Sono i ladri la nuova piaga delle campagne italiane. Furti per 300 milioni all’anno
  • In aumento in tutto il Paese le razzie di prodotti e mezzi agricoli. L’allarme di Coldiretti: contadini spesso rovinati da bande dell’Est, con mandanti mafiosi.
  • Prendono tutto: dalle etichette nobili al prosecco da discount. Un colpo pure al Vinitaly.

Lo speciale contiene due articoli.

Rubano le ciliegie a maggio, l’uva da tavola fra agosto e ottobre, le mandorle a settembre, le olive fino a dicembre, gli ortaggi tutto l’anno. Ladri improvvisati o criminali super efficienti fanno sparire trattori, bestiame, rame, fitofarmaci. I furti nelle campagne provocano almeno 300 milioni di euro di perdite l’anno per gli agricoltori italiani, secondo una stima della Coldiretti. Accade su tutto il territorio nazionale, non ci sono più Regioni risparmiate da raid peggiori di sciami di cavallette, perché volatilizzano raccolti, distruggono i campi, lasciano i coltivatori in ginocchio. Le assicurazioni sono costose e in alcune zone non concedono la copertura a causa delle alte percentuali di furti e truffe. Il dossier di quest’anno dal titolo Agromafie. 6° rapporto sui crimini agroalimentari in Italia, ha dedicato una ventina di pagine al capitolo che fotografa la «crescita allarmante» di furti di prodotti e merci agricole, «complici la crisi economica, gli eventi climatici» estremi che decimano i raccolti rendendo frutta e verdura «merce rara e preziosa».

Spesso a compiere il furto sono bande provenienti da Paesi dell’Est europeo, anche se «il più delle volte alle spalle vi sono come mandanti organizzazioni criminali di stampo mafioso», si legge nel rapporto. Rubano di tutto, nulla viene risparmiato. Secondo l’Osservatorio nazionale zoomafia, spariscono almeno 150.000 capi di bestiame, tra bovini, maiali, cavalli, agnelli e pecore. Le cifre reali sono molto più alte, ma pochi denunciano per paura di ritorsioni.

Sono passati quasi dieci anni da quando Massimo, piccolo allevatore di Adria in provincia di Rovigo, riuscì a far catturare una banda di pugliesi che operava nel Triveneto, facendoli fuggire. «Portavano via i vitelloni, quelli che hanno la carne considerata più pregiata, la famosa fettina», ricorda l’imprenditore oggi quarantenne. «In pochissimo tempo riuscivano a caricare sui camion bestie che pesano 750 chilogrammi l’una, buttando paglia per terra in modo da attutire ogni rumore. Questi animali impazziscono alla vista di steli secchi, ci giocano come dei bambini, così per mantenerli calmi utilizzavano stracci imbevuti di ormoni femminili. Mio padre non ebbe paura, sparò in aria: i malviventi scapparono nei campi abbandonando l’automezzo fuori dalle stalle. Quando i ladri denunciarono il finto furto del camion, vennero catturati». Massimo, che dopo anni ancora preferisce mantenere l’anonimato perché i processi non sono chiusi, fu fortunato rispetto alle tante vittime di abigeato, la sottrazione di bestiame, fenomeno spesso collegato alla macellazione clandestina che rende impossibile rintracciare l’origine degli animali e assicura profitti altissimi. Tutto in nero.

Da Nord a Sud, l’intero territorio agricolo nazionale subisce la crescita di ruberie. In Piemonte portano via soprattutto nocciole, «l’oro marrone». Fanno gola i mille ettari di noccioleti che sostituiscono molti vigneti e generano un volume d’affari di circa 7 milioni di euro. I furti nelle Langhe e nell’Astigiano alzano alle stelle il prezzo della «Tonda gentile», che vale circa 500 euro al quintale. La pregiata cipolla rossa di Breme, dolce, croccante e digeribile, è l’ortaggio più rubato nel Pavese, in Lombardia. L’Emilia Romagna soffre furti di forme di parmigiano reggiano, vendute sul mercato nero facendo crollare il prezzo della Dop ai danni delle aziende produttrici, ma deve fare i conti anche con i predatori di kiwi. A Savignano sul Panaro, in provincia di Modena, i proprietari di un’azienda agricola hanno dovuto organizzarsi in turni di notte, dormendo in auto per fermare i ladri che spogliavano gli alberi da frutto. Le verdure del Lazio fanno gola, in particolar modo la scarola e i carciofi, mentre dalla zona di Viterbo fanno sparire le nocciole.

