Ecco le mail snobbate dagli esperti del governo Draghi
Mario Draghi e Roberto Speranza nel 2021 (Imagoeconomica)
A maggio 2021 le accademiche chiesero a Magrini (Aifa) di reintrodurre restrizioni per età e si rivolsero (invano) al Cts.

Non è una polemica accademica. È una doppia traccia tra le carte dell’inchiesta sulla morte di Camilla Canepa: da una parte le mail inviate alle autorità sanitarie, dall’altra le parole rese ai magistrati. Le Scienziate per la Società avevano messo in guardia contro gli Open day Astrazeneca, scrivendo a Nicola Magrini, il direttore generale dell’Aifa, e a Cinzia Caporale, la bioeticista del Cts. Valeria Poli, biologa molecolare dell’Università di Torino, in Procura a Genova lo ricorda bene quel confronto: «Ci rispose (la Caporale, ndr) che avevano consultato i migliori immunologi e che non c’era nessun problema… noi abbiamo ri-risposto che invece secondo noi c’era, leggere la letteratura… ma insomma ci ha rintuzzato ma insomma ci ha rintuzzato». Della mail inviata a Magrini, invece, ha riferito ai pm Anna Rubartelli, medico chirurgo in pensione e ricercatrice specializzata in ematologia, «non fu mai data risposta». Eppure, ben 12 componenti del loro gruppo, il 28 maggio 2021 avevano scandito in quella mail numeri e dubbi. L’incipit fotografava l’entusiasmo dei territori per gli Open day: Alto Adige, Sardegna, Sicilia e Liguria che comunicavano il successo della campagna o promuovevano gli eventi. Poi lo strappo: «Noi nutriamo grosse perplessità sulla appropriatezza dell’iniziativa». I punti deboli erano stati messi nero su bianco. «Astrazeneca è meno efficace nel prevenire l’infezione». Ma soprattutto: «Il difetto principale di Astrazeneca è legato alla Vitt». L’analisi portava a una conclusione netta: «La Vitt a seguito di vaccinazione con Astrazeneca rappresenta negli under 40 sani un rischio più alto del Covid-19». Seguiva anche una spiegazione: «In questa fascia di età la letalità per Covid-19 in Italia è vicina allo zero ed è rarissima l’ospedalizzazione». Il cuore della mail, però, coincideva con una richiesta a Magrini: «Le chiediamo di rivedere i criteri per la somministrazione di Astrazeneca e in particolare di bloccare gli Open day senza restrizioni per fascia di età». Quasi in coda c’era anche un passaggio più politico: «Ci sembra che la scelta del governo e delle agenzie regolatorie di limitare Astrazeneca agli ultrasessantenni e poi di lasciarlo somministrare ai diciottenni sia eticamente discutibile». E la chiusura non lasciava spazio a interpretazioni: «Qualunque sia la risposta queste domande, la salute dei giovani non è barattabile con lo smaltimento di dosi di vaccino rifiutato dalle fasce d’età cui è destinato». Lo scambio di email con la Caporale, invece, comincia il 4 giugno. E parte proprio dalla Poli, che parla a nome del gruppo: «Siamo costernate dalla organizzazione degli Open day… aperti a tutte le età e persino rivolti ai maturandi». La lettera entrava nel dettaglio: «Il rischio di trombosi trombocitopenica indotta da vaccino (Vitt), rara ma potenzialmente letale (circa il 25 per cento dei casi), è particolarmente frequente negli individui, soprattutto donne, sotto i 50 anni». Contestava le stime ufficiali: «La frequenza stimata di 1 caso su 100.000 non è realistica: i dati inglesi suggeriscono almeno quattro volte tanto». Caporale rispose il giorno dopo: «Oggi ho consultato diversi esperti di diversa provenienza e ho avuto risposte univoche. Siete molto scrupolose e attente, resto a disposizione». Una risposta che non convinceva le scienziate. Poli, infatti, ribadì: «Noi studiamo i dati e i dati questo dicono. Grazie per esserti mossa, anche se sei giunta a conclusioni che non sono le nostre. Io spero con tutto il cuore che ci stiamo sbagliando e che non succeda nulla, anche un solo morto sarebbe imperdonabile». La Caporale replicò piccata: «Anche noi studiamo i dati e l’etica. Nessuna azione umana è certamente esente da rischi e non è possibile epistemologicamente ottenere una prova di innocuità». Due posizioni difficili da far convergere.

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