- Il nuovo dicastero gestito da Paola De Micheli mette nel mirino l’amministratore delegato Massimo Simonini e Claudio Andrea Gemme. Il primo fu scelto dall’ex ministro Danilo Toninelli, il secondo è espressione del Carroccio di Matteo Salvini. Si parla già di Luciano D’Alfonso, ex presidente dell’Abruzzo, ora senatore dem, in aspettativa come dirigente della società che gestisce 30.000 chilometri di strade e autostrade in Italia.
- Tre dirigente Anas sono stati arrestati per corruzione a Catania. Avrebbero incassato tangenti dalle aziende appaltatrici che non finivano i lavori mettendo persino a repentaglio la sicurezza. Il giallo del comunicato stoppato dalla procura di Carmelo Zuccaro: c’era il rischio di inquinare le indagini.
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Con l’avvento del nuovo governo giallorosso è ricominciata la caccia per occupare le aziende partecipate statali. Nel mirino ci sono quelle in scadenza nel 2020, ma il Conte bis, formato da Partito democratico e 5 Stelle, ha già messo nel mirino le autorità garanti e alcune aziende della galassia di Cassa depositi e prestiti. Non sono in scadenza i vertici di Anas – la stazione appaltante più importante in Italia da poco passata sotto il cappello di Ferrovie dello Stato -, ma a quanto pare in via Monzambano hanno incominciato già a tremare le poltrone. Il motivo è ovvio. La società controllata del ministero dell’Economia, con in gestione di quasi 30.000 chilometri di strade, ha bisogno di un governo vicino per poter muoversi liberamente nei gangli della politica e della burocrazia. Anas in questi anni ha accumulato poi una quantità sempre più ingente di debiti nei confronti delle grandi società di costruzioni statali, in crisi e in difficoltà in attesa della nascita di Progetto Italia di Pietro Salini. Per di più i suoi conti pesano su quelli di Fs, non senza polemiche. A fine dicembre dello scorso anno, dopo una battaglia senza esclusioni di colpi, il governo gialloblu era riuscito a nominare un nuovo amministratore delegato e un nuovo presidente.
Il primo è Massimo Simonini, un interno, scelto dall’ex ministro ai Trasporti Danilo Toninelli. La scelta fu di rottura rispetto al passato. Il politico pentastellato ha provato a raddrizzare un mondo, quello di via Monzambano, caratterizzato da anni da episodi di corruzione e scandali. Il caso della Dama Nera, Antonella Accroglianò, la vecchia gestione del boiardo Pietro Ciucci, come il caos sulle concessioni autostradali, sono ferite che si sentono ancora nel mondo Anas. Come presidente fu invece indicato Claudio Andrea Gemme, espressione questa volta della Lega di Matteo Salvini. Gemme è un genovese, già dirigente di Finmeccanica e Fincantieri, è stato nominato anche commissario per la costruzione del Ponte Morandi. La posizione di entrambi è sotto la lente d’ingrandimento dell’esecutivo. Perché di fondo in questi 14 mesi poco è cambiato. In Sicilia comanda sempre Vito Bonsignore, ex europarlamentare, ex europarlamentare Udc e socio Carige, che ha in mano i project financing della Catania-Ragusa e della Orte-Mestre. Sono due tratte da centinaia di milioni di euro, la seconda da 10 miliardi, che la Silec -Mec della famiglia Bonsignore non ha possibilità economiche di finanziare di tasca sua. Per questo chiede aiuto allo Stato che sarebbe disposto a concederlo.
Insomma poco è cambiato. Ma è soprattutto lo stanziamento delle vecchie leve all’interno dell’azienda ad aver reso la situazione sempre più o meno la stessa. Certo, Simonini aveva annunciato di voler stroncare il poltronificio e la galassia di società partecipate, ma c’è riuscito solo in parte. Secondo gli esperti del settore per nulla. Anas è un elefante difficile da smantellare. Così c’è chi al Nazareno starebbe spingendo per un cambio dell’amministratore delegato, magari piazando un nome gradito al Partito Democratico.
L’identikit del nuovo numero uno di via Monzambano è Luciano D’Alfonso, senatore dem, storico quadro dirigente di Anas in Molise e in aspettativa continua ormai da anni, dove ha svolto comunque il suo mestiere di politico, tra cui anche il presidente della regione Abruzzo. Tra i papabili c’è anche Ugo Dibennardo, ex Anas Sicilia, già candidato ai vertici di Anas l’anno scorso, ora Concessioni Autostradali Venete Spa (Cav). Il problema per lui è che ormai è considerato un fedelissimo del governatore del Veneto Luca Zaia, un leghista di ferro, visto però come il fumo negli occhi dal governo giallorosso. Paola De Micheli, la nuova plenipotenziaria delle Infrastrutture, sta già facendo il giro delle sette chiese, incontrando i sindaci sul territorio per capire quali interventi dovrà affrontare Anas nel breve periodo. E nel frattempo ricominciano le inchieste della magistratura.
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