La Germania assicura a parole che non ci saranno corridoi privilegiati, ma nei fatti è così. Austria e Svizzera tengono chiuse le frontiere con il Belpaese e Angela Merkel ci gela: «Dove ci sono più infetti serve il coraggio di applicare restrizioni nazionali».

Sul turismo il governo è in vacanza, ma la protesta sta dilagando e l’Europa è pronta a tagliarci fuori. Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio ha provato a fare la voce grossa in una videoconferenza promossa dal tedesco Heiko Maas, che ha riunito i principali Paesi turistici visto che i tedeschi sono i primi clienti di tutti. A Di Maio hanno lasciato la soddisfazione di dire: «È il momento di riaprire i confini, senza ricorrere a sleali corridoi turistici con accordi bilaterali: eliminate l’Italia dalle liste nere ». E come no ha risposto Maas: anche la Germania non vuole accordi bilaterali, sono contrari allo spirito europeo. Poi però comme d’habitude il ministro degli Esteri tedesco ha aggiunto: «Mi auguro che a un certo punto tutti sappiano davvero com’è la situazione nei loro Paesi». Ancora più esplicita è stata la cancelliera Angela Merkel: «Ci vuole il coraggio di dire che là dove ci sono situazioni di maggiore infettività servono restrizioni nazionali».

Di Maio si è impegnato a «fornire report settimanali in più lingue sull’andamento del Covid in Italia regione per regione» ma pare che la toppa sia peggiore del buco. Germania e Francia hanno riaperto le frontiere il 15 maggio ma «con specifiche avvertenze per determinati Paesi». Insomma la lista nera c’è e rimane e l’Italia sarà in cima. Per l’eccessiva fretta di aprire. Spaventato dall’idea dei corridoi turistici, già preparati da Croazia, Slovenia, Grecia, Cipro e Malta e a cui ha pensato anche la Francia, il governo italiano ha deciso unilateralmente di riaprire le frontiere dal 3 giugno – senza applicare quarantene – in contemporanea con la ripresa della circolazione tra le regioni. E questo ha destato ancora più sospetti nei partner europei.

Una frontiera di certo resterà chiusa: è quella con l’Austria. Il cancellerie Sebastian Kurz non molla. Lo stesso vale per la Svizzera. La chiusura della frontiera austriaca e la riapertura dal 15 giugno di quelle dell’Europa centrale rappresentano già un corridoio turistico. Con buona pace di Di Maio che vuole accorpare l’Enit – l’Ente nazionale del turismo – con la Sace e portare tutto sotto il controllo della Farnesina, ma elogia Dario Franceschini, ministro anche o, a sentire gli operatori, forse del turismo, ormai bersaglio di contestazioni continue come quella con l’hashtag «cosìnonriparto» di tour operator, agenzie di viaggi, organizzatori di eventi – 13.000 aziende per 20 miliardi di fatturato, con 80.000 addetti diretti e un indotto da 80 miliardi e 700.000 occupati – che dicono al governo: «Ci avete condannato a morte». Chiedono che il fondo per loro sia portato da 20 a 750 milioni da attingere dal bonus vacanze giudicato inutile, che la cassa integrazione sia protratta fino a fine ottobre e i crediti d’imposta generalizzati. Se non succederà sono pronti ad «azioni clamorose».

«Che la situazione sia gravissima», dice Magda Antonioli, docente di economia del turismo alla Bocconi, consigliere dell’Enit e vicepresidente dell’ European travel commission, «è evidente. Il bonus vacanze è inutile: sono risorse sprecate, non sono soldi veri e molti operatori non l’accetteranno. Dovremmo spingere in promozione, dovremmo sostenere le imprese a fondo perduto e fare un’offensiva diplomatica, ma non vedo niente di tutto questo. Nella Travel commission ho percepito che in Europa si vuole escludere l’Italia dalle mete turistiche: non si fidano».

Paola Batani, a capo di un gruppo alberghiero, la Select hotel che in Romagna ha tre 5 stelle tra i quali il mitico Grand hotel di Rimini, quello di Federico Fellini per capirci, e otto 4 stelle «stagionali» con 800 dipendenti, rivela: «Siamo molto preoccupati. Ce la mettiamo tutta per accogliere al meglio i nostri ospiti e contiamo sul fattore Romagna, ma la situazione è pesante. Il distanziamento degli ombrelloni lo facciamo già, i nostri spazi all’aperto sono vasti e curatissimi, la sanificazione è per noi una routine. Non è questo che ci preoccupa. È il fatto che possiamo rispondere penalmente e civilmente se un ospite si ammala nei nostri alberghi, è il fatto che c’è una confusione sulle regole da seguire. Faccio solo un esempio: se per sanificare le stanze usassimo le sostanze che ci raccomanda l’Inail andremmo contro la legge antincendio. Insomma, i problemi non mancano e ritengo che il governo debba incentivare chi, in questo periodo così incerto, decide di far partire l’economia e aprire le proprie strutture. Un’altra preoccupazione è naturalmente se ci saranno i soldi e il tempo per venire in vacanza perché è certo che quest’anno vedremo quasi solo italiani».

Gli aeroporti intanto scontano un calo del traffico del 98% e sono a rischio di tenuta economica. Così come lo sono regioni che dal turismo ricevono molto. L’Umbria per esempio: proprio mentre stava lanciando una campagna d’immagine si è vista inserire dal governo nella lista delle regioni più a rischio Covid nonostante abbia solo 66 positivi. Il risultato è che ad Assisi non ha aperto nessuno, come al Trasimeno. Così il governo tutela il 13% del Pil e 3,5 milioni di posti di lavoro.

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