Gli altri santini antimafia finiti nei guai
In alto, da sinistra: Antonio Candela, Silvana Saguto e Vincenzo Artale. In basso: Roberto Helg e don Salvatore Santaguida
Tra i paladini della legalità accusati di delinquere, pure i due preti calabresi che inveivano contro i boss, ora inquisiti per collusione con la ‘ndrangheta. Dalla giudice che lucrava sulle confische, fino a pezzi grossi dell’antiracket e imprenditori, la lista è lunga…

Daniela Lo Verde, la preside della scuola Giovanni Falcone del quartiere Zen, è solo l’ultima paladina della legalità finita nei guai.

L’elenco dei professionisti dell’antimafia che, stando alle ricostruzioni giudiziarie, avrebbero oltrepassato il confine con una certa disinvoltura è già abbastanza ricco. «Mafia trasparente», l’ha definita uno dei giudici che ha condannato Antonello Montante, ex presidente di Sicindustria per anni riverito nei salotti e ossequiato dalla politica, che, secondo gli inquirenti, sarebbe riuscito a condizionare pesantemente ai tempi della presidenza di Rosario Crocetta. In appello Montante si è beccato 8 anni di carcere, nonostante la sua reputazione da duro dell’antimafia in Confindustria. L’hanno accusato di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione e all’accesso abusivo a sistemi informatici. Grazie ai suoi contatti avrebbe creato una sorta di rete spionistica. Nel processo bis che sta affrontando, dove c’è anche un’accusa per finanziamento illecito ai partiti, insieme a ex assessori regionali, imprenditori e rappresentanti delle forze dell’ordine, c’è pure Crocetta. Che di sviste sulla legalità, della quale era paladino pure lui, ne ha presa più d’una. Una grossa cantonata, per esempio, l’ha presa con Antonio Candela (nel 2016 decorato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella), piazzato sulla poltrona da commissario dell’Asp di Palermo. I suoi esposti da mister legalità gli erano costati delle minacce, trasformandolo in un esempio anche per la magistratura contabile. Poi, però, di colpo, si è ritrovato dall’altra parte della barricata con l’accusa di aver accettato tangenti: 6 anni e 8 mesi in primo grado e ora attende la decisione d’appello.

La Sicilia è zeppa di storie di questo tipo. Basta rivoltare la medaglia ed esce la seconda faccia. Lo hanno scoperto i magistrati che hanno indagato sul giudice Silvana Saguto, ex presidente delle misure di prevenzione del Tribunale di Palermo che avrebbe trasformato il suo ufficio in un’agenzia d’affari che lucrava sulle confische ai boss. In appello le hanno inflitto 8 anni e 10 mesi per corruzione e concussione. Prima di finire sotto inchiesta, però, i movimenti antimafia l’avevano eletta a icona. Come l’ex presidente di Confcommercio Palermo e vice presidente di una società aeroportuale, Roberto Helg, che da voce del movimento antimafia si è ritrovato una condanna a 3 anni e 8 mesi di reclusione in appello per estorsione e concussione. Nel 2014 lo arrestarono mentre intascava una tangente da 100.000 euro. Il presidente dell’associazione siciliana antiestorsione (Asia), Salvatore Campo, invece, è stato accusato di aver chiesto soldi a tre vittime della criminalità per garantire il buon esito delle richieste di risarcimento. Renzo Caponetti, presidente di un’associazione antiracket, e anche lui paladino dei taglieggiati, è finito sotto inchiesta per truffa e malversazione. I pm avevano chiesto e ottenuto (ma poi è stato annullato dalla Cassazione) un sequestro preventivo da 396.000 euro del Fondo di solidarietà per le vittime. Una storia simile a quella di Maria Antonietta Gualtieri, presidente dello Sportello Antiracket del Salento, che per la Corte dei conti dovrà restituire, insieme ad altre due persone, 956.000 euro spariti dalla cassa. Vincenzo Artale, già presidente dell’associazione antiracket e antiusura di Alcamo, è stato accusato di fare il doppio gioco. Era tra gli indomiti dell’antimafia, di fatto, invece, sostengono gli inquirenti, godeva del supporto di un clan, che gli avrebbe assicurato il monopolio nella fornitura del calcestruzzo.

Dal paradiso delle icone antimafia alla polvere è un attimo. Ne sa qualcosa anche , Giovanna Boda, apprezzatissima dall’associazione Libera e dagli attivisti antimafia, quando promuoveva la Nave della legalità, percorso di educazione antimafia per le scuole ex capo dipartimento del ministero dell’Istruzione, ora imputata per corruzione.

Si era costruito un’immagine di prete antimafia, invece, don Salvatore Santaguida, che aveva bandito i malavitosi dalla processione. Lo scorso mese di febbraio, però, è stato condannato in primo grado a 6 anni di reclusione per concorso esterno. Una vicenda fotocopia a quella di don Edoardo Scordio, che dall’altare inveiva contro la ’ndrangheta, ma che è stato condannato in appello a 8 anni e 8 mesi. Fu arrestato nel maggio 2017 in un’operazione che portò alla luce le ingerenze della cosca Arena addirittura nella gestione del Centro di accoglienza per migranti di Isola Capo Rizzuto.

Da non perdere

Attentato a Ranucci, quattro arresti
Video

Attentato a Ranucci, quattro arresti

Fermati i presunti autori dell’assalto dinamitardo contro il conduttore di «Report». Di origine campana, avrebbero operato su commissione in cambio di migliaia di euro.

Lo scoop della «Verità» inguaia Conte
Inchieste

Lo scoop della «Verità» inguaia Conte

Quasi amici. Anzi, no: proprio amici amici. Lo dice Domenico Arcuri, ex commissario straordinario durante l’emergenza Covid, a proposito di Giuseppe Conte, commissario che indaga sulla gestione dell’emergenza Covid. Vi pare un’anomalia o quanto meno una frequentazione poco opportuna? Può…