- Dai telefoni sequestrati nel 2023 a Tonali e Fagioli sono emersi i nomi di sportivi che avrebbero fatto puntate su siti illeciti: tra questi gli azzurri Zaniolo, Florenzi, Ricci e Bellanova. Sequestrati 1,5 milioni.
- Il giro di denaro veniva gestito da cinque milanesi con una lunga sfilza di reati ma molto attivi sui social.
Lo speciale contiene due articoli.
Le indagini e i sequestri del cellulare a carico dei calciatori Sandro Tonali e Nicolò Fagioli nell’estate del 2023 non hanno fermato le attività della gioielleria Elysium. Che, anzi, sono proseguite anche dopo il 24 maggio 2023, data in cui la questura di Torino aveva sequestrato il cellulare in uso a Fagioli. I bonifici da parte sua o di altri soggetti, sempre a copertura di debiti di gioco, sono continuati almeno fino all’ottobre 2023, periodo in cui sono apparsi i primi articoli giornalistici che citavano proprio Elysium come canale utilizzato dagli scommettitori per saldare le proprie perdite.
È uno dei punti più delicati agli atti dell’ultima indagine della Procura di Milano (pm Roberta Amadeo e Paolo Filippini), che ieri ha coordinato un maxi sequestro da 1,5 milioni di euro, cifra che rappresenterebbe il profitto ottenuto attraverso l’uso di circuiti illegali e che, secondo gli inquirenti, sarebbe transitata per intero sui conti correnti della società Elysium Group. Dodici i calciatori indagati. Mentre cinque persone, i due che gestivano le piattaforme online per le scommesse illegali, Tommaso De Giacomo e Patrick Frizzera, e i tre gestori della Elysium, Antonio Scinocca, legale rappresentante della società e titolare del 47,5% del capitale; Antonino Parise, socio con il 23,75%; Andrea Piccini, inizialmente socio, poi dipendente, ma con delega ad operare sui conti e sulla cassetta di sicurezza dell’azienda, stando alla richiesta dei pm, rischiano gli arresti domiciliari.
I magistrati hanno portato alla luce un presunto sistema illecito che avrebbe coinvolto numerosi soggetti in attività di scommesse illegali e operazioni di riciclaggio, con modalità sofisticate e ben pianificate. Il cosiddetto «metodo Elysium» consisteva nell’acquisto fittizio di orologi e gioielli nella gioielleria, che permetteva di trasferire somme di denaro, apparentemente lecite, per pagare i debiti di gioco.
Tra i protagonisti dell’inchiesta c’è un’intera squadra di calcio. Figurano Alessandro Florenzi, Nicolò Zaniolo, Weston James Earl McKennie e Mattia Perin. A centrocampo si fanno notare Samuele Ricci, Raoul Bellanova, Cristian Buonaiuto e Leandro Paredes. Completano la rosa Stefano Caianiello, Matteo Falzarano, Matteo Cancellieri e Adames Hector Junior Firpo. Tra i giovani in ascesa troviamo Paolo Tacchini, Marco Sartori ed Elia Petrelli.
Ma spiccano anche Ángel Di Maria, Sandro Tonali, Matteo Gigante, Andrea Ferrari e Mattia Sari. Secondo le dichiarazioni di alcuni calciatori coinvolti, come Tonali, il pagamento avveniva con bonifici bancari effettuati a nome della gioielleria, con causali fittizie che indicavano l’acquisto di beni di lusso. Tuttavia, i beni non venivano mai realmente acquistati, ma venivano solo utilizzati per giustificare formalmente il pagamento del debito. È stato Fagioli, per primo, seppure dopo aver in un primo momento mentito, a confermare agli inquirenti come funzionava il meccanismo del credito al consumo offerto, non da una banca ma dalla gioielleria milanese: «Mi facevano credito, non ho vinto, ma ho effettuato dei pagamenti acquistando degli orologi in un negozio a Milano in cui a volte mi sono recato».
Qui, ammette Fagioli, «ho acquistato 15 o 20 orologi Rolex del valore tra i 15 e i 20.000 euro che consegnavo a Tommaso. Mi facevano delle fatture, effettuavo dei bonifici alla gioielleria che si chiama Elysium». Dietro le vetrine della gioielleria, nel centro di Milano, in Foro Buonaparte, secondo l’accusa, si nascondeva quindi un terminale sofisticato di riciclaggio del denaro per le scommesse illegali. Tonali ha descritto il doppio binario: «Pagavo il doppio del valore di un orologio e ritiravo l’oggetto, oppure versavo l’importo del debito senza ritirare nulla».