In Puglia i furti più consistenti riguardano olive, mandorle e uva, in Campania rubano ovunque: «Nel Salernitano sono all’ordine del giorno razzie di rimesse e cantine da cui vengono sottratti ingenti quantitativi di olio extravergine di oliva», denuncia il rapporto di Coldiretti, Eurispes e Osservatorio sulla criminalità nell’agroalimentare. La Costiera amalfitana registra continue scorribande nelle piantagioni per portar via i pregiati limoni. I bulbi di zafferano e gli agrumi sono la merce agricola più sottratta in Sicilia.

All’elenco di frutti della terra rubati, si aggiunge la lista dei mezzi agricoli che ogni anno spariscono. Furti di trattori, fitofarmaci, attrezzature da lavoro sono in aumento in Lombardia, Piemonte, Toscana, «soprattutto la provincia di Pisa: nel corso del 2018 sono stati segnalati moltissimi casi di sottrazione di bestiame, ortaggi, macchine agricole, gasolio e rame», nelle campagne laziali dell’Agro pontino, in Puglia e Sicilia. I ladri caricano i mezzi su tir, di solito destinati ai mercati dell’Est europeo. Oppure li imbarcano su traghetti alla volta di Russia, Africa, Medio Oriente. La macchina agricola viene agganciata e trainata fuori dal terreno, o caricata su camion e fatta sparire. Verrà modificato il numero di telaio e il mezzo reimmatricolato, ma c’è chi lo smantella e ne vende i pezzi, come ricambi, pure nel nostro Paese.

Aumentano i furti nei vivai nella provincia di Pistoia e in Liguria, nella zona di Imperia dove si concentra il florovivaismo e da dove spariscono non solo mimose e altri fiori pregiati come anemoni e ranuncoli ma «anche fogliame, le fronde verdi ornamentali destinate a mazzi fioriti e composizioni, molto richieste all’estero», spiega Gianluca Boeri, presidente di Coldiretti Liguria. «Il ruscus (Danae racemosa, ndr) viene venduto a 10 euro al chilogrammo, razziando pochi metri quadrati i ladri fanno un bottino di 5-10.000 euro», lamenta E. G., imprenditore in Valle Armea che preferisce comparire solo con le iniziali. «Io in due anni ho subito tre furti, l’ultima volta ben 50 quintali di verde ornamentale. Strappano le piante senza accorgimenti, per tre anni non ricrescono più».

Non sempre si tratta di semplici furti, il dossier segnala che alla sottrazione di mezzi e animali può far seguito la richiesta di un riscatto, che il legittimo proprietario paga per ritornare in possesso del bene rubato. L’agrisequestro è un’altra piaga del comparto, che rende difficile conteggiare il numero reale di quanti vengono depredati del frutto del loro lavoro o dei macchinari necessari per realizzarlo.

Ma stanno tutti a subire? No di certo: si moltiplicano le ronde notturne per presidiare il territorio e tenere alla larga i malintenzionati, soprattutto durante i raccolti. Nascono gruppi social che segnalano auto, movimenti, individui sospetti, vengono installati antifurti e fototrappole, fotocamere con sensori di movimento che dovrebbero funzionare da deterrente. Gli agricoltori americani mescolano nei cereali dei coriandoli di carta con nome e numero di telefono del produttore, per smascherare il ladro al momento della vendita. Potrebbe funzionare anche in Italia con olive, mandorle e altri prodotti, spiega il dossier, sempre che l’acquirente non sia complice del malfattore.


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