La grande truffa di limoni e fagiolini. Così la spesa è diventata un salasso
Rincari record nei mercati, soprattutto per l’ortofrutta. La Finanza drizzi le antenne.

In questa storia degli aumenti dei generi alimentari e soprattutto in quelli ortofrutticoli c’è qualcosa che non va? O almeno che a noi francamente sfugge. Perché o i limoni (+59%) arrivano tutti dall’Australia, le carote (+32%) dalla Corea del Sud, gli spinaci dal Madagascar, i fagiolini dal Sudafrica (+32%) oppure vi sembra credibile che tutto sia dovuto alle spese di trasporto? E per le melanzane lunghe che sono aumentate del 41% come la mettiamo? O quest’anno son sproporzionatamente più lunghe dell’anno scorso per cui anche il trasporto non può avvenire più con i camioncini e i furgoni ma ci vogliono dei treni merci no dei tir, oppure come la spieghiamo col peso dato dall’aumento della lunghezza? Forse dovrebbe intervenire l’Europa che si occupò della curvatura delle banane, per regolamentarla, o della dimensione delle vongole affidata ai poveri pescatori.

Ora, se uno vuol comprare per queste feste un chilo di ciliegie rosse, che si abbinano bene col rosso natalizio (il rosso non va con tutto) spenderà in media 48 euro, ma sono fattacci suoi. Le ciliegie, infatti, fuori stagione, arrivano dall’Argentina o dal Cile e percorrono 12.000 chilometri e non col carretto del contadino sudamericano ma con aerei e navi e camion e lì è chiaro che i prezzi di trasporto con l’aumento spaventoso dei carburanti incidono, eccome se incidono. Ma per i limoni, le zucchine, le carote, gli spinaci, i fagiolini e le melanzane (lunghe s’intende) come la mettiamo? Dipende tutto, anche in questi casi, solo dall’aumento dei carburanti? O dagli agricoltori italiani? O dagli ambulanti dei mercati rionali? O dai commercianti? O c’è qualcosa che non va in quello che ci sta nel mezzo tra l’agricoltore, il commerciante (ambulante o no che sia) e il consumatore finale?

Perché gli aumenti si spiegano solo in tre modi, non in mille: aumento dei trasporti (ma vi sembrano giustificabili solo con i trasporti gli aumenti che abbiamo citato?), aumento delle materie prime (il grano influisce sul pane e sulla pasta, però, non sulle zucchine), o calamità naturali e maltempo e nel 2021, in effetti, in Italia, si sono verificati 1.200 eventi estremi tra cui nubifragi, alluvioni, trombe d’aria, grandinate e ondate di calore, il 56% in più rispetto all’anno precedente.

Ma noi temiamo che ci sia un quarto fattore che dicevamo poco sopra: qualcuno ci marcia facendo un gioco sporco che come al solito ricade sui meno abbienti. È tristemente noto che nei mercati all’ingrosso dell’ortofrutta nel nostro Paese spesso ci sono state infiltrazioni di congreghe di tipo malavitoso e specificamente mafioso. Poi, che ci sia qualche commerciante che faccia il furbo non c’è dubbio ma lì fare i furbi è più difficile perché o in un luogo ce n’è uno solo oppure il consumatore dopo la prima fregatura cambia commerciante e quello che voleva fregare rimane fregato. Ma ci sta, lo si sa, succede. Qui c’è qualcuno, per dirla ancora più chiara, che tra l’agricoltore e il consumatore specula, sta cogliendo la palla al balzo per fare aumenti spropositati di beni di prima necessità – quindi sta facendo qualcosa di molto grave, di inqualificabile – nascondendosi, o pensando di farlo, dietro l’aumento dei carburanti e dunque delle spese di trasporto.

Maurizio Belpietro non è un pm e La Verità non dispone della polizia giudiziaria per compiere delle indagini. Ma in Italia la Guardia di finanza e l’Autorità garante della concorrenza e del mercato, a nostro modesto avviso, un occhio sulla questione ce lo dovrebbe buttare e anche in fretta. Perché non ne va solo della spesa dei consumatori – lo ripetiamo, in particolare dei meno abbienti – ma anche del buon nome dell’intera filiera agroalimentare, un gioiello del nostro Paese, fatto da donne e uomini che si fanno un gran mazzo, inverno e estate, spesso con orari massacranti e ci permettono di avere sulle nostre tavole elementi fondamentali e indispensabili della nostra alimentazione. Oltre a rivestire un ruolo importante nelle esportazioni fondamentali per il Pil del nostro Paese. Qualcosa va fatto e in fretta. E speriamo di esserci sbagliati. È uno dei casi in cui ci dispiacerebbe molto averci visto bene, cioè aver ragione.

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