Nel primo semestre le quattro principali compagnie operanti in Italia hanno guadagnato 12,1 miliardi (+4,4%). Altri vantaggi dalla copertura obbligatoria per alluvioni e terremoti a carico delle imprese.

Tra un obbligo assicurativo e l’altro, verrebbe da pensare che i vari governi che si sono succeduti non abbiano lesinato «regali» ai bilanci delle assicurazioni. A porre l’accento sugli utili dei maggiori gruppi assicurativi ci ha pensato uno studio della Fisac Cgil secondo cui nel primo semestre del 2024 i quattro colossi del settore hanno messo insieme utili per 12,1 miliardi. Insomma, il periodo d’oro del settore assicurativo sembra non conoscere freni. Generali, Unipol Axa e Allianz in Italia hanno visto i guadagni crescere del 4,4%. «Ancora una volta registriamo risultati estremamente positivi sul fronte della redditività e della solidità del settore assicurativo. Risultati raggiunti grazie all’impegno delle lavoratrici e dei lavoratori che meritano un significativo riconoscimento, a partire dai prossimi rinnovi contrattuali», spiega la segretaria generale della Fisac Cgil, Susy Esposito.

In particolare, secondo l’indagine, hanno contribuito al successo i Rami Danni, che hanno presentato un utile operativo i 9,1 miliardi con un incremento del 3%, mentre i Rami Vita hanno rilevato un margine di 6,5 miliardi con un incremento ancora più marcato del 7%.

Il settore, insomma, evidenzia così, come emerge dal report, una importante resilienza: anche per il campione italiano, costituito da Generali e Unipol, vi è stata una conferma della redditività, pari a 2,6 miliardi di euro di utili nel primo semestre, rispetto ai 2,8 miliardi registrati nei primi sei mesi dello scorso anno. La leggera diminuzione è motivata dalle componenti straordinarie presentate da Generali lo scorso anno, in assenza delle quali l’utile normalizzato sarebbe risultato stabile a due miliardi di euro. Unipol è passata da 517 milioni di euro nel semestre 2023 a 555 milioni di euro al 30 giugno 2024, con un incremento del 7%.

Come spiega lo studio, l’anno è stato positivo anche per Allianz, che migliora del 13,9% l’utile del semestre passando dai 4,6 miliardi di euro del 2023 ai 5,3 miliardi del 2024, mentre Axa conferma sostanzialmente l’utile del primo semestre dell’anno passato, cresciuto lievemente da 4,1 miliardi di euro a 4,2 miliardi nel 2024. I dati, sottolinea la Fisac, sono normalizzati e resi omogenei. Complessivamente, i quattro gruppi hanno superato i 204 miliardi di euro di premi (Danni e Vita) con un incremento di oltre il 9%.

Il settore assicurativo si è quindi confermato nel complesso ancora una volta molto solido e, come riporta la Fisac Cgil, mostra indici di solvibilità che rappresentano il parametro di solidità patrimoniale in deciso incremento. Il campione presenta gruppi tutti con indici già superiori al 200% a dicembre 2023, quindi con fondi propri più che doppi rispetto al requisito di capitale di solvibilità Scr (quello che misura quanto le società hanno le spalle larghe), raggiungendo in media il 216% nel campione, arrivando al 206% di Allianz, 211% di Generali, 221% di Unipol, e al 227% di Axa.

Come se non bastasse, nell’ultima legge di bilancio firmata dal governo Meloni, è prevista quella che di fatto è una tassa per le imprese e cioè il decreto del ministero dell’Economia e di quello delle Imprese e del made in Italy che definisce i termini dell’obbligo di assicurazione contro le catastrofi. Le previsioni parlano di premi per cinque miliardi di euro. Nei giorni scorsi la bozza del decreto attuativo in merito è arrivata. Il meccanismo alla base della norma, che pare un vero regalo al settore, prevede un plafond Sace (cioè soldi pubblici) come garanzia per assicuratori e riassicuratori di cinque miliardi di euro all’anno per il 2024, 2025 e e 2026. In parole povere, nel caso in cui le imprese di assicurazione si avvalgano di questa copertura, come spiega l’articolo 9, «le stesse trasferiranno a Sace i rischi derivanti dall’intero portafoglio delle polizze a copertura dei danni» al netto delle polizze sottoscritte con le grandi imprese. In dettaglio, tra le novità dello schema di convenzione figurano le percentuali del valore che devono essere assicurati dalle compagnie, in particolare quelle che vogliono accedere alla riassicurazione pubblica. Per beni, o l’insieme di beni, il cui valore non supera il milione di euro la compagnia è tenuta ad assicurare il 100%. Per livelli compresi tra tra 1 e 30 milioni il 70%, mentre oltre i 30 milioni la percentuale è lasciata agli accordi tra le parti. Il provvedimento consente alle imprese produttive di scegliere di assicurare i propri beni anche separatamente o con differenti coperture a seconda delle aree geografiche nelle quali sono localizzati. Inoltre, pare un vantaggio per imprese assicuratrici, anche la possibilità di coprire non soltanto i beni di proprietà, ma quelli tenuti in conto terzi come i leasing peri capannoni o per i beni strumentali.

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