Lo sblocca cantieri è fermo. Attende un cavillo di legge che favorisce i fondi esteri
Ansa
  • I bilanci colabrodo di Condotte, Tecnis e Cmc Ravenna. Confapi: «Un miliardo di euro investiti nel settore delle costruzioni è capace di generare effetti pari a 3,5 miliardi e creare 15.500 posti di lavoro».
  • Il decreto sblocca cantieri è ancora fermo. Solo al Nord 17 cantieri congelati bloccano 24 miliardi di Pil.
  • Palazzo Chigi ipotizza un cambio di legge: al momento in caso di fallimento dell’aggiudicataria l’appalto non cambia destinazione. Si lavora invece all’ipotesi di sfilarlo all’azienda decotta per affidarlo alla seconda arrivata o addirittura prevedere una nuova gara. In questo caso Qatar e Cina farebbero manbassa.

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Le costruzioni rappresentano l’8% del prodotto interno lordo nazionale. Come spiega la confederazione italiana della piccola e media industria privata, nota anche con l’acronimo Confapi, «un miliardo di euro investiti nel settore delle costruzioni è capace di generare effetti pari a 3,5 miliardi e creare 15.500 posti di lavoro».

Il problema è, insomma, che la spesa negli investimenti pubblici è in netto calo. Senza considerare che la pubblica amministrazione paga sempre con grande ritardo. Nel nostro Paese, spiega Assonime, «in valore assoluto, la spesa per investimenti pubblici è diminuita da 47 miliardi del 2007 a 36 miliardi nel 2016 sino a 34 miliardi nel 2017, con una riduzione di circa il 27%», si legge nel rapporto realizzato a dicembre dall’associazione.

Così succede che i alcuni gruppi del settore come Condotte, Tecnis e Cmc Ravenna si trovino in grande difficoltà e con bilanci che sembrano un colabrodo. Non a caso domani si terrà uno sciopero di otto ore dei sindacati edili che da tempo chiedono un aiuto al governo per risolvere la situazione. La mobilitazione delle lavoratrici e dei lavoratori delle società Condotte Spa e Tecnis Spa è stata annunciata dalle organizzazioni sindacali FenealUil, Filca-Cisl, Fillea-Cgil, per protestare contro lo stallo delle vertenze che coinvolgono le due società in amministrazione straordinaria.

«È assolutamente necessario velocizzare i tempi per giungere ad una soluzione rapida» spiegano i sindacati, «in grado di garantire la ripresa delle attività produttive ed il mantenimento degli attuali livelli occupazionali. Questo ritardo, inammissibile soprattutto quando in ballo c’è il futuro di migliaia di lavoratori e delle loro famiglie, potrebbe pregiudicare definitivamente la possibilità di mantenere in vita le due società». Nello specifico, i sindacati fanno sapere che per la vicenda Condotte, “i commissari dichiarano l’urgenza di approvare il piano presentato il 4 marzo al Mise, per garantire lo sblocco tempestivo delle risorse, indispensabili alla ripresa dei cantieri, e l’emissione delle fideiussioni necessarie alla sottoscrizione dei contratti non ancora stipulati per le importanti commesse già aggiudicate ma a rischio di revocatoria da parte delle committenze”.

Del resto, la romana Condotte è una società in grave difficoltà. I suoi 2800 dipendenti lavorano per un gruppo che nel 2016 (ultimi dati disponibili) ha registrato un fatturato da 1,3 miliardi di euro e passività per 1,55 miliardi nel 2016 e 1,5 nel 2015. Di questi soldi, 461 milioni riguardano l’indebitamento con le banche nel 2016, un valore in aumento rispetto ai 398 del 2015. Male anche il risultato operativo: nel 2016 era di 46,3 milioni, in calo rispetto ai 76,7 milioni del 2015.

Non è certo in una situazione migliore il gruppo catanese Tecnis. L’azienda siciliana, in trattativa – poi saltata – per passare al gruppo Pessina Costruzioni, era fino al 2015 l’impresa di costruzione numero 15 in Italia per fatturato, la prima al Sud, con valore della produzione oltre 300 milioni di euro nel 2013 e 2014. Poi la pesante crisi di commesse e di liquidità, che ha portato all’amministrazione giudiziaria nel 2016 (sempre affidata al commissario Saverio Ruperto) e dall’8 giugno 2017 il commissariamento Marzano (decreto firmato dal ministro Carlo Calenda).

Nel 2017, ultimi dati disponibili, l’azienda che ha sede a Tremestieri Etneo e che ha 492 dipendenti (solo nel 2012 i lavoratori erano 1250), ha messo a segno un fatturato di 296,8 milioni di euro ma con una perdita di 30,7 milioni di euro.

Sembra forse in una situazione leggermente migliore Cmc Ravenna. Dando uno sguardo all’ultimo bilancio disponibile, quello al 31 marzo 2018, il gruppo ha visto il fatturato scendere nel 2018 a 258,2 milioni dai 289 del primo trimestre 2017, risultati in calo dovuti ad alcuni mancati pagamenti da parte di Anas. Una situazione che ha portato a un peggioramento della posizione finanziaria netta rettificata della società (debiti meno disponibilità liquide) dai 670 milioni di fine 2017 fino a 825 miloni, portando l’azienda ad un rapporto tra il margine operativo lordo e la posizione finanziaria netta, già alto nel 2017 (3,84), vicino alla soglia di rischio considerata dagli analisi finanziari intorno a quattro, al valore preoccupante di 5,84.

Il mondo delle costruzioni continua dunque a trovarsi in una momento di grave difficoltà, una situazione che si protrae ormai da anni senza che le istituzioni trovino una soluzione definitiva per gli oltre 800.000 posti di lavoro che ogni anno in Italia, vista la crisi, sono sempre più a rischio.

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