciale contiene due articoli
Gli inquilini di Viale dell’Astronomia sono tutti cambiati. Nuovo presidente e nuova squadra. Ma la vecchia Confindustria, scossa dall’inchiesta siciliana che vide il delegato alla legalità Antonello Montante finire ai domiciliari, ha ancora dei nodi irrisolti. D’altronde il passato ritorna sempre e in questo caso il déjà vu rovesciato vede scontrarsi due figure che per anni hanno lavorato a stretto contatto e proprio in occasione dell’inchiesta «Double face» avevano rotto tutti i rapporti. Si tratta dell’ex direttore generale, la potente Marcella Panucci, e Diego Di Simone, l’ex capo della sicurezza dell’associazione degli industriali finito agli arresti assieme a Montante il 14 maggio del 2018.
L’inchiesta della Procura di Caltanissetta si basava sulle accuse di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione di esponenti delle forze dell’ordine. In pratica i pm accusavano Montante e Di Simone (che per anni servì alla Squadra mobile di Palermo) di spiare personalità di spicco grazie a contatti negli apparati pubblici. Motivo per cui la stessa inchiesta finì per coinvolgere altri rappresentanti delle forze dell’ordine.
A maggio del 2019 sono anche arrivate le condanne: 14 anni all’ex numero uno di Sicindustria e circa sei al security manager. L’anno prima nella vicenda si era però inserita la Panucci. Infatti, il 28 maggio il direttore generale chiede una verifica interna sul sistema di videosorveglianza e il 31 maggio spedisce alla Dda di Caltanissetta una denuncia. Nella quale spiega di aver rinvenuto il 22 maggio alcune telecamere occultate installate da Di Simone. E ritiene di doverlo comunicare ai pm «considerata la rilevanza delle circostanze apprese e la pendenza del procedimento penale nei confronti di Di Simone». Il quale viene in contemporanea licenziato. Non ci sono in alcun modo riferimenti a Montante o all’idea che dietro la rete di intercettazione abusiva potesse esserci anche l’ex numero uno dell’antimafia degli imprenditori. I dubbi li solleva solo un articolo di Repubblica che va in stampa nell’agosto del 2018. L’inviato, nel dare conto della scoperta del nuovo filone e dell’attenzione della Procura, collega qualche puntino. A quel punto la notizia relativa al palazzo romano scema, mentre il resto va avanti fino alla condanna in primo grado. Passano i mesi e in Viale dell’Astronomia arriva Carlo Bonomi e Marcella Panucci lascia l’incarico da dg. Questa settimana però arriva il colpo di scena. A denunciare la Panucci stavolta è Diego di Simone, che si rivolge ai carabinieri per accusarla di calunnie, false dichiarazioni con l’aggravante di aver indotto in errore magistrati e inquirenti. In pratica, l’ex capo della security spiega nella denuncia-querela di aver installato le telecamere, ma su specifico incarico della Panucci. Gli occhi servivano a controllare dipendenti infedeli poi pizzicati a rubare contanti dalle tasche e le borse di altri colleghi o sottoposti. Di Simone fornisce un elenco di testi e scrive di aver tutte le prove documentali e di essere pronto a fornirle all’autorità giudiziaria. Aggiunge due passaggi molto delicati, prima di riservarsi la facoltà di costituirsi parte civile. «Appare lampante il piano di incastrarmi e insieme scaricare su di me la sua corresponsabilità», senza contare l’obiettivo «di far credere che il sistema di videosorveglianza fosse uno strumento di spionaggio non autorizzato e strettamente collegato alle indagini sul caso Montante». La denuncia va avanti con altri dettagli, ma l’asprezza delle accuse da un lato riporta chiaramente a contenziosi di natura amministrativa e a forte delusione personale, mentre dall’altro apre grandi non detti. Tra le righe del documento presentato ai carabinieri si lascia intendere che la mossa di denunciare Di Simone fosse un modo per prendere le distanze da un mondo al quale apparteneva Montante il quale fino a poco prima era un personaggio di spicco in Confindustria.
Si deve sicuramente anche al suo sostegno l’elezione di Vincenzo Boccia, così come alla stima di Montante si deve anche la nomina della Panucci a direttore generale. Su queste colonne avevamo accennato a un rapporto indiretto e collegato alla società «Servizi legali integrati» tra Montante e il marito della Panucci. Si ipotizzava da parte degli inquirenti – poi si è visto senza fondamento – contratti tra la società e il Sole 24 Ore. Nel cui board si sono seduti i due protagonisti. Il giornale di Confindustria adesso dovrà tirare una linea e capire se i conti sono a posto o servirà un nuovo aumento di capitale. Mentre l’ex dg di viale dell’Astronomia è in lizza come segretario generale del ministero dello Sviluppo economico. Vedremo se ora controdenuncerà il suo ex capo della security.
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