Dalle infrastrutture e dalle imprese italiane ai progetti energetici in Africa e America Latina, Cassa Depositi e Prestiti opera ormai su due fronti. Nei primi sei mesi del 2026 il gruppo ha impegnato 20,1 miliardi di euro, sostenendo investimenti per 49,5 miliardi grazie anche al contributo di capitali di terzi.
Sul versante internazionale, il portafoglio dalla cooperazione allo sviluppo ha superato i 6 miliardi tra il 2019 e settembre 2026: il 50% è concentrato in Africa, il 15% in Asia, altrettanto in America Latina e il 20% nel cosiddetto vicinato esteso. Grandezze diverse, che raccontano la doppia dimensione della Cassa guidata dall’ad Dario Scannapieco e dal presidente Giovanni Gorno Tempini: finanziare lo sviluppo nazionale e costruire opportunità nei mercati esteri.
Il raggio d’azione va dai finanziamenti alle amministrazioni locali agli investimenti in reti energetiche e digitali, dalle partecipazioni industriali al private equity e al venture capital.
Oltreconfine, invece, la Cassa accompagna l’espansione delle imprese italiane e interviene nella cooperazione internazionale, anche con banche di sviluppo e istituzioni multilaterali. In Kenya, ad esempio, ad aprile ha firmato un finanziamento da 30 milioni di euro a Equity Bank per sostenere il credito alle piccole imprese, soprattutto agricole.
Non è soltanto una questione di geografia: il punto è mobilitare altre risorse intorno a progetti che da soli faticherebbero a trovare finanziatori.
Caratteristiche e obbiettivi della Cassa Depositi e Prestiti
«Non siamo un fondo sovrano, ma una banca di sviluppo», ha ricordato Giovanni Gorno Tempini al primo Investor Day di Cdp, organizzato ieri a Milano davanti a oltre 150 esponenti della comunità finanziaria. La distinzione è centrale.
La Cassa, controllata dal ministero dell’Economia, non gestisce un patrimonio alimentato da rendite sovrane per massimizzarne il rendimento. È un istituto nazionale di promozione che raccoglie risparmio e capitali sul mercato per trasformarli in finanziamenti e investimenti, valutando anche l’impatto economico e sociale.
«Il denaro pubblico non basta ad affrontare le sfide che il mondo si trova davanti e deve poter lavorare insieme ai capitali privati», ha spiegato Gorno Tempini. «Il denaro privato si affianca a quello pubblico nel momento in cui riconosce progetti ben costruiti, chiari, che abbiano ritorni e impatti positivi. E questo è il lavoro di Cassa», ha ricordato il manager.
Per questo Cdp vuole essere il ponte fra priorità pubbliche e investitori istituzionali. Lo stesso amministratore delegato Dario Scannapieco ha indicato nel «crowding in private capital (raccolta fondi in capitali privati, ndr)» un principio guida: non sostituire gli operatori privati, ma renderne possibile l’intervento dove rischi, complessità e orizzonti temporali rallentano gli investimenti. È il criterio dell’addizionalità, che affianca alle valutazioni su rischio e rendimento quella dell’impatto.
I numeri della Cassa Depositi e Prestiti
La raccolta rivela quanto questo modello sia cambiato nel tempo. A giugno 2026 Cdp aveva 363 miliardi di raccolta complessiva, di cui 301 miliardi di risparmio postale e 24 miliardi di obbligazioni.
È la fiducia di 27 milioni di risparmiatori, ricordata da Scannapieco, a fornire una base stabile, ma la Cassa guarda sempre più lontano. Dal 2023 ha emesso quattro Yankee bond in dollari e oggi oltre 550 investitori istituzionali detengono le sue obbligazioni. Ai roadshow negli Stati Uniti si sono aggiunti incontri nei Paesi del Golfo.
È un doppio movimento: cercare capitali fuori dall’Italia e impiegarli per rafforzare il tessuto produttivo nazionale, senza rinunciare a interventi internazionali legati allo sviluppo e all’internazionalizzazione. «Siamo usciti da una fase nella quale investire in Italia era opportunistico, il Paese è ora stabilmente parte dei portafogli internazionali», ha osservato Gorno Tempini.
A sostenere la tesi sono anche i numeri presentati dal capo economista Andrea Montanino: fra il 2021 e il 2025 il Pil pro capite italiano è cresciuto del 7,7%, gli investimenti del 20,2% e l’occupazione del 6,9%.
Per Scannapieco, però, il salto di qualità non dipende soltanto dai progetti finanziati. Serve un mercato europeo dei capitali profondo e liquido quanto il Nasdaq, capace di offrire agli «unicorni (le startup con una valutazione superiore al miliardo di dollari)» le risorse necessarie per crescere senza trasferirsi negli Stati Uniti».
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