Una volta, entrato fisicamente in gioielleria, ha visto un Rolex da 9.000 euro offerto a 21.000. «Quel prezzo», ha spiegato, «comprendeva il debito che avevo con Tommy». Ancora più esplicito è stato Florenzi: «Non avevo alcuna intenzione di comprare gioielli o orologi. Quando facevo il bonifico era per saldare il debito delle scommesse. È sempre tramite Tonali che mi mandavano la fattura sul telefonino». L’importo? Tra i 140.000 e i 150.000 euro. Secondo i pm, «la gioielleria risulta avere una gestione societaria con notevole utilizzo di denaro contante, con importi superiori ai limiti consentiti dalla legge, anche nella fase di vendita degli orologi di lusso al pubblico».
E quando la Procura ha cominciato a indagare, i protagonisti si sono affrettati a trovare una copertura. In una chat, De Giacomo raccomanda a Fagioli: «Tu digli sempre che da loro compri orologi e bona. Se viene fuori bordello, questi saranno tutti i cazzi tuoi e miei». Anche i like su Instagram dovevano servire da copertura. De Giacomo a Fagioli: «Con tutti gli orologi che prendi, manco i like a Instagram. Fatti furbo. Metti un mi piace». In caso di accumulo del debito, i calciatori chiedevano «di poter effettuare il pagamento tramite Elysium». In una delle chat, Fagioli, infatti, scrive a De Giacomo: «Li passo su Elysium». Ma non è tutto. Dalle chat estratte dal telefono di Fagioli emerge un dettaglio ancora più inquietante: la sua carta di credito era custodita nella cassaforte della gioielleria.
«All’occorrenza», si legge nel provvedimento cautelare, «De Giacomo effettuava pagamenti presso la medesima gioielleria per rientrare, quantomeno parzialmente, del debito contratto». Il tutto, secondo il giudice, «a riprova della piena consapevolezza dei vertici di Elysium circa la provenienza del denaro». Il tono delle conversazioni: «Va che domani striscio 4.5», oppure «Domani quanto devo strisciare? 20?». E ancora: «Entro fine settimana ti arrivano fatture nove vecchie più nove nuove». La risposta di Fagioli: «Non strisciare tanto, lasciami qualcosa per vivere».
Gli indagati sono accusati di aver messo in piedi una rete di scommesse non autorizzate, utilizzando piattaforme illegali, e di aver riciclato i guadagni attraverso operazioni commerciali fittizie, come la compravendita di beni di lusso. Stiamo parlando di piattaforme illegali che permettono l’anonimato come la possibilità di giocare a credito e scommettere somme superiori a quelle previste dalle piattaforme autorizzate. La descrizione che ne fa Tonali è illuminante: «Il vantaggio di questi siti illegali era l’anonimato, il fatto che non vi fossero limiti e che concedessero del credito».
Non si trattava di una condotta occasionale, ma di un’attività ben organizzata, che prevedeva la gestione di conti gioco, il caricamento delle scommesse e la creazione di «stanze chiuse» protette da password, dove gli scommettitori potevano incontrarsi e partecipare alle giocate in gruppo. Le conversazioni intercettate documentano come fosse De Giacomo a occuparsi del caricamento dei fondi sui conti, ricevendo richieste dirette da alcuni giocatori, mentre altri si rivolgevano a intermediari per ottenere lo stesso servizio. Era lui a caricare il «tavolo virtuale» di tutti i giocatori di poker quando i calciatori organizzavano, sul gruppo Whatsapp denominato «Poker senza Zaniolo». Nel gruppo c’erano il portiere Mattia Perin, Leo Paredes ma anche Weston McKennie. Particolarmente attivo nel cercare di trattenere i suoi «clienti», De Giacomo temeva che alcuni giocatori potessero spostarsi su piattaforme più economiche. In uno scambio con Fagioli sbotta: «Prova a giocare un centesimo sul sito che sta proponendo Perin e non ti rivolgo più la parola, te lo dico che mo mi metto di punta».
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