- Nicola Renzi, l’ex prodiano Sandro Gozi, San Marino, la Bce e la Russia. L’indagine che coinvolge il candidato macroniano diventa un giallo dai confini inquietanti.
- Intanto sul «Foglio», l’ex premier si lancia in un’accorata difesa dell’identità cristiana e dell’umanesimo. Ma la retorica serve solo ad abbellire la propaganda pro Ue.
Lo speciale contiene due articoli
Il governo di Renzi ha deciso di scaricare l’ex sottosegretario Sandro Gozi. Peccato che il Renzi in questione non sia Matteo, ma il Segretario agli Esteri e alla Giustizia del congresso (in pratica il governo) di San Marino. Ad accendere la miccia di quello che è diventato ormai un caso internazionale è stata La Verità con un pezzo dedicato alla difesa di Catia Tomasetti (presidente della Banca Centrale di San Marino), indagata con Gozi per «amministrazione infedele», avendo stipulato con lui una consulenza da 220.000 euro (compresi eventuali premi) considerata dal commissario della legge Alberto Buriani «fittizia» oltre che viziata da un presunto rapporto di amicizia tra i due.
Questo è quanto abbiamo riportato: «Nei mesi scorsi il segretario agli Esteri Nicola Renzi avrebbe chiesto un aiuto all’ambasciatrice di Malta in Italia, Vanessa Frazier, per individuare il negoziatore giusto per trattare con l’Ue, e la Frazier gli avrebbe consigliato il nome di Gozi, a suo dire perfetto per il ruolo, soprattutto dopo la mancata rielezione in Parlamento».
Interpellato dalla Verità, Renzi aveva glissato: «Non confermo e non smentisco». Salvo ripensarci, alla lettura del nostro articolo di ieri, e rilasciare una mitragliata di comunicati che hanno scatenato reazioni a catena da parte degli altri protagonisti in una guerra di tutti contro tutti. Con l’unico risultato di essere travolto dalle smentite. «La consulenza che Sandro Gozi ha avuto dalla Repubblica di San Marino è stata data da Bcsm», ha spiegato Renzi, «tant’è che c’erano stati dei contatti per una collaborazione diretta tra Gozi e il Governo di San Marino» che però – giura – «non si sono concretizzati». Dopo qualche ora, sul sito del Giornale di San Marino, Renzi ha rincarato la dose. E, nella fretta di smentire collegamenti con gli indagati, ha sconfessato pure sé stesso arrivando a sbagliare addirittura il nome della sua ambasciatrice, diventata Freiser in luogo di Frazier.
«In merito all’articolo della Verità su Gozi, che voi avete ripreso, le dichiaro, dopo un confronto sia con l’ambasciatore Freiser (sic, ndr) che con l’ambasciatore Albertini, che le cose non stanno così (…) non sono stato io a cercare il dott. Gozi». «Io non c’entro nulla con la consulenza datagli da Banca Centrale». Annunciando, comunque, di voler essere «sentito in tribunale dal Commissario della Legge Buriani», titolare del fascicolo.
Puntuale, però, è arrivata la smentita dell’ambasciatore Frazier, che ha spiegato di aver proposto Gozi «senza interessi personali» e di aver procurato il contatto «perché me lo hanno chiesto loro». Ovvero, Renzi. Addirittura, «l’anno prima avevo suggerito altri due nomi» non presi in considerazione. A sentir lei, l’interessamento di Renzi per il politico italiano c’era tutto. «Gozi nel negoziato stava aiutando tutto il sistema Paese». Qualcuno vuole affossarlo? «Così ho letto su Dagospia. Ho avuto l’impressione che c’è chi è abituato a togliere di mezzo chi non è conveniente». Il riferimento è a uno scenario pubblicato dal sito di Roberto D’Agostino in cui si collega la recente visita del ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov a San Marino alle manovre di chi, nel piccolo Stato del Titano, pur di non sottostare alla tagliola dell’Ue sui paradisi fiscali e l’antiriciclaggio, vorrebbe proseguire con la libertà finanziaria sotto la la protezione di Mosca.
E Gozi? Conferma di aver incontrato Renzi e di aver trattato con lui i termini del possibile incarico di Governo. All’arrivo della Tomasetti al vertice dell’istituto, però, la sua consulenza fu spostata «direttamente su Banca Centrale» in quando «credo che il Governo non volesse sobbarcarsi i costi di un negoziatore su materie tipiche» di Bcsm. E aggiunge: «Con il segretario Renzi ho fatto diverse riunioni sia a San Marino che missioni a Bruxelles».
Partito inseguitore e diventato lepre, Renzi, contraddetto due volte, l’ha buttata sul patriottismo: «Sono preoccupato da alcune letture su questa vicenda che cercano di mettere in contrasto lo Stato contro Bcsm. Credo che in una fase come questa dobbiamo difendere innanzitutto lo stato di San Marino. Quando sento attacchi sulla mancata trasparenza, o contro il Tribunale e/o Bcsm credo che tutti quanti dovremmo fare squadra per rispondere a questi dipinti caricaturali che dall’esterno fanno del nostro paese. I piccoli litigi nel nostro paese se amplificati fanno male soprattutto al nostro Paese». Un intreccio di dichiarazioni che assomiglia a un gioco di specchi, e che però non affronta il tema centrale dell’inchiesta: Gozi è stato pagato per aver realmente lavorato? Di questo, chissà perché, nessuno vuol parlare.
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