Dipendenza, isolamento e pensiero sempre più debole. I primi effetti sui giovani dell’Intelligenza artificiale
iStock
  • Studi recenti mostrano conseguenze psicologiche e cognitive devastanti per i ragazzi, il cui cervello è in via di formazione. L’attività neuronale si riduce e la capacità di apprendimento peggiora drasticamente.
  • L’esperta di bioetica Giulia Bovassi: «Bisogna chiedersi perché un sistema è progettato in un certo modo e qual è il suo fine Se guardiamo alla persona solo come a un insieme di dati, allora è più facile sostituirla con una macchina».

Lo speciale contiene due articoli

Prepariamoci, l’Intelligenza artificiale (IA) presto diventerà un venditore micidiale, un manipolatore, qualcuno che farà di tutto pur di spillarci quattrini. È il campanello d’allarme che a metà gennaio hanno suonato Bruce Schneier e Nathan Sanders dell’Università di Harvard i quali, in un articolo pubblicato su The Conversation, hanno avanzato l’ipotesi che presto ChatGpt possa diventare un implacabile «persuasore occulto», per riprendere il celebre libro di Vance Packard. «Esistono prove crescenti che i modelli di intelligenza artificiale siano almeno altrettanto efficaci degli esseri umani nel persuadere gli utenti a fare qualcosa», hanno scritto Schneier e Sanders, aggiungendo che «in qualità di esperti di sicurezza e data scientist» ritengono non lontano «un futuro in cui le aziende di intelligenza artificiale trarranno profitto dalla manipolazione del comportamento dei propri utenti a vantaggio di inserzionisti e investitori».

Affari d’oro con l’IA potrebbe farli senza dubbio l’industria del porno: uno studio uscito a febbraio sulla rivista Archives of Sexual Behavior ha messo in luce, sondando un campione di 650 persone, come l’Intelligenza artificiale sia in grado di generare immagini erotiche di donne esteticamente più gradevoli e sessualmente attraenti rispetto a quelle delle fotografie reali. Siamo insomma avvertiti del fatto che l’IA si prenderà presto gioco della creduloneria se non della stupidità umana; anche se non è detto che ci riuscirà sempre. Uno studio condotto peraltro in Italia, pubblicato nel 2025 sulla rivista Behavioral Sciences – e realizzato su un campione di 170 adolescenti di età compresa tra i 13 e i 17 anni –, ha scoperto che i giovani con maggiore intelligenza emotiva tendono ad essere più scettici verso l’Ia e ad usarla con più cautela dei coetanei.

Il fatto è che non tutti i ragazzi sono uguali. Ci sono anche quelli che possono cadere con facilità nei tranelli dell’IA. Che, da parte sua, sembra intenzionata ad indebolire il nostro spirito critico. Lo si è visto con uno studio con cui 54 giovani adulti dell’area di Boston – di età compresa tra i 18 e i 39 anni – sono stati divisi in tre gruppi ed è stato chiesto loro di scrivere diversi saggi utilizzando rispettivamente ChatGpt, Google o semplicemente la propria testa. Gli autori di questa ricerca, intitolata Your Brain on ChatGpt, hanno poi usato un encefalogramma per registrare l’attività cerebrale degli scrittori scansionando 32 diverse regioni del cervello e hanno scoperto che, dei tre gruppi, gli utenti di ChatGpt presentavano l’attività cerebrale più scarsa ed erano «costantemente sottoperformanti a livello neurale, linguistico e comportamentale».

«Da un punto di vista psichiatrico vedo un affidamento eccessivo, che può avere conseguenze psicologiche e cognitive indesiderate, soprattutto per i giovani il cui cervello è ancora in via di sviluppo» ha commentato, intervistato da Time, lo psichiatra Zishan Khan. A proposito del rapporto tra giovani e IA, non vanno dimenticati gli inquietanti casi di suicidio riportati dalle cronache internazionali. Come quelli di Sewell Setzer – 14 anni, studente della Florida che si è tolto la vita dopo essersi innamorato d’un chatbot – o di Adam Raine, morto suicida a 16 anni dopo mesi di fitte conversazioni con ChatGpt. Merita di essere ricordata poi la vicenda di Sophie Rottenberg, toltasi la vita esattamente un anno fa, a 29 anni, dopo mesi di «terapia virtuale» con l’IA; secondo i genitori della giovane donna – che hanno scoperto le sue interazioni virtuali mesi dopo la sua morte –, ChatGpt non avrebbe diretta responsabilità nel suo suicidio, «ma l’ha aiutata a tenere nascosto il suo dolore».

