- Nelle carte di «Angeli e demoni» spuntano minori assegnati fittiziamente al fine di incassare i relativi fondi Intercettata, Federica Anghinolfi garantiva inoltre che gli allontanamenti diventassero adozioni di fatto a coppie gay.
- Il vescovo di Reggio Emilia Massimo Camisasca affronta il caso su Radio Vaticana: «C’è un’ideologia che vuole punire la famiglia».
Lo speciale contiene due articoli
Affidi sine die. Senza scadenza. Che, una proroga dopo l’altra, diventano adozioni. Federica Anghinolfi, attivista Lgbt e dirigente dei servizi sociali della Val d’Enza, al telefono prometteva questo ai suoi interlocutori: coppie omosessuali interessate ad accogliere bambini.dei servizi sociali della Val d’Enza. Due intercettazioni, rimaste finora inedite, rivelano l’attivismo della protagonista di «Angeli e demoni». La prima telefonata è con un donna, attivista di un’associazione Lgbt di Palermo. Il «modello Bibbiano», evidentemente, ha già travalicato i confini della Bassa. E l’interlocutrice chiede lumi alla Anghinolfi, dominus del sistema.
Possiamo avere anche noi un bambino? L’assistente sociale rassicura la donna. Già. Ma, nella telefonata, emerge un dubbio. Le coppie omosessuali, per legge, possono ottenere affidi. E poi, come si fa? A questo punto, la dirigente avrebbe chiarito la dinamica: se i genitori continuano a essere ritenuti inadeguati dai servizi sociali, i figli possono rimanere per sempre con la coppia affidataria. Una proroga dopo l’altra. Insomma: un’adozione di fatto. La risposta conforta la donna siciliana. Che ricorda ad Anghinolfi che il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, è da sempre favorevole ad ampliare i diritti omosex. Terreno fertile, quindi.
Ma il caso non è isolato. Anche da Avellino arriva identica richiesta alla dirigente della Val d’Enza. E pure stavolta, confermano gli investigatori reggiani alla Verità, sarebbero state fornite ampie rassicurazioni. Enunciando lo stesso iter: affidamenti che, di volta in volta, si dilatano. Fino ad assicurare una sorta di adozione. Grazie, ovviamente, alle relazioni dei servizi sociali sui minori interessati. Che, come dimostra l’inchiesta di Bibbiano, erano vergate anche nell’interesse di coppie Lgbt.
Il canovaccio di «Angeli e demoni» s’arricchisce ogni giorno. E anche dall’ordinanza di custodia cautelare emergono nuovi e sbalorditivi particolari. Come gli affidi fantasma. Sempre, è l’ipotesi investigativa, nel nome di Anghinolfi. E con risvolti che sarebbero furfanteschi. Una cuoca al servizio dei servizi sociali della Val d’Enza, retribuita con i contributi concessi ai genitori affidatari. Peccato che, però, quei bambini la donna non li abbia mai visti. Eppure nel fascicolo sequestrato dagli inquirenti tutto sembra in regola. Oggetto: «Dichiarazione disponibilità all’affidamento familiare». La firma, appunto, è della Anghinolfi. Il documento spiega che la signora M.I. «ha effettuato nel corso dell’anno 2018 il percorso previsto per l’accoglienza di un bambino in affidamento familiare». Iter concluso a maggio 2018. Con la disponibilità «all’affido sostegno». A cui segue un rimborso.
A questo punto, gli investigatori convocano la cuoca. Candidamente ammette: la pratica è falsa. Anghinolfi, riferisce la signora, «circa un anno e mezzo fa mi propose di fare la cuoca all’App di Montecchio Emilia». Ossia, una struttura dei servizi sociali per ragazzi con difficoltà d’apprendimento. Il lavoro è per tre giorni alla settimana. Compenso: 360 euro mensili. «Federica mi disse che era necessario formalizzare la mia attività attraverso un documento» aggiunge. «Mi fu quindi consegnato un foglio, dove indicava che mi dava in “affido sostegno” tale T.A.».
Una concessione farlocca, secondo i magistrati. Che va avanti per tutto il 2018. Com’era già accaduto nel 2017: «Una ragazza di cui non ricordo neanche il nome» ammette la cuoca. Perché quei due ragazzini non sono mai entrati in casa sua. Anghinolfi però sarebbe andata oltre. Le avrebbe chiesto di far da tramite per il pagamento delle spese di psicoterapia del ragazzo. Da girare poi a Hansel e Gretel, il centro studi guidato da Claudio Foti.
Il 9 gennaio 2019 viene sentita anche la madre del minore. Che conferma l’arcano: «Mio figlio è rimasto sempre in affido solo ed esclusivamente a me, con la supervisione dei servizi sociali». Le mostrano quindi il fascicolo. Il bambino, come risulta dai documenti, è stato dato a un altra donna: la cuoca. «Sono sbalordita» ammette. «Ne ero completamente all’oscuro. Non conosco questa signora. E di certo mio figlio non è in affido».
Insomma: quel documento sarebbe palesemente falso. E diventa, sostiene la Procura di Reggio Emilia, la «pezza d’appoggio» per far ottenere alla cuoca una sorta di retribuzione alla sua attività in cucina nella struttura La Cura. Quella finita al centro dell’indagine. Invece non avrebbe nessun contratto. Né da dipendente. E neppure da collaboratrice: «In assenza di assunzione formale, come dipendente o collaboratrice, viene inserita la relativa voce di spesa nel bilancio dell’Unione dei comuni della Val d’Enza». Come «rimborso spese affido».
Così, la già fitta trama di «Angeli e demoni» si arricchisce di nuovi capitoli. Gli affidi fantasma, serviti a remunerare una placida cuoca. E perfino adozioni di fatto per le coppie Lgbt, a suon di proroghe. Uno scandalo che sembra non avere più fine.
Antonio Rossitto
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