Mascherine Lazio, Ruberti caccia il boss della Ecotech: «Mettimi le mani addosso»

Una riunione nella sede della Regione Lazio, che si è svolta a fine settembre 2021, ha probabilmente segnato la fine di ogni possibilità per l’ente guidato di Nicola Zingaretti di rientrare in possesso degli 11 milioni di acconti versati alla Ecotech di Frascati per una commessa di mascherine mai consegnate.

Alla riunione, convocata dall’allora capo di gabinetto di Zingaretti, Albino Ruberti, partecipano, oltre allo stesso Ruberti affiancato da un legale della Regione, il titolare di fatto della Ecotech Sergio Mondin e il suo avvocato Giorgio Quadri. La riunione dura poco meno di venti minuti, e come racconta l’audio di cui la Verità è entrata in possesso, presto i toni si fanno incandescenti. Ruberti accusa Mondin di «essersi lanciato in qualcosa che non sapeva fare» e allora l’imprenditore replica: «Se voi sapeste lavorare, caro dottor Ruberti, non saremmo qui e avremmo consegnato tutte le merci». Poi Ruberti, con i toni ruvidi che lo contraddistinguono, chiede a Mondin perché non abbiano versato alla Regione Lazio i soldi «dell’Emilia Romagna».

L’imprenditore risponde di aver speso molti soldi «tra dogane e avvocati , per esempio, per le cazzate che avete fatto voi». Quadri e Mondin decidono, quindi, di lasciare la riunione, ma a quel punto Mondin perde le staffe e urla a Ruberti: «Si vergogni». «Lei se ne vada, e pure lei» è la furente risposta del capo di gabinetto che dall’audio sembra accompagnare i suoi interlocutori fuori dalla stanza. E poi aggiunge: «La prossima volta che alza la voce chiamo la forza pubblica», seguito da «ma stia zitto, scemo». A quel punto la situazione sembra precipitare e si sente Mondin dire «mettimi le mani addosso», con Quadri che cerca di placarlo: «Stai fermo Sergio, statti fermo, per favore».

L’epilogo è Ruberti che si rivolge a un ignoto interlocutore al quale intima: «Falli uscire, forza. Di corsa».

Da non perdere

Ranucci, il commando è pronto a vuotare il sacco
Inchieste

Ranucci, il commando è pronto a vuotare il sacco

Gli uomini che hanno piazzato l’ordigno a casa di Sigfrido si sentono traditi dai mandanti e dai clan: «Avevano promesso copertura economica e legale». E adesso vogliono fare altre rivelazioni. Spunta la soffiata per farli beccare: «Ecco chi è il deficiente».

Inchieste

Ranucci e il giallo del secondo mandante

Ne parla lo stesso Lavitola, intercettato mentre riferisce a un commensale i sospetti dei carabinieri: «Per loro la mente dell’attentato sono io ma non da solo: “È uno a fianco a lei”, mi hanno detto». Per il comitato etico Rai, danno reputazionale e ricadute pubblicitarie.