Il mercato libero dell’elettricità slitta di un altro anno: luglio 2020
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Un emendamento della maggioranza al Milleproroghe prende altro tempo per l’attuazione della riforma delle bollette dell’energia. Il Mise non ha ancora definito le modalità di abbandono del sistema tutelato.

La liberalizzazione del mercato dell’energia sembra essere ancora lontana. Nel Milleproroghe sono infatti arrivati due emendamenti, uno a firma Lega e l’altro 5 stelle, per prorogare dal primo luglio 2019 al primo luglio 2020 la completa liberalizzazione del mercato libero dell’energia. Le speranze che l’emendamento passi sono ottime dato che è stato presentato dalle due forze politiche della maggioranza. Oggi il milleproroghe arriverà in Senato per la discussione e la Lega proporrà anche la creazione di un tavolo tecnico al Ministero dello Sviluppo economico con l’Autorità di regolazione per energia reti e ambiente (Arera), le società elettriche e le associazioni dei consumatori per sviluppare il tema del mercato libero dell’energia.

Paolo Arrigoni, uno dei firmatari dell’emendamento, ha dichiarato come la proroga si è resa necessaria perché attualmente non ci sono i tempi tecnici per arrivare preparati e informati al primo luglio 2019. Si teme dunque che i cittadini possano non capire le potenzialità del mercato a causa di una manca informazione.

In effetti il decreto ministeriale, dove viene spiegato nel dettaglio come prenderà forma il mercato libero, non è stato ancora pubblicato dal Ministero dello sviluppo economico guidato da Luigi Di Maio. Ma la proroga di un anno potrebbe avere effetti importanti sul mercato dell’energia in generale.

Nella relazione annuale, pubblicata il 31 marzo 2018, dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato, viene sottolineato come sono stati aperti tre diversi procedimenti nei confronti di Enel, Acea e A2A perché accusati di far passare i clienti dalla tutela al proprio mercato libero, senza dare evidenza al cliente finale del cambio societario. I tre operatori – si legge nella nota – avrebbero sfruttato una risorsa non accessibile ai concorrenti, consistente nelle informazioni relative all’anagrafica e ai dati di fatturazione dei clienti serviti in maggior tutela, abusando in questo modo della loro posizione di soggetti integrati, a danno dei concorrenti.

Il passaggio dal mercato tutelato a quello libero dovrebbe dunque essere un importante punto all’interno dell’agenda del governo perché servirebbe ad aumentare la concorrenza in un settore dominato da pochi colossi, e ad incrementare l’afflusso di capitali, in termini di investimenti esteri. Proprio in termini di investimenti esteri una società elettrica spagnola, Iberdrola, ha inviato una lettera alla Commissione Europea sottolineando come la situazione concorrenziale in Italia favorisca Enel rendendo difficile l’entrata nel mercato elettrico italiano.

Dalla relazione di Arera emerge infatti come nel 2017 il 72,2% dell’energia consumata nel settore domestico è stata venduta dal gruppo Enel, seguito da Eni, con una quota del 5,6% del totale del mercato domestico e da Acea, con il 3,4%. I primi cinque operatori (Enel, Eni, Acea, A2A e Iren) detengono dunque l’86% delle vendite a clienti finali domestici del settore elettrico. Dato che conferma le tendenze evidenziate già nel 2016. La relazione sottolinea anche come in relazione ai clienti non domestici, alimentati in bassa tensione, il gruppo Enel con una quota di mercato pari al 40,8% delle vendite totali, si conferma primo operatore. Al secondo posto con il 4,2% del totale delle vendite a non domestici in bassa tensione c’è Hera, seguita da A2A con il 3% e da Iren con il 2,9%. Dati anche questi che confermano le evidenze del 2016.

Inoltre, il presidente dell’Autorità garante della concorrenza del mercato, Giovanni Pitruzzella nella relazione annuale «La concorrenza e gli ultimi sviluppi del quadro normativo nazionale» ha evidenziato come nel 2017 il governo e le Istituzioni non si siano mossi in tema di concorrenzialità né abbiano fatto precise scelte in materia.

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