Mutui, tregua solo apparente: i tassi fermi della Bce non rassicurano le famiglie
Il presidente della Bce Christine Lagarde (Ansa)
Tassi fermi solo in apparenza: i mercati prevedono nuovi rialzi della Bce entro fine anno. Mentre il caro energia continua a pesare, arrivano segnali negativi anche sul fronte dei mutui, con le famiglie esposte al variabile sempre più sotto pressione e una finestra sempre più stretta per chi vuole bloccare condizioni ancora favorevoli.

La pausa decisa dalla Banca centrale europea sui tassi d’interesse somiglia più a una sospensione temporanea che a un vero cambio di rotta. I mercati, infatti, continuano a scommettere su nuovi rialzi entro la fine dell’anno, con conseguenze dirette per milioni di famiglie italiane alle prese con un mutuo.

Secondo le indicazioni che emergono dall’analisi della curva dei futures, le attese sono per almeno due aumenti complessivi pari allo 0,50% entro i prossimi mesi. Un percorso che, salvo scossoni improvvisi sul piano globale, potrebbe non esaurirsi nel breve periodo: le stime indicano infatti un ulteriore possibile ritocco all’inizio del 2027, seguito poi da una fase di stabilità dei tassi fino alla prima metà del 2029. Nel frattempo, l’impatto più immediato si scarica su chi ha scelto il tasso variabile. In un contesto già segnato dall’aumento del costo dell’energia e dall’inflazione su beni e servizi, il rincaro del denaro rischia di comprimere ulteriormente i bilanci familiari. Il meccanismo è diretto: l’Euribor, indice di riferimento per i mutui variabili, tende infatti a seguire da vicino le decisioni della Bce.

Le simulazioni parlano chiaro. Per un mutuo da 150.000 euro della durata di 30 anni – una delle formule più diffuse in Italia – un aumento dei tassi dello 0,50% si traduce in circa 42 euro in più al mese, pari a oltre 500 euro l’anno. Un aggravio che, moltiplicato per la durata del finanziamento, assume un peso tutt’altro che marginale. Diversa la situazione per chi ha già sottoscritto un mutuo a tasso fisso: in questo caso, le condizioni restano invariate e non si registrano effetti diretti delle decisioni della Bce. Il quadro cambia invece per chi è in procinto di acquistare casa. In questa fase di transizione, alcune banche mantengono ancora offerte con tassi bloccati per chi riesce a chiudere l’operazione entro l’estate. È il caso, ad esempio, di istituti che garantiscono le condizioni per i contratti firmati entro la fine di agosto o settembre. Una finestra temporale che potrebbe rivelarsi decisiva.

Chi invece rimanda la scelta si troverà con ogni probabilità ad affrontare condizioni meno favorevoli, con tassi già influenzati dai rialzi attesi e rate mensili più onerose. In altre parole, il costo del rinvio rischia di essere concreto. La pausa della Bce, dunque, non basta a rassicurare. Piuttosto, segnala una fase di attesa carica di incertezza, in cui famiglie e mercato immobiliare restano esposti alle prossime mosse della politica monetaria.

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