- Parla Andrea Ostellari il promotore dell’organo parlamentare che si occuperà delle strutture affidatarie: «Serve chiarezza sul giro di soldi».
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- Il padre della psicanalisi ammise: «A volte i pazienti confessano violenze che sono solamente immaginarie E ad averli suggestionati in tal senso posso essere stato io stesso…».
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Nei giorni scorsi il ministro Bonafede ha annunciato una sorta di task force che si occuperà della Val d’Enza. Che cosa ha a che fare con la commissione d’inchiesta a cui state lavorando? Che rapporti ci saranno fra le due realtà?
«Da Bibbiano a Canicattì occorre fare chiarezza sulle attività di affidamento dei minori a comunità di tipo familiare. Per questo stiamo lavorando all’istituzione di una Commissione d’inchiesta ad hoc».
Come lavorerà questa commissione?
«La Commissione si incaricherà di verificare le condizioni in cui vivono i minori, lo stato e l’andamento delle comunità stesse, il rispetto dei requisiti strutturali e organizzativi, le modalità con cui sono utilizzate le risorse pubbliche, e di migliorare, se necessario, il sistema della legislazione vigente, perché, prima di tutto, sia garantito il diritto del minore a crescere, laddove possibile, nella propria famiglia. L’iniziativa del ministro Bonafede è diversa, ma non incompatibile con il lavoro della Commissione».
Ci dica allora quali saranno le prime mosse della sua commissione?
«Dopo la costituzione formale, che seguirà l’approvazione del Ddl a prima firma del senatore Massimiliano Romeo, la Commissione inizierà immediatamente il suo lavoro di indagine con gli stessi poteri e limitazioni dell’autorità giudiziaria, acquisendo testimonianze e documenti».
Da dove saranno acquisiti?
«Dipende dalle decisioni dei futuri componenti. Di certo le segnalazioni e richieste di intervento non mancano».
Finora che dati avete sulle case famiglia in Italia? E che conoscenza avete della situazione sul territorio nazionale?
«La Commissione servirà anche ad acquisire ed elaborare dati completi e aggiornati. Gli ultimi a nostra disposizione sono dell’ottobre 2015, prodotti dall’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza: il numero di comunità presenti sul territorio italiano al 31 dicembre dello stesso anno è di 3.352, con un incremento del 5% rispetto all’anno precedente. Di queste, 511 sono in Lombardia, 494 in Sicilia, 451 in Emilia Romagna, 338 in Campania, 241 in Veneto. I bambini e ragazzi interessati da un provvedimento di tutela dell’Autorità giudiziaria al 31 dicembre 2017, nella sola regione interessata dall’inchiesta “Angeli e Demoni”, erano 1.354».
Al centro dell’inchiesta di Bibbiano ci sono i servizi sociali. Vi occuperete anche di loro? Come?
«Tra gli importanti compiti della Commissione c’è anche quello di verificare il rispetto della circolare 18/VA/2018 del Consiglio superiore della magistratura, con particolare riguardo al divieto di esercizio delle funzioni di giudice onorario minorile per chi riveste cariche rappresentative in strutture comunitarie di tipo familiare. Si partirà da qui anche per capire quali siano gli eventuali collegamenti fra le strutture e il sistema dei servizi sociali».
Quanto costa davvero ogni anno il sistema delle case famiglia? Circolano varie stime ma manca un po’ di chiarezza in proposito.
«Anche in questo caso, la Commissione avrà il compito di fare chiarezza e determinare, a livello generale e particolare, quanto il sistema delle comunità familiari pesi sul bilancio, ricostruendo un ammontare cui contribuiscono contributi statali, regionali e delle Amministrazioni comunali».
Il commissario per il Forteto ha proposto di unificare le commissioni sulle due vicende. Che ne pensa?
«La commissione per il Forteto è stata costituita per indagare su fatti gravissimi, ma circoscritti e rilevanti in una realtà specifica. La commissione di inchiesta a cui stiamo lavorando è altra cosa e avrà compiti di carattere più generale».
Quando diventerà operativa la sua commissione?
«Per essere operativa la commissione d’inchiesta ha bisogno dell’approvazione delle sole commissioni Giustizia e Affari Costituzionali riunite in sede deliberante, che arriverà la prossima settimana. Poi ci sarà il veloce passaggio alla Camera».
Crede che sia da lavorare anche sui tribunali dei minori? Come?
«Anzitutto interverremo, come specificato, perché sia pienamente rispettata la circolare del Csm e favoriremo l’adozione di una normativa che ne disciplini formalmente l’applicazione. Il Ddl che istituisce la Commissione, inoltre, già modifica una norma vigente. Infatti stabilisce che i provvedimenti di affidamento debbano indicare le ragioni per le quali si ritiene che il minore non possa stare nella sua famiglia originaria, determinando, in questo modo, un obbligo di esplicita motivazione per la adozione del provvedimento».
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