- Alla vigilia del voto dilaga il malcostume delle assunzioni pilotate. A partire dai maggiori partiti della maggioranza che oggi sostiene il governo Conte 2.
- Nella girandola dei trasferimenti cade il divieto di prendere familiari. La Procura indaga sugli intrecci del personale «comandato» nell’amministrazione di Vincenzo De Luca. Il governatore dem ha anche tentato di abolire la proibizione di ingaggiare i congiunti come collaboratori.
- Un Natale di promozioni per mogli, sorelle e cugine. Infornata di «soliti noti» al concorso per funzionari provinciali.
- Via libera al reclutamento senza criteri e curriculum. Lo scandalo Ama: responsabili «salvati» dalla legge Brunetta.
- Triangolo rosso tra sindaci e coniugi. Attorno a Giuseppe Falcomatà, primo cittadino del capoluogo calabro, e ai suoi consiglieri ruota una ragnatela ramificata che riesce a piazzare a dovere le persone «giuste».
Lo speciale comprende cinque articoli.
Il 2020 è l’anno delle elezioni regionali che assumono un valore tutto particolare perché potrebbero decidere anche della sopravvivenza del governo: che succederebbe a Palazzo Chigi se a fine mese il centrodestra vincesse sia in Calabria sia soprattutto Emilia Romagna? In primavera seguiranno Veneto, Campania, Toscana, Liguria, Marche e Puglia. Mai come ora, alla ricerca di una nuova verginità, i candidati si riempiono la bocca di anatemi contro il clientelismo, il lobbismo, il poltronismo non solo come colloso attaccamento alla poltrona ma anche come patologica attitudine ad aggiungere un posto in più. In nome, è ovvio, di una nuova politica più sobria quindi meno sprecona, meno élite e più piazza.
Ma al di là dei sermoni, continua indisturbato l’atavico vizio di sistemare parenti e amici. Anzi è proprio in campagna elettorale che questo malcostume dà il meglio di sé. Quando si annuncia che tutto cambierà, si fa di tutto affinché nulla cambi. Come? Con una bella infornata di parenti, vicini e lontani, nei posti chiave. Anche il più insulso consigliere regionale o comunale ha la sua corte in cui piazza moglie o marito, figli, nipoti, suocera, nuora, fidanzati in carica ed ex. La geopolitica di parentopoli non conosce eccezioni. Anzi, cerca di darsi un contegno normativo. La Regione Campania, con il dem Vincenzo De Luca presidente, pensò addirittura di dare una legittimazione normativa a questa consuetudine, abolendo il divieto introdotto dall’allora presidente forzista Stefano Caldoro di assumere, come collaboratori, i familiari e gli affini di terzo grado.
Ci fu una mezza rivolta perché, se così fan tutti, nessuno vuole ammetterlo. De Luca, travolto dalle polemiche, è stato costretto a cancellare la norma, ma la pratica è rimasta indisturbata. Se poi un partito ha in mano Comune e Regione, il domino delle poltrone diventa più interessante. Si veda quello che sta accadendo a Reggio Calabria dove il Pd governa da vari anni in entrambe le amministrazioni e attorno al sindaco del capoluogo Giuseppe Falcomatà si è creata una rete di parenti di ogni grado e loro amici. Le Province, passato l’entusiasmo per la presunta abolizione, continuano a rivelarsi un’occasione interessante per i «figli di».
In queste pagine La Verità documenta una serie di episodi delle ultime settimane nelle regioni che si avvicinano al voto per rinnovare gli organismi di rappresentanza. Si tratta di episodi accaduti negli stessi giorni in cui i leader politici mettono a punto i programmi di governo regionale e si riempiono la bocca di parole come trasparenza, pulizia, lotta al malcostume dilagante. Ma quando si tratta di assegnare un posto di lavoro, soprattutto nella pubblica amministrazione, nelle regioni italiane continua a prevalere l’antico detto «tengo famiglia». Anche se si tratta di posti di lavoro precari: si sa che, con la parentela giusta, ciò che è precario diventa definitivo.
La parentopoli riguarda soprattutto il Pd, partito che governa la gran parte delle regioni. Ma non risparmia nemmeno i 5 stelle, che tra collaboratori e consiglieri parlamentari hanno piazzato sorelle, fidanzati, ex compagni di vita ed ex portaborse. Un caso regionale per tutti: il marito di Valeria Ciarambino, capogruppo nel consiglio regionale della Campania e candidata contro il dem Vincenzo De Luca alla presidenza della Regione, è entrato nello staff dell’eurodeputata Chiara Gemma eletta alle europee di maggio. Travolta dalle critiche sui social, la risposta della Ciarambino è stata: «L’invidia è una brutta bestia». Anche parentopoli entra come collante nella coalizione giallorossa.
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