Certo, si può obiettare che questi sono casi limite. Vero. Però le minacce che rappresentano sono reali e non vanno sottovalutate. Secondo Nina Vasan, psichiatra docente a Stanford, chattare con l’IA può essere per un giovane seducente e pericoloso al tempo stesso, perché questi sistemi «offrono relazioni “senza attriti”, senza i momenti difficili che inevitabilmente si presentano in una tipica amicizia. Per gli adolescenti che stanno ancora imparando a costruire relazioni sane, questi sistemi possono rafforzare visioni distorte di intimità e limiti». «Inoltre», ha aggiunto la Vasan, «gli adolescenti potrebbero utilizzare questi sistemi di Intelligenza artificiale per evitare le sfide sociali del mondo reale, aumentando il loro isolamento anziché ridurlo».

Anche al di là di questo, vale la pena non abbassare la guardia davanti ad un’Intelligenza artificiale che, anche là dove non conduce ad esiti letali, minaccia comunque il rendimento scolastico dei giovani, ostacolando le loro capacità di apprendimento. Una ricerca a cura dei docenti di marketing Shiri Melumad e Jin Ho Yun – pubblicata lo scorso autunno sulla rivista scientifica Pnas Nexus – ha esaminato sette grandi studi che hanno coinvolto un campione complessivo di oltre 10.000 persone, scoprendo come l’apprendimento tramite l’IA, rispetto a quello ottenuto attraverso delle autonome ricerche in Rete, porta le persone a «sviluppare conoscenze più superficiali» e porta loro stesse a ritenere di «aver appreso meno». Se già la ricerca web tradizionale risulta più formativa rispetto all’utilizzo di ChaGpt o Gemini, figurarsi che abisso può determinare il confronto con la lettura di un libro.

Il punto è che, per quanto allarmanti, le conseguenze dell’IA sui giovani e sull’educazione non sono le uniche; ce ne sono – e saranno – anche sul versante occupazionale. Secondo Pedro Ramos Brandao, docente all’Istituto superiore di Tecnologie avanzate di Lisbona «il rapido sviluppo dell’Intelligenza artificiale sta trasformando molti settori» economici; e questo, secondo questo studioso – autore di una pubblicazione sull’argomento intitolata The impact of artificial intelligence on modern society – rafforza la credibilità di quelle «stime che suggeriscono che circa il 40% dei posti di lavoro a livello globale è esposto all’automazione basata sull’IA». Forse la già alta stima del «40%» è ancora ottimistica, se si pensa alla notizia, raccontata anche dalla Verità pochi giorni fa, dell’azienda InvestCloud di Marghera che, con l’IA, ha sostituito tutti e 37 i suoi dipendenti.

Il punto è che un domani non lontano potrebbero mancare anche quanti posso raccontarli, questi fatti: i giornalisti. Sì, perché uno dei settori dove l’Intelligenza artificiale rischia di mietere più vittime è proprio il giornalismo. Ma non quello su carta, già in crisi da tempo, bensì proprio quello in Rete, che teoricamente doveva essere la nuova frontiera dell’informazione. La scorsa estate il Guardian, in un servizio a firma di Michael Savage, dava notizia di uno studio sull’«impatto devastante» che l’IA può avere sul traffico dei siti di informazione, con fino all’80% dei clic in meno per taluni portali in conseguenza della sostituzione dei risultati di ricerca con i riepiloghi creati dall’Intelligenza artificiale. Ora, se uniamo quest’ultimo dato a quelli già esposti, è evidente come l’IA – benché non abbia una coscienza né, assicurano molti esperti, possa mai averne una – operi con una forte invadenza nella vita delle persone, a partire dalle più vulnerabili. Il che, al di là delle insidie proprie di questa nuova tecnologia, alimenta un dubbio preoccupante e che, forse, è il vero cuore di tutto il discorso: l’uomo contemporaneo dispone o meno della solidità interiore necessaria per non lasciarsi sedurre da sistemi che minacciano di impigrirlo se non di raggirarlo, facendo leva sul suo sempre più labile spirito critico? Alla fine, la faccenda è tutta qui.

Da non perdere

Attentato a Ranucci, quattro arresti
Video

Attentato a Ranucci, quattro arresti

Fermati i presunti autori dell’assalto dinamitardo contro il conduttore di «Report». Di origine campana, avrebbero operato su commissione in cambio di migliaia di euro.

Lo scoop della «Verità» inguaia Conte
Inchieste

Lo scoop della «Verità» inguaia Conte

Quasi amici. Anzi, no: proprio amici amici. Lo dice Domenico Arcuri, ex commissario straordinario durante l’emergenza Covid, a proposito di Giuseppe Conte, commissario che indaga sulla gestione dell’emergenza Covid. Vi pare un’anomalia o quanto meno una frequentazione poco opportuna? Può…