Amco in rosso per le sofferenze Mps
La Corte dei conti conferma la zavorra degli Npl comprati da Montepaschi sui bilanci della controllata del Tesoro e chiede un approfondimento: «Criticità obiettiva».

Il Monte dei Paschi guidato da febbraio dall’ad Luigi Lovaglio sta colorando di rosso i conti di Amco, la controllata del Tesoro che si occupa di recuperare crediti deteriorati: ha chiuso l’esercizio 2021 con una perdita di 422 milioni, che ne ha ridotto il patrimonio netto da 2,8 a 2,4 miliardi. A pesare sono stati i 529 milioni di euro di rettifiche sui circa 7,5 miliardi di crediti deteriorati acquistati da Mps alla fine del 2020. Lo conferma anche la Corte dei conti nella relazione sul controllo della gestione finanziaria della società guidata da Marina Natale. C’è un profilo «di obiettiva criticità e rischio» nell’operazione tra parti correlate Amco-Mps per la cessione del compendio di 8,1 miliardi di crediti deteriorati realizzata a fine 2020, scrive la Corte che arriva con i suoi tempi ad analizzare il bilancio 2020 (Amco nell’approvazione dei conti del 2021 ha già effettuato una copertura di oltre 528 milioni sul portafoglio acquistato dal Monte). I magistrati contabili hanno chiesto ad Amco un approfondimento sull’operazione riscontrando come – trattandosi di operazione tra società soggette a controllo da parte del medesimo ente, ovvero il Mef – la scissione sia stata eseguita «in continuità dei valori contabili».

La Corte aggiunge quindi che «deve rilevarsi sul punto come l’ampiezza del portafoglio sia suscettibile di generare, in esito al suddetto processo di valutazione, significativi scostamenti contabili sottoforma di rettifiche/riprese di valore. Si tratta di un profilo di obiettiva criticità e rischio, la cui dimensione risulterà apprezzabile compiutamente in sede di formazione del bilancio 2021». La relazione su Amco mette poi in evidenza come nel corso del 2020 la società abbia assunto la qualifica di società emittente e quindi sia stata esentata dal rispettare il regolamento sui compensi agli amministratori delle controllate dal Tesoro (legge 22 dicembre 2011). La conseguenza è che la retribuzione percepita da Marina Natale è balzata del 62,8% rispetto al 2019 a 345.032 euro: oltre alla Ral da 400.000 euro annue deliberata a decorrere da maggio 2020, scrive la Corte dei conti, alla top manager Amco spetta un variabile da 200.000 euro legato al raggiungimento di alcuni obiettivi.

Ieri La Verità ha riportato una parte della maxi perizia degli esperti incaricati dal gip Guido Salvini di verificare la corretta contabilizzazione, tra il 2012 e il 2015, delle rettifiche nei bilanci su miliardi di crediti deteriorati e i relativi accantonamenti; nel 2017 la Bce ha rilevato la necessità di stabilire ulteriori accantonamenti per 7,55 miliardi perché molti crediti Mps erano stati classificati come in «bonis» anziché deteriorati e altri come «a inadempienza probabile» invece di «vere e proprie sofferenze». Gli effetti si vedono ancora oggi su Amco.

Perché i fantasmi del passato tornano sempre e pesano ancora sui conti della banca, tecnicamente fallita già nel 2013 come ammise a fine dicembre di quell’anno in un’intervista a l’Unità l’ex ministro del Tesoro, Vincenzo Visco, e non – come abbiamo erroneamente riportato nell’articolo di ieri de La Verità – il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco. Errore di cui, chi scrive, chiede venia. Resta il fatto che senza