Unicredit applicherà tassi negativi ai conti sopra i 100.000 euro
Ansa
Misura annunciata per il 2020. Un nuovo balzello per le aziende con più liquidità.

Jean Pierre Mustier, ad di Unicredit, ha annunciato che dal 2020 la banca, prima in Italia, applicherà tassi negativi sui conti correnti superiori ai i 100.000 euro dopo l’ultimo taglio del costo del denaro deciso a settembre dalla Bce. In sintesi, i correntisti, invece di ricevere interessi sui soldi versati, dovranno pagare gli istituti di credito.

Una politica che alcune banche tedesche (la Berliner volksbank, la Raiffeisenbank oberland e la Volksbank ettlingen), danesi e svizzere hanno già iniziato ad applicare. Ubs da novembre applicherà ai clienti più abbienti, con oltre 2 milioni di euro sul conto, un tasso negativo dello 0,75%, lo stesso applicato dalla Banca nazionale elvetica sui depositi.

La proposta era stata lanciata pochi giorni fa da Mustier, neo presidente della Ebf, la federazione europea delle banche, che aveva detto: «È importante che la Bce dica alle banche: per favore passate i tassi negativi ai vostri clienti». E ieri ha alzato la posta, passando da un auspicio a un piano che inizierà a diventare operativo entro pochi mesi. «Questi tassi negativi», ha detto alla tv francese Bfm Business, «saranno trasferiti sempre di più ai clienti che hanno depositi consistenti», soprattutto per quanto riguarda «le liquidità importanti, superiori a 100.000 euro». «Lavoriamo per mettere in pratica» queste misure «nei diversi Paesi in cui siamo presenti affinché siano operative dall’anno prossimo. Bisogna proteggere tutti i clienti delle banche più vulnerabili, che sono coperti dal fondo di garanzia dei depositi e poi caso per caso si può considerare di passare i tassi negativi alle grandi imprese o a certi grandi clienti offrendo un certo numero di alternative». Potranno quindi scegliere ad esempio «di investire in fondi di tesoreria» con «obiettivi di rendimento vicini allo zero piuttosto che avere dei tassi di deposito negativi. È un’alternativa perfettamente accettabile».

La nuova politica ha come obiettivo quello di spingere cittadini e imprese a investire di più, invece che tenere i soldi fermi: a oggi i rendimenti di un conto corrente sono quasi nulli (lo 0,04% in media secondo le rilevazioni di luglio di Bankitalia), ma se i depositi diventassero un costo in tanti si lascerebbero tentare dalla possibilità di acquistare prodotti finanziari offerti dalle banche.

La questione è complessa. Probabilmente, sono pochi i privati che tengono fermi sul conto oltre 100.000 euro, considerando che quella è la soglia oltre la quale scatta il bail in. Ma un discorso diverso vale per le imprese che hanno bisogno di avere consistente liquidità sui conti correnti: per loro, i tassi negativi si trasformerebbero nell’ennesimo balzello. E, una volta che Unicredit avrà aperto la strada, molti istituti più piccoli potrebbero seguirla.

La Fabi, il sindacato dei bancari, è contraria. Il segretario generale Lando Maria Sileoni ha detto: «A trarne vantaggio ci sarebbero le Poste italiane che potrebbero raccogliere possibili fughe».

Anche un commento di Mediobanca riportato dal Corriere della Sera ha messo in dubbio l’idea: «Non si vede come il trasferimento di tassi negativi sulla base di clienti possa stimolare gli investimenti, dato che a spingerli sono ragioni industriali piuttosto che una logica finanziaria. Siamo scettici anche sui possibili benefici per la redditività delle banche, poiché l’applicazione di tassi negativi potrebbe scatenare una concorrenza più intensa sui prezzi, specialmente sui prestiti alle imprese».

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