Il Mef cede al Pd: Gasbarra all’Eur
Enrico Gasbarra (Imagoeconomica)
Dopo 4 mesi di stallo, la spunta il sindaco Roberto Gualtieri: l’ex numero uno della Provincia alla presidenza della società controllata al 90% dal Tesoro e al 10% dal Campidoglio.

Alla fine, dopo una lunga serie di rinvii, Roberto Gualtieri l’ha sputata sul ministero dell’Economia ed è riuscito a piazzare Enrico Gasbarra, 61 anni, ex presidente della Provincia di Roma (nonché già deputato ed europarlamentare Pd) sulla poltrona di presidente di Eur Spa, controllata al 90% dal Mef e per il restante da Roma Capitale. Ieri, infatti, l’assemblea dei soci di Eur (che gestisce gran parte del patrimonio immobiliare e monumentale dell’omonimo quartiere, compresa la Nuvola di Fuksas) ha dato il via libera, dopo neanche mezz’ora, alla nomina di Gasbarra (attualmente dirigente di Telekom Sparkle) , che era sul tavolo, su indicazione di Gualtieri, ormai da settembre. Già da un mese i consiglieri Pd in Campidoglio davano per scontata la nomina e ai colleghi dell’opposizione dicevano: «C’è l’accordo sul nome di Gasbarra», gradito anche al vicepresidente della Camera dei deputati Fabio Rampelli, da sempre attento alla gestione del quartiere Eur. Le danze si erano aperte a fine luglio con le dimissioni, definite da tutti «improvvise», del presidente Marco Simoni, indicato proprio dal Campidoglio a inizio 2022, quando si è insediato l’attuale cda, il cui mandato scadrà, presidente compreso, con l’approvazione del bilancio 2023. Dopo le ferie estive, il 4 settembre, sono iniziate le assemblee dei soci di Eur, andate avanti per almeno sei convocazioni senza alcun risultato. Spostamenti di data caratterizzati da un crescendo di durata che lascia trapelare la difficoltà nel trovare un accordo sul nome messo sul tavolo da Gualtieri. Il Campidoglio, però ha tenuto il punto, senza proporre nessuna alternativa, incurante del rischio che il Mef, forte del 90% delle quote, per superare il lungo stallo potesse decidere da solo, e indicare autonomamente anche il nome del presidente oltre a quello dell’amministratore delegato, scelto nel 2022. Una scelta, che alla luce del risultato di ieri, ha pagato, e Gualtieri esce da questa vicenda come il kingmaker delle nomine a Roma, mentre il Mef esce con le ossa rotte dalla sfilza di rinvii a questo punto del tutto privi di senso. Quello di Gasbarra in Eur era un vecchio pallino di Gualtieri, almeno dal 2020, quando l’attuale inquilino del Campidoglio era ministro dell’Economia. All’epoca, dopo aver pensato di nominare ad di Eur Gasbarra (che in quel momento era consigliere di Gualtieri a 75.000 euro l’anno), sostanzialmente privo di esperienze manageriali, dopo il veto posto dalla sindaca Virginia Raggi, il Mef ripiegò su un altro ex politico locale targato Pd, Antonio Rosati, già assessore al Bilancio alla Provincia di Roma, prima proprio con Gasbarra e poi con Nicola Zingaretti. Con risultati non esattamente lusinghieri, visto che i 18 mesi di mandato di Rosati si sono conclusi con due esercizi in perdita per più di 80 milioni di euro complessivi, che hanno costretto Il Mef e il Comune di Roma (dove Gualtieri aveva nel frattempo traslocato) a un’importante ricapitalizzazione. La nomina di Gasbarra arriva a pochi mesi dalle elezioni europee, che in passato hanno visto il neo presidente di Eur Spa come un peso massimo delle preferenze. Nel 2014 Gasbarra era stato eletto a Bruxelles con 112.762 preferenze, di cui 53.593 solo a Roma. Un consenso che, per quanto eroso dal ritiro dalla politica attiva, diventa adesso patrimonio della corrente del Pd romano dei «riformisti», ovvero quella di Gualtieri, del deputato dem Claudio Mancini e dello storico kingmaker della nomine, Goffredo Bettini.

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