Scalata di Del Vecchio a Mediobanca. E i giallorossi restano in silenzio
  • L’opposizione insorge a difesa anche di Generali, Pd e M5s tacciono: potrebbero pensare a un aiuto dell’imprenditore per i dossier Ilva e Alitalia. Il Copasir intanto si muove grazie al nuovo golden power
  • Urbano Cairo, impegnato contro Blackstone, pensa di cedere Rcs per concentrarsi sulle tv, ma prima deve restituire a Intesa 30 milioni di fido. Gli Elkann stanno alla finestra.

Lo speciale contiene due articoli

Niente è più inedito di quanto già scritto, si dice nel giornalismo. E questo è un po’ il caso del tentativo di scalata di Leonardo Del Vecchio al fortino di Mediobanca (che ieri in Borsa ha chiuso a +8%). Intendiamoci, la notizia riportata da Repubblica in prima pagina è uno scoop, sebbene atteso da più di sei mesi. Lo mossa era già stata anticipata dal diretto interessato, ma i modi e le tempistiche con cui viene rimessa al centro delle cronache finanziarie insegnano tante cose. Le prime due riguardano l’agenda della settimana. Due grossi eventi in vista. Il primo coinvolge il governo e la famiglia Benetton. Il governo aveva promesso a breve una soluzione alla causa in corso sulle concessioni magari con annesso riassetto azionario di Aspi e Atlantia.

La situazione è in alto mare e difficilmente quaglierà prima di settembre. Se la comunità finanziaria è impegnata a discutere del futuro di Generali, la cui porta d’ingresso si chiama Mediobanca, sarà più facile per il governo far passare sotto silenzio l’ulteriore slittamento e l’ennesima promessa non mantenuta. Discutere del futuro di Generali permetterà anche a Intesa di gestire la partita Ubi sotto traccia senza che un giorno sì e un giorno no i vertici della banca bergamasca finiscano con il dichiarare qualcosa sulle colonne dei quotidiani. Fatta la doverosa premessa, erano anni che i salotti, o quel che resta di essi, non erano così in fibrillazione. Consolidamento bancario e assicurativo in un solo colpo. Riassetto delle autostrade italiane e pure della rete di telecomunicazioni in vista del 5G. Appare comprensibile, dunque, che le mosse di Del Vecchio attraverso Delfin sembrino mirate non tanto a rilanciare le attività di Mediobanca, ma a fare di Piazzetta Cuccia una banca a sua immagine per poi passare a contare di più in Generali.

Per farlo, il patron di Luxottica dovrà affrontare lo schieramento di Alberto Nagel e di Carlo Messina che in questa partita si muovono allineati e godono pure del sostegno (indiretto) di Carlo Cimbri, le cui assicurazioni Unipolsai potrebbero non apprezzare un cambio imprevisto negli equilibri delle polizze italiane. Stiamo parlando della stessa compagnia di via Stalingrado che è scesa al fianco di Intesa nell’Ops su Ubi. Perché l’Italia è sempre stata piccola e il consolidamento sta riavvicinando i salotti che contano. Motivo in più per accendere i fari sulla grande cassaforte di Generali. Del Vecchio porta con sé qualcosa in più di un pregiudizio, porta con sé l’alleanza strategica con i francesi. Cosa che ha subito fatto scattare l’allarme da parte del Copasir, il comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica.

«Recenti notizie accentuano le preoccupazioni già espresse dal Copasir in merito al possibile controllo fuori dai confini nazionali di primari istituti bancari e assicurativi già riconosciuti per altro tra i maggiori detentori di debito sovrano italiano», ha commentato ieri il presidente, Raffaele Volpi, aggiungendo che «essendo le notizie pubbliche pensiamo possa esservi una autonoma attivazione degli organismi di controllo. Non si può depauperare il sistema Paese di capisaldi strategici in favore di attori che proseguono interessi diversi da quelli nazionali», ha concluso. Della stessa idea esponenti di Fratelli D’Italia, come Adolfo Urso, e della Lega. «Dobbiamo valorizzare i nostri asset strategici che sono Mediobanca e Generali», ha detto il tesoriere del Carroccio Giulio Centemero chiudendo il cerchio del centro destra. Nel frattempo, a muoversi con una certa assiduità al governo c’è la figura di Riccardo Fraccaro, sottosegretario alla presidenza del Consiglio. A lui si deve l’inserimento nel dl Liquidità della nuova versione del golden power, il veto di governo sulle aziende sensibili, e pure la pubblicazione del recentissimo Dpcm che estende il medesimo scudo anti scalate a una serie di settori (energia, acqua e infrastrutture) e alle società quotate.

La vera novità sta nella possibilità di imporre uno stop (al momento di un anno) anche a investitori comunitari. Tradotto: francesi. Eppure non si può non notare che gli unici esponenti politici che hanno fiatato a favore di Mediobanca e di conseguenza del Leone di Trieste sono stati quelli dell’opposizione. Il governo da un lato rafforza le difese (seguendo i consigli dell’intelligence), ma dall’altro sembra tacere sulla partita. Pd e 5 stelle non vogliono esprimersi. Forse vedono in Del Vecchio un possibile partner per uscire dalle mille secche in cui si sono cacciati. Alitalia è in coma, Arcelor Mittal è pronta ad andarsene e pagherà un cippino di 1 miliardo. E Taranto seppur nazionalizzata avrà bisogno di nuovi capitali oltre che di un partner cosiddetto industriale. Nel 2016 Il patron di Luxottica era in campo assieme ad Arvedi nella cordata opposta ad Arcelor. Chissà se la maggioranza tace su Generali e Mediobanca perché spera di poter chiedere aiuto a Del Vecchio altrove. Giuseppe Conte dovrebbe però fare due conti opportunistici. Saprà sicuramente che la banca di sistema è una sola e che assieme al nuovo asse finanziario contribuisce alla stabilità del debito pubblico. E di rimando della sua poltrona. Se sulla partita Generali avesse idee esterofile, prima o poi dovrà dirlo. Non si può tenere il piede in due scarpe troppo a lungo.

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