«Ci hanno riferito che il nostro dossier in Procura è stato preso molto sul serio. E adesso la soluzione è una sola: Ursula von der Leyen deve dimettersi perché ha violato i Trattati, punto». Frédéric Baldan, 36 anni, ex lobbista in Commissione europea, è uno dei dieci ricorrenti che si sono rivolti alla Procura di Liegi, in Belgio, affinché si indaghi sui quattro capi d’imputazione addebitati alla presidente della Commissione Ue: interferenza nelle funzioni pubbliche, distruzione di documenti (i famosi sms scambiati con l’amministratore delegato di Pfizer, Albert Bourla), corruzione e conflitto di interessi. Baldan, che ha chiesto un risarcimento di 100.000 euro, ne ha parlato con La Verità, cercando di fare luce su una vicenda che tuttora, grazie alla complicità dei media, è ancora tutta da chiarire.
Il lobbista belga ha depositato la sua prima istanza penale il 5 aprile 2023, quasi sei mesi dopo che la Procura europea (Eppo) aveva annunciato ufficialmente di aver avviato un’indagine sull’acquisizione dei vaccini Covid-19 nell’Ue. «Questa eccezionale conferma arriva a seguito dell’altissimo interesse pubblico sul tema. Nessun ulteriore dettaglio sarà reso pubblico in questa fase», avevano scritto i pm europei nel comunicato. Baldan è andato oltre e si è rivolto direttamente alla giustizia del suo Paese: «Se ho chiesto le dimissioni di Von der Leyen è perché ritengo che abbia violato i trattati Ue e la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea».
Secondo il lobbista belga, la vicenda «mina la morale pubblica, la legittima fiducia dei cittadini nelle istituzioni europee e la trasparenza». «La Commissione è guardiana dei trattati, il suo compito consisterebbe nel farli rispettare, ma li stanno palesemente violando – spiega Baldan – lo dice anche la Mediatrice europea, che ha chiesto gli sms a Von der Leyen». Inutilmente: la Commissione non li ha mai dati perché, secondo la vicepresidente della Commissione Vera Jourovà, non sono veri e propri documenti, e dunque sono stati cancellati (di qui il nome di Deletegate). «Il diritto alla trasparenza – precisa Baldan – è un diritto fondamentale, riteniamo che la stessa von der Leyen li stia violando e dunque non può farli rispettare. Per questo ci si aspetta che venga sospesa, che si dimetta: deve lasciare l’incarico».
Non sarebbe la prima volta che la Commissione inciampa sulla trasparenza: è successo anche nel 1999, quando a guidare l’esecutivo Ue era Jacques Santer. Una dei suoi commissari, la socialista francese Edith Cresson, fu accusata di nepotismo, falsificazione e interessi privati in atti d’ufficio. Cresson rifiutava di lasciare l’incarico, Santer e gli altri commissari furono allora costretti alle dimissioni collettive. A posteriori, i motivi che provocarono la caduta della commissione Santer sembrano bagattelle rispetto alle accuse cui deve rispondere oggi von der Leyen, accerchiata da tutte le istituzioni Ue (Europarlamento, Corte dei Conti, Difensore Civico e Procura generale dell’Unione europea) oltre che, appunto, dalla procura di Liegi. «Le dimissioni sono previste dai trattati – spiega ancora Baldan – c’è un codice di condotta che vige per tutti, anche per i commissari europei che devono mantenere una parvenza di onestà. È un obbligo che risale ai tempi di Santer, sono già 25 anni che è in vigore».
Intorno allo Pfizergate, però, si è alzata una cortina fumogena. Innanzitutto, nell’articolo di Politico.com che qualche giorno fa riferiva che la Procura europea avrebbe «preso il controllo» dell’indagine belga, si omette che non tutti i capi d’imputazione del ricorso di Baldan sono di competenza di Eppo: «La Procura europea è stata creata per difendere gli interessi dell’Unione europea, non delle vittime», spiega Baldan. E dunque, l’interferenza nelle funzioni pubbliche e la distruzione di documenti non rientrano nella sua giurisdizione, motivo per cui l’inchiesta della procura di Liegi andrà avanti parallelamente, oltre a quella di Eppo: doppia tegola per Ursula. Non solo: dei dieci ricorrenti che hanno presentato istanza (la Polonia, l’Ungheria, forse la Romania, probabilmente anche un eurodeputato olandese e altri privati cittadini), secondo Politico, la Polonia vorrebbe ritirare la denuncia (in virtù dei rapporti tra Varsavia e Bruxelles recuperati dopo lo scoppio della guerra in Ucraina). «Ma in Belgio non è possibile ritirare una denuncia penale», spiega Baldan.
La vicenda è stata ricostruita dal solo quotidiano francese che se n’è occupato a fondo, France-Soir, che ha anche contattato la Procura europea per avere informazioni sul fascicolo aperto a ottobre 2022: Tine Hollevoet, portavoce di Eppo, ha dichiarato lo scorso 20 febbraio a Xavier Azalbert di France-Soir che «l’indagine sull’acquisizione dei vaccini anti-Covid-19 è ancora in corso ed è coperta dal segreto istruttorio, al fine di preservare le prove utili alla dimostrazione della verità». Contattata anche ieri, Eppo non ha confermato di aver ripreso le indagini: «Quando dico che comunicheremo in modo proattivo – ha replicato Hollevoet a Azalbert – significa che pubblicheremo un aggiornamento sul nostro sito web e sui social network. Per questa indagine, non abbiamo ancora rilasciato un aggiornamento relativo al comunicato stampa di ottobre 2022. Lo faremo quando l’indagine raggiungerà una fase in cui potremo rilasciare ulteriori informazioni. Al momento non è così. Non ho ulteriori commenti o dettagli da condividere. Ribadisco che l’indagine è in corso e non diremo nulla che possa potenzialmente comprometterne l’esito». Bocche cucite, insomma, con le elezioni europee che incombono.
Anche la giustizia belga farà il suo corso: «Abbiamo dimostrato che i funzionari hanno commesso reati e quindi l’obiettivo è che questi reati siano perseguiti – chiosa Baldan – e che manteniamo lo Stato di diritto. Ursula von der Leyen è una funzionaria pubblica, non è un politico, non gode dell’immunità, quindi se ha commesso reati, devono essere perseguiti».
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