La rete italiana dei professionisti di abusi sui bimbi
iStock
  • Da Bibbiano alle vicende Veleno e Lucanto spunta sempre il Cismai. Punto di riferimento degli psicologi più contestati.
  • Sul sito Internet del coordinamento compaiono vari comunicati a favore dei porti aperti e della Sea Watch. E poi bordate pesanti contro la legge sull’affido condiviso.
  • Lo psicologo promotore della Carta di Noto: «Sono convinti che i maltrattamenti siano molto diffusi. Così si va fuori strada».

Lo speciale contiene tre articoli

È il 10 ottobre del 2018. Al teatro Metropolis di Bibbiano è in programma un grande convegno organizzato dall’Unione dei Comuni Val d’Enza. Tra i promotori ci sono anche la Regione Emilia Romagna e l’Ausl di Reggio Emilia. Il titolo è: «Rinascere dal trauma: il progetto “La Cura”». Il partner principale dell’iniziativa è il Centro «Hansel e Gretel» di Claudio Foti, arrestato nell’ambito dell’inchiesta «Angeli e demoni». La direzione artistica e la regia dell’evento sono affidate a Fadia Bassmaji, anche lei attualmente indagata. Partecipano: Paolo Burani (indagato); Nadia Bolognini (indagata); Francesco Monopoli (indagato); Marietta Veltri (indagata); Marco Scarpati (indagato); Federica Anghinolfi (indagata); Andrea Carletti (indagato). Sono i nomi che ormai abbiamo imparato a conoscere: sempre gli stessi che si ripetono e rimbalzano di convegno in convegno. E c’è un altro nome che talvolta si affaccia. È quello di Gloria Soavi, psicologa e psicoterapeuta ferrarese, già dirigente presso l’Asl di Ferrara, consulente tecnico d’ufficio e, soprattutto, presidente del Cismai, organizzazione che ha collaborato alla produzione del convegno di Bibbiano.

È la stessa Soavi che, nel maggio del 2016, ha partecipato a un altro grande evento, sempre al teatro Metropolis di Bibbiano. Un convegno intitolato: «Quando la notte abita il giorno: l’ascolto del minore vittima di abuso sessuale e maltrattamento». I partecipanti? Ovvio, sempre i soliti: Anghinolfi, Bassmaji, Foti, Bolognini, Scarpati, Monopoli… Patrocinio offerto dalla Regione Emilia Romagna, con tanto di commossa introduzione a cura di Roberta Mori del Partito democratico, probabilmente il maggiore sponsor del giro della Val d’Enza. Anche in questo caso, il Cismai era tra gli organizzatori.

l’origine

Ma di che cosa stiamo parlando, esattamente? Il Cismai è il Coordinamento italiano dei servizi contro il maltrattamento e l’abuso all’infanzia. È nato nel 1993 e ha la sede legale a Castelnuovo Rangone, provincia di Modena. Una delle sue fondatrici, Marinella Malacrea, lo definisce come una «community di professionisti». In sostanza è un insieme di associazioni che, tra enti e persone fisiche, conta 495 membri in tutta Italia. Stando alla descrizione presente sul suo sito, il Cismai ha come obiettivo quello di «costituire una sede permanente di carattere culturale e formativo nell’ambito delle problematiche inerenti le attività di prevenzione e trattamento della violenza contro i minori, con particolare riguardo all’abuso intrafamiliare».

Non è certo la prima volta che del Cismai si parla sui giornali, anzi. Il coordinamento compare, in un modo o nell’altro, in quasi tutti i grandi casi di abusi su minori della storia recente. In particolare, però, gli operatori legati al Cismai compaiono sempre nelle storie di abusi inventati o comunque discussi. A partire proprio dal famoso caso Veleno, nel quale una ginecologa, Cristina Maggioni, all’epoca indicata come vicina al Cismai (oggi però non risulta tra i soci), si trovò a lavorare fianco a fianco con Cristina Roccia (del centro studi Hansel e Gretel ed ex moglie di Claudio Foti).

