Giuseppe Leoni, tra i fondatori della Lega Nord, è stato assolto in appello dopo una condanna in primo grado per peculato. E’ tornato a presiedere Aeci, dove siede dal 2002. Ecco le segnalazioni della magistratura contabile.
Dopo tre anni di silenzio torna alla ribalta Giuseppe Leoni, storico senatore della Lega Nord di Umberto Bossi, una dei testimoni della fondazione del Carroccio nel 1984 quando di fronte al notaio Franco Bellorini di Varese si presentarono quello che poi sarebbe diventato il Senatur insieme con la moglie Manuela Marrone. Ne è passata molta di acqua sotto i ponti. Era il 1984. Poi Leoni fu eletto in parlamento nel 1987 e da lì iniziò la sua carriera nei palazzi del potere romano, rivendicando però sempre la secessione della Padania. In questi giorni Leoni è tornato sui quotidiani per essere tornato presidente dell’Aeci (Aero Club Italia), suo storico feudo per decenni anche se – nonostante un’assoluzione in appello per peculato – è ancora pendente un’indagine alla Corte dei conti sulla gestione del 2017. Non solo. Leoni è ritornato sui giornali per un’intervista a Repubblica, dove ha attaccato l’attuale segretario della Lega Matteo Salvini. Non ha risparmiato fendenti anche verso Giancarlo Giorgetti e Roberto Calderoli che in questi anni hanno assecondato la svolta nazionalista dell’ex ministro dell’Interno.
Secondo Leoni, «Salvini è un traditore che ha scambiato il federalismo con il fascismo». In più Leoni chiede chiarezza su dove siano finiti i 49 milioni di euro, dimenticando forse che quando era in carica a palazzo Madama e aveva un ruolo centrale nel partito ad amministrare i soldi del Carroccio c’era Francesco Belsito, l’ex tesoriere condannato per appropriazione indebita a 1 anno e 8 mesi in Cassazione. Leoni, dopo la svolta dell’ex segretario Roberto Maroni nel 2012 che fece pulizia del cerchio magico bossiano, è un po’ scomparso dalla scena politica leghista. Ha sempre criticato la svolta di Salvini, sostenendo di essere sempre stato un sostenitore della secessione della Padania. Di fatto, a distanza di quasi 40 anni dalla fondazione del partito, l’autonomia di Lombardia e Veneto non è mai arrivata, mentre per Leoni si sono aperte le porte del mondo dei boiardi di Stato, quella categoria di dirigenti che mantengono inossidabili i loro incarichi in enti parastatali. L’ex senatore amico di Bossi, nato a Mornago, ne fa parte di diritto, dal momento che da quasi vent’anni è il padre padrone della Aeci, Aero Club Italiano, storica istituzione nata ai tempi di Italo Balbo che dovrebbe valorizzare le pratiche di volo in Italia. Del resto è stato presidente senza interruzioni dal 2002 al 2018, una durata simile a certi regimi della vecchia unione sovietica.
Per di più lo statuto è suo. E di fatto governa l’Aeci senza dare una vera rappresentanza agi territoriali, ma puntando soprattutto nei canoni ridotti per l’affitto di spazi demaniali. A rimuoverlo dal suo incarico fu una sentenza di primo grado del tribunale di Roma nel 2016. Fu condannato a 3 anni per aver utilizzato 9.000 euro dell’Aeroclub d’Italia per pagare le spese legali di un precedente processo in cui era stato condannato per diffamazione nei confronti sempre di uno dei dirigenti dell’Aeci. L’anno scorso, però, la situazione cambia. La Corte d’appello di Roma, infatti, lo ha assolto. Così dopo 2 anni di commissariamento a tornare al comando dell’Aero Club Italia è ancora Leoni che proprio il mese scorso si è di nuovo insediato. In questo biennio a sostituirlo sono stati due commissari Pierluigi Matera e Guido Valori.
Dopo l’assoluzione lo scorso anno a venire incontro al leghista di Morgago è stato il Tar del Lazio che gli ha permesso di riavere la poltrona che dovrebbe scadere a inizio del 2021. Certo, i sostenitori di Leoni sostengono che potrebbe rimanere ancora più a lungo, dal momento che gli sono stati tolti quasi 3 anni di governo. Ma appare difficile, anche perché l’attuale consiglio federale non appare in sintonia con il nuovo presidente. Del resto quando arrivò Matera scrisse una relazione molto dura sulla gestione di Leoni, sottolineando che l’Aeci aveva bisogno di «un efficiente impiego dei fondi pubblici» e che era necessario «implementare i sistemi di controllo relativi agli impieghi di siffatti fondi». Proprio l’ex commissario straordinario aveva «provveduto a rimuovere l’anomali della corresponsione di un trattamento economico in favore del direttore generale che già percepiva trattamento pensionistico a carico dello Stato». E proprio per questo Matera aveva fatto una segnalazione alla Corte di conti e all’avvocatura generale dello Stato in modo verificare la possibilità di un danno erariale.
A sottolinearlo è stato anche il senatore Gaetano Quagliarielo, in un’interrogazione al governo nel febbraio del 2020, poco prima dell’inizio dell’emergenza sanitari. Nella sua richiesta al presidente del Consiglio Giuseppe Conte, Quagliariello sottolineava appunto «la Corte dei conti, sezione Contabile, con relazione al Parlamento sul controllo della gestione finanziaria dell’Aero Club d’Italia per l’anno 2017, ha evidenziato gravi anomalie gestionali imputabili all’ex-presidente Leoni, il quale aveva conferito l’incarico di direttore generale (il cui emolumento annuo era pari a 127.721 euro) a soggetto già collocato in quiescenza dall’amministrazione di appartenenza, quindi incorrendo nel divieto previsto dalla legge n. 124 del 2015 sull’attribuzione di incarichi dirigenziali retribuiti». Di Leoni in pochi ricordano che nel 2010 ribattezzò alcuni aerei della flotta con i nomi di alcuni esponenti politici, soprattutto leghisti: I-RMAR (Roberto Maroni), I-CALD (Calderoli), I-UMBE (Umberto Bossi), I-COSG (Giuseppe Cossiga), I-GTRE (Giulio Tremonti), I-NOEL (Leoni al contrario). Ma negli Aero Club di tutta Italia non se lo sono dimenticato.
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