Ancora oggi online si possono leggere le prese di posizione dei deputati del Pd e di numerose associazioni ambientaliste che davano la colpa di ciò che era successo al surriscaldamento globale, sollecitando leggi contro il consumo di suolo e provvedimenti per ridurre l’emissione di gas serra. Qualcuno – come il leader di Alleanza verdi e sinistra Angelo Bonelli – addirittura si spinse più in là, invocando l’introduzione nel codice penale del reato di «negazionismo climatico». Beh, a distanza di tempo si scopre che le alluvioni in Emilia-Romagna non furono frutto del surriscaldamento globale, come molti si affrettarono a sentenziare, usando la questione come arma politica, ma dell’incuria e soprattutto dell’inefficienza e delle omissioni di chi avrebbe dovuto disporre opere che avrebbero evitato il disastro. I soldi c’erano e pure i progetti, ma inspiegabilmente dirigenti comunali e regionali si «dimenticarono» di spenderli e di realizzare le infrastrutture necessarie.
Così adesso la Procura di Ravenna ha recapitato 14 avvisi di garanzia ad altrettanti funzionari, iscrivendo progettisti e vertici di istituzioni pubbliche nel registro degli indagati con accuse pesanti, come disastro e delitti colposi. In pratica, i morti e i danni si sarebbero potuti evitare se solo si fossero realizzate le casse di espansione per contenere l’acqua dei fiumi e se i dirigenti del settore territorio avessero evitato di rimuovere i vincoli di inedificabilità in aree ad alta pericolosità idraulica, declassando il rischio di alcuni terreni e concedendo proroghe illegittime alle aziende che avrebbero dovuto eseguire le opere di laminazione. Insomma, a leggere le accuse dei pm, le alluvioni furono certamente provocate dall’abbondanza di precipitazioni, ma più che Giove pluvio del disastro in Emilia-Romagna bisogna incolpare l’uomo. O meglio: gli uomini, ovvero i funzionari della Regione e dei Comuni.
Le indagini della magistratura in pratica stanno appurando ciò che fin dall’inizio appariva chiaro. Ricordo alcuni dei titoli della Verità di tre anni fa. Dopo la prima alluvione, il nostro giornale, commentando la catastrofe che, oltre a fare morti, costrinse decine di migliaia di persone a lasciare casa, titolò: «Si nascondono dietro il clima per coprire la loro incuria». E anche: «Così la sinistra ha frenato le opere contro l’alluvione».
Già, perché era chiara fin dall’inizio la responsabilità di quanto successo. Infatti, a fronte di studi sul dissesto idrogeologico della regione, da sempre ritenuta una delle più a rischio di alluvioni, i compagni hanno trascorso anni a discutere di cambiamento climatico, organizzando convegni e concedendo patrocini a chiunque si dichiarasse ambientalista. Peccato che le chiacchiere non abbiano la capacità di fermare le acque. Infatti, mentre discutevano nei salotti buoni della Regione, nessuno si preoccupava di realizzare ciò che era necessario e previsto da anni, ovvero le casse di espansione per trattenere la portata in eccesso dei fiumi, evitando le esondazioni. Con l’acqua alla gola, alcuni sindaci, del Pd, si fecero sfuggire un appello: «Meno fuffa CO2 e più dighe».
Dunque, si sapeva che cosa fosse andato storto. Prova ne sia che il 20 settembre del 2024, quando ci fu un’altra alluvione, La Verità titolò: «Ecco i soldi mai spesi dal Pd per salvare l’Emilia-Romagna». Ovviamente i giornaloni preferirono voltarsi dall’altra parte, continuando a dare la colpa al cambiamento climatico. E anche ieri, di fronte a 14 avvisi di garanzia, piuttosto che ammettere l’errore hanno preferito ignorare la notizia dell’indagine di Ravenna.