«C’è un dettaglio molto interessante che riguarda le esperte che hanno interrogato i bambini della Bassa Modenese», commenta Pablo Trincia, autore del libro Veleno (Einaudi). «Le dottoresse Roccia e Farci, consulenti del Tribunale che hanno interrogato alcuni bambini, lavoravano a Torino, mentre Valeria Donati e le sue colleghe dei Servizi sociali esercitavano a Mirandola e in Emilia Romagna. Pur operando in regioni diverse avevano dato la stessa interpretazione ai racconti dei bambini. All’epoca dei fatti tutte loro facevano parte, o avevano seguito i corsi di formazione, del Cismai. Si tratta di un’associazione estesa su tutto il territorio nazionale».

Il punto, a proposito del Cismai, non è solo che i suoi membri possano avere, negli anni, commesso degli errori. Il problema riguarda piuttosto il metodo che i professionisti che gravitano nell’orbita del coordinamento utilizzano. «Le linee guida del Cismai», spiega Pablo Trincia, «indicano un metodo preciso da utilizzare quandosi ascolta un minore». È stata Gloria Soavi, ricorda Trincia, a ribadire che «l’approccio è al bambino in quanto presunta vittima, con uno stato psicologico e una situazione di trauma, nella consapevolezza che una neutralità assoluta in un rapporto nei confronti di un bambino non ci può essere». E proprio su questo punto, conclude il giornalista delle Iene, «il Cismai è stato, ed è tutt’ora duramente criticato da una parte della comunità scientifica». Anche la politica si è più volte interessata al coordinamento e ai suoi metodi.

l’interrogazione

Nel 2001 alcuni senatori della Repubblica, tra i quali l’avvocato Augusto Cortelloni (Udeur), presentarono un’interrogazione che tirava in ballo la già citata dottoressa Cristina Maggioni. I senatori chiesero se rispondesse al vero che la professionista avesse curato per le Procure italiane ben 358 perizie, per essere poi qualificata dal pm della Procura di Milano Tiziana Siciliano come una persona «incompetente, inaffidabile, neofita della materia, se non in mala fede».

La parte conclusiva di quell’interrogazione di 18 anni fa sembra essere uscita direttamente dalle carte dell’odierna inchiesta «Angeli e demoni». Chiesero i senatori «se non sia vero che l’applicazione del protocollo Cismai sia palesemente lesiva dei diritti della difesa, del principio costituzionale del ́giusto processo, nonché altamente idonea a snaturare le regole processuali penali esistenti». Secondo l’interrogazione, in pratica, la finalità degli operatori legati al Cismai sarebbe stata sempre la stessa: dimostrare ipotetiche e troppo spesso inventate violenze sessuali.

I senatori si chiedevano infatti «se non sia vero che attraverso l’applicazione del metodo Cismai si addivenga sempre e comunque a pronunce penali di condanna anche nei confronti di soggetti innocenti», perché «il protocollo prende le mosse dalla presunzione di colpevolezza certa dell’indagato».

Non solo: nell’interrogazione si domandava anche se «non sussista il pericolo che i soci, nell’esercizio degli incarichi ricevuti dalla magistratura, considerati gli obblighi Cismai a cui sono tenuti, perpetrino condotte penalmente rilevanti, come, ad esempio, la frode processuale, la falsa perizia o falsa interpretazione, intralciando, di conseguenza, l’attività dell’autorità giudiziaria».

Tanti rapporti

Lette quasi vent’anni dopo, sono parole che fanno spavento. All’epoca dell’interrogazione, nel 2001, il ministro della Giustizia era Piero Fassino. Rispose semplicemente che i professionisti del Cismai erano tutti titolati e con i curricula in ordine. Disse poi che avrebbe fatto ulteriori approfondimenti, ma non si ha notizia di grandi iniziative.

Da allora, i professionisti del Cismai hanno continuato a lavorare un po’ dappertutto, spesso collaborando con le istituzioni. Non per nulla, tra i soci del coordinamento compaiono numerosi enti pubblici: si va dall’Asl 2 di Torino al Comune di Vicenza, dall’Ulss 1 di Belluno al Centro regionale per la diagnostica del bambino maltrattato di Padova. Poi troviamo il Comune di Genova per il progetto Contrasto al maltrattamento e all’abuso, il Comune di San Giuliano Milanese per il Servizio minori e famiglie, il Comune di Trieste per il Servizio minori, l’Ospedale Pediatrico di Bari, il Comune di Napoli, il Comune di Albano Laziale, le Comunità educative per Minori di Ferrara e Argenta, l’Unione dei Comuni modenesi area nord per il Servizio minori famiglie e giovani, l’Unione dei Comuni Valle Savio di Cesena, e l’Usl della Romagna. Nel 2013, il Cismai ha collaborato con l’ufficio del difensore civico dell’Emilia Romagna per il dossier intitolato L’ascolto del minore nei procedimenti giudiziari civili e penali, curato da Elena Buccoliero. Costei è l’attuale direttrice della Fondazione emiliano-romagnola per le vittime dei reati. Il suo nome compare nelle carte dell’inchiesta «Angeli e demoni». La Buccoliero non risulta indagata, ma secondo il gip di Reggio Emilia era il tramite tra Federica Anghinolfi, responsabile dei servizi sociali Val d’Enza, e alcuni «giudici amici», che avrebbero potuto contribuire alla causa del sistema bibbianese. Ah, tanto per non farsi mancare nulla: la Buccoliero, nel 2018, ha scritto un libro assieme a Gloria Soavi

Sono numerosi i progetti della Regione Emilia Romagna con cui il Cismai ha collaborato. E sono strette anche le relazioni del coordinamento con il Garante per l’infanzia, Filomena Albano. Fra le altre cose, la Albano ha firmato una convenzione che porterà, tra un anno, alla pubblicazione, presentazione e diffusione di un dossier sui maltrattamenti dei bambini e degli adolescenti in Italia. Uno dei due partner è il Cismai.

Gli stessi nomi

Come dicevamo, i nomi sono sempre quelli. Tornano nell’inchiesta Veleno, in «Angeli e demoni». Compaiono anche nel caso di Angela Lucanto, la protagonista del libro Rapita dalla giustizia di Maurizio Tortorella e Caterina Guarneri (da cui la recente fiction con Sabrina Ferilli). Anche lì si parlava di abusi mai avvenuti, anche lì entrò in gioco Claudio Foti.

In quella brutta storia c’entrava una ragazza di nome Antonella, che s’inventò violenze e molestie. A sentirla fu pure la neuropsichiatra infantile Marinella Malacrea, socio fondatore del Cismai. L’anno scorso, la signora ha sfornato un libro intitolato Curare i bambini abusati (Raffaello Cortina), con interventi di Claudio Foti e Nadia Bolognini tra gli altri.

Ma restiamo un attimo sul caso Lucanto. Il pm, in quella circostanza, era Pietro Forno. Come scrisse Il Foglio nel 2001, «durante il processo di primo grado […] , la psicoterapeuta Marinella Malacrea viene sospettata di fare perizie “forzate”. Uno degli avvocati, Guido Bomparola, chiede che un foglietto di appunti della psicoterapeuta venga allegato agli atti. C’è scritto: “Con Forno rimango poi d’accordo che farò bastare gli elementi che ho… informo Forno che se non riuscirò a produrre un minimo di alleanza (con la teste, ndr) non mi pare utile farle un esame psicologico, sarebbe… (non si capisce la parola, ndr) oltre che controproducente».

La difesa

In questi giorni, da quando è esplosa l’inchiesta «Angeli e demoni», sul sito del coordinamento compare un comunicato intitolato «il Cismai è una comunità scientifica, non una fabbrica di mostri». Dicono i vertici dell’associazione: «Ci dispiace e ci preoccupa essere dipinti come professionisti ossessionati dalla necessità di costruire mostri, come figure professionali pregiudizialmente ostili verso le famiglie che hanno problemi coi figli. Ci indigna essere definiti complici di una strategia complottista allo scopo di creare falsi abusi».

L’elenco dei casi dubbi, discutili, discussi e smentiti, tuttavia, è lungo e davvero inquietante. Se il Cismai non è una «fabbrica di mostri», resta che forse, nei metodi che utilizzano i suoi associati e gli operatori di riferimento, c’è qualcosa da rivedere.

Da non perdere

Lo scoop della «Verità» inguaia Conte
Inchieste

Lo scoop della «Verità» inguaia Conte

Quasi amici. Anzi, no: proprio amici amici. Lo dice Domenico Arcuri, ex commissario straordinario durante l’emergenza Covid, a proposito di Giuseppe Conte, commissario che indaga sulla gestione dell’emergenza Covid. Vi pare un’anomalia o quanto meno una frequentazione poco opportuna? Può…