Rincari, cartelle e crisi di liquidità: lo scenario nero davanti alle imprese
Ansa
Il governo parla di ripresa, ma tra l’impennata dei prezzi, i consumi che non decollano e le tasse soltanto rinviate il rischio stagflazione è dietro l’angolo. Si apprestano pure a scadere i prestiti a garanzia statale.

Sono partiti i saldi, ma sembra che a essere in svendita sia l’Italia. Si preparano le potenze economiche straniere a fare shopping a basso prezzo. Succede ampiamente nell’alberghiero, succede nel manifatturiero. Ah ma c’è l’annunciato decreto Delocalizzazioni. Dopo quelli per il Covid, ovviamente. La sensazione è che sia una Befana amara, anche perché i consumatori tutta questa voglia di spendere non ce l’hanno, forse hanno finito i soldi e i roboanti annunci di 4 miliardi d’incasso con le svendite paiono campati per aria. Il rischio stagflazione è dietro l’angolo. Con i prezzi che segnano un più 0,4% su base mensile, un tendenziale del 3,9% che non si vedeva dal 2008, una fortissima impennata degli alimentari e una previsione di maggiore spesa di 3.400 euro annui a famiglia tra bollette e scontrini, più gli 820 euro imposti per le mascherine non c’è da stare allegri.

Lo spread ieri è tornato ad accarezzare i 136 punti con il rendimento Btp ai massimi da tre anni, segno che sul mercato secondario il nostro debito costa caro, ma l’importante è la pandemia. Anche perché il governo non scuce. Eppure il 20 maggio dello scorso anno, quando il segretario del Pd Enrico Letta voleva la tassa di successione per dare la paghetta ai giovani, Mario Draghi lo zittì: «Non è il momento di prendere i soldi ai cittadini, ma di darli». Sette mesi dopo si discute se lasciare senza stipendio milioni di renitenti alla puntura. Ebbene il decreto sostegni bis che doveva elargire 40 miliardi per danni da Covid è in parte bloccato perché mancano 33 decreti attuativi. Il governo Draghi è in ritardo del 54,8% dei decreti attuativi, il che significa che i soldi sono promessi, ma non erogati. I ministeri con più arretrato sono quelli economici e spicca quello guidato da Daniele Franco. L’Agenzia delle Entrate certifica però che nei primi dieci mesi del 2021 le entrate tributarie sono aumentate di 40,4 miliardi. L ’Iva – 20 miliardi e spiccioli- è cresciuta di oltre 22%. Perché i soldi bisogna prenderli, non darli. L’anno, sotto il profilo degli aiuti all’economia, è cominciato malissimo. Vedremo se arriverà un nuovo decreto. Ma nel frattempo Mario Draghi fa peggio del bis-Conte. Le discoteche (giro di affari 4 miliardi, dipendenti 200.000) le hanno chiuse il 23 dicembre col decreto Festività fino alla fine di questo mese senza un euro di rimborso, finora.

I cinema hanno incassato solo 170 milioni di euro in un anno, il 73% in meno del 2019. Hanno deciso di non fare i fuochi d’artificio, quelli ufficiali, perché a Napoli e nel resto d’Italia il 31 dicembre, forse per salutare Sergio Mattarella che trasloca, è successo il finimondo. Ebbene, le imprese pirotecniche, che sono 2.000 con 10.000 addetti, portano i libri in tribunale.

I teatri hanno perso sette biglietti su dieci, chi lavora nello spettacolo ha avuto una retribuzione media inferiore a 11.000 euro e, su 260.000 addetti, in 70.000 hanno gettato la spugna. Ma il governo ha in testa l’ossessione vaccinale, peraltro giustificata dalla necessità di difendere l’economia!

Sembra una battuta a fronte del fatto che circa 500.000 addetti dei settori energivori – dall’acciaio all’alimentare passando per carta, chimica e vetro – staranno a casa tra un paio di settimane perché le aziende spengono gli impianti. Tutti gli altri sono a fare i conti con l’impennata delle materie prime e il blocco dei trasporti con la Cina che arraffa di tutto. C’è l’illusione di quel più 6,3% di Pil: per ora solo annunciato, i conti veri non li ha visti nessuno. È molto probabile che sia una ripresa drogata dall’edilizia a seguito del superbonus che costa di più di quello che produce. Una sveglia a Mario Draghi e a Daniele Franco è arrivata da Antonio Patuelli presidente dell’Abi, le banche. Un mesetto fa ha ammonito: «Serve un’urgente riflessione nei prossimi giorni e non mesi per ripensare e allungare le scadenze della moratoria sui crediti e le altre misure straordinarie anti Covid, previste per fine anno, alla luce della ripresa della pandemia».

Tradotto: rischiate fallimenti a raffica tra tasse e sospensione di garanzie sui mutui. Per Patuelli c’è un’evidente contraddizione tra allungare l’emergenza e non pigliare provvedimenti di sostegno. Ma il governo va in senso ostinato e contrario. Dal primo gennaio l’Inps non paga più la quarantena perché non è considerata periodo di malattia.

È scaduta anche la cassa integrazione speciale per gli addetti del turismo. Sono 220.000 senza un soldo in tasca mentre ristoranti e alberghi contano almeno 37 miliardi di perdite. In montagna la stagione, con le nuove restrizioni, è finita. Conteremo 180 milioni di presenze in meno. Soldi? Nessuno li ha visti. E poi ci sono le bollette; dal primo gennaio scattati gli aumenti monstre di luce (55%) e gas (41,8%).

Secondo Federcuochi significa la chiusura di due terzi dei ristoranti, per le famiglie significano aumenti medi di 823 euro per le lampadine e 1.560 euro per fornelli e riscaldamento che sommati ai 1.040 euro che già costa l’inflazione (al netto dell’energia) portano il conto a fine anno ad un aggravio di 3.400 euro a cui vanno sommati altri 821 euro di mascherine Ffp2 (tre al giorno per 365 giorni). E grazie al generale Francesco Figliuolo che le ha calmierate!

Il governo sulle bollette ha messo un contributo da 3,8 miliardi e la dilazione di pagamento. Ma dal primo gennaio l’Iva su gas ed elettricità torna al 10% per le famiglie e al 22% per le imprese. Lo Stato recupera per via fiscale tutto quello che promette come agevolazione. Oggi è la Befana, un po’ di carbone evidentemente ce lo meritiamo.

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