Incendio divora il centro di Torino. Mansarde esplose e 100 sfollati
  • Rogo probabilmente innescato da un fabbro, poi le fiamme sono state più rapide dei pompieri, travolgendo un intero isolato
  • Acquisite informazioni sui materiali del rivestimento: non erano sostanze ignifughe

Lo speciale contiene due articoli

Sarebbero partite da una fiamma ossidrica le scintille che hanno innescato la fiammata in uno degli attici dell’ex Jolly Ligure hotel, stabile prestigioso un tempo residenza dei duchi di Genova e della famiglia Savoia, con appartamenti di pregio, tra piazza Carlo Felice e via Lagrange, a due passi dalla stazione di Porta nuova, nel pieno centro di Torino. L’ultimo piano, a 22 metri d’altezza, è praticamente azzerato, quasi disciolto. Come tutta la parte impiantistica che era sul tetto e che è andata a fuoco. L’incendio, che i vigili del fuoco quando questo giornale è andato in stampa erano riusciti a bloccare ma non ancora a domare completamente, si è propagato velocemente verso il basso e, a causa del vento, si è diffuso anche a un altro condominio che fa parte dello stesso palazzo, per una superficie stimata in circa 1.800 metri quadrati. Almeno 100 gli sfollati. Una trentina di persone sono rimaste lievemente intossicate dal fumo. La proprietaria di un appartamento, forse per lo spavento, ha accusato un malore ed è stata portata in ospedale. Altre quattro persone, che presentavano i segni di una intossicazione maggiore, sono state soccorse sul posto dai sanitari arrivati con delle ambulanze medicalizzate. Sono rimasti feriti anche due agenti di polizia, che durante le operazioni di evacuazione hanno riportato escoriazioni. Gli edifici sono stati sgomberati, come i negozi al pian terreno. Il fabbro, incaricato di installare una cassaforte in un attico del palazzo, che ha un abbaino che spunta fuori dal tetto accanto ai comignoli (alcuni dei quali quando il fuoco ha consumato le travi del tetto sono caduti negli appartamenti), e che è di proprietà di una commerciante torinese, è stato subito sentito dagli investigatori. Dalle prime informazioni raccolte stava lavorando con la fiamma ossidrica: le scintille avrebbero colpito la coibentazione inserita dell’intercapedine della parete. Ed è partita una fiammata. Il fabbro non ha fatto in tempo ad afferrare l’estintore, né il bocchettone del sistema antincendio sul pianerottolo. Il fuoco ha subito aggredito il tetto, dove erano presenti le impalcature montate per una ristrutturazione. E dove sono rimasti bloccati alcuni operai che erano al lavoro e sono stati presi di sorpresa. Sul posto è arrivata una squadra dell’Asl per verificare le condizioni di lavoro. Mentre i vigili del fuoco con tre autoscale e 30 uomini erano già all’opera. Ma proprio quando le fiamme ormai sembravano essere ridotte, l’incendio ha ripreso vigore per il cedimento di un solaio. Da quel momento il fuoco si è propagato verso i piani inferiori e ha cominciato a minacciare gli altri palazzi.

La situazione si è fatta molto seria quando sono esplose alcune bombole di gas presenti nelle mansarde, nell’ala del palazzo in cui si trovano le abitazioni più popolari. I vetri di finestre e balconi vanno in frantumi uno dietro l’altro.

L’intera area è stata isolata ed è stata sospesa l’erogazione della corrente elettrica. Pezzi di tetto, calcinacci e tizzoni accesi sembrano lanciati con violenza verso il basso e finiscono sulla pavimentazione di via Lagrange. I vigili del fuoco hanno spiegato che le operazioni di spegnimento sono difficili perché da realizzare in quota, ma anche per il sistema «sandwich» della copertura isolante. Il materiale è risultato particolarmente infiammabile.

Sulle cause il comandante provinciale dei vigili del fuoco Agatino Carrolo è cauto, nonostante le prime ipotesi avanzate dalla polizia giudiziaria. Sono già stati disposti i sopralluoghi, che partiranno dal tetto, l’area più colpita dall’incendio, che ha praticamente distrutto le strutture di sostegno della copertura, nonostante fossero state appena restaurate, poiché la trasformazione dell’albergo, autorizzata nel 2012 dal Comune (l’intervento è stato effettuato dalla Emmegibi immobiliare di Mappano) si è conclusa appena un paio di anni fa. Molte delle unità dell’immobile erano ancora invendute. Ci saranno danni «per qualche milione di euro», stima l’amministratore del condominio, l’ingegnere Piero Tilibetti. «Domani non si potrà andare sul tetto, ma domenica mattina alle 8 abbiamo già appuntamento con lo strutturista per la messa in sicurezza della parte bassa del condominio. Di certo il piano mansarde e quello sotto saranno inagibili per diversi mesi», valuta. La speranza è che nei prossimi giorni venga garantita l’agibilità ai piani più bassi dell’edificio che non sono stati colpiti dalle fiamme. La Protezione civile ha allestito una unità mobile di coordinamento a poca distanza per offrire assistenza e generi di prima necessità. Lì si è visto nel pomeriggio anche il sindaco Chiara Appendino, che ha incontrato gli sfollati e ha assicurato che il Comune «farà la sua parte». In caso di necessità di un ricovero notturno è stata garantita l’accoglienza in un alloggio sociale. La colonna di fumo, visibile da tutta la città, ha richiamato una folla di curiosi che le forze dell’ordine hanno tenuto a distanza transennando l’area.

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