Il fotoritocco sui social per fingere di essere al Mic

L’immagine pubblicata il 15 agosto 2024 da Maria Rosaria Boccia sul suo profilo Facebook (a sinistra) non è nient’altro che un ritaglio, realizzato senza nemmeno troppa perizia, di una foto che sempre la donna aveva pubblicato il 7 giugno scorso in compagnia del ministro Gennaro Sangiuliano (a destra), all’interno del ministero della Cultura.

Basta osservare queste due fotografie diffuse sui social network e riportate qua sotto per dimostrare quanto è vero che il diavolo si nasconda nei dettagli. L’immagine pubblicata il 15 agosto 2024 da Maria Rosaria Boccia sul suo profilo Facebook (a sinistra) non è nient’altro che un ritaglio, realizzato senza nemmeno troppa perizia, di una foto che sempre la donna aveva pubblicato il 7 giugno scorso in compagnia del ministro Gennaro Sangiuliano (a destra), all’interno del ministero della Cultura.

In questo modo Boccia sembrerebbe lasciar intendere di trovarsi lì il giorno di Ferragosto, quando si è tenuta un’importante riunione con una trentina di dirigenti, indetta dallo stesso ministro e riportata da numerose testate. C’è infatti un’altra foto che circola di quel giorno, scattata nella sala della Crociera con i dirigenti del Mic. Un misterioso testimone dice che a quel tavolo fosse seduta anche la Boccia, ma è un clamoroso errore perché la donna bionda seduta in fondo a sinistra è Marina Giuseppone, direttore generale del dicastero. «Lo possono testimoniare almeno 30 dirigenti», chiarisce il ministero della Cultura.

La vicenda insomma comincia ad avere contorni surreali. Su una cosa la segretaria dem, Elly Schlein, ha ragione: il caso Boccia-Sangiuliano ci sta facendo perdere un sacco di tempo che non abbiamo. Bisognerebbe interrogarsi su quanto questo dipenda dagli addetti ai lavori. In fondo è tutta una questione di credibilità e di credito che si è deciso di dare a una persona che palesemente mistifica informazioni, modifica fotografie in modo grossolano e che ha passato due mesi a registrare e riprendere quante più cose poteva all’interno di Ministero e Parlamento, senza neanche rendersi conto che si tratta di reato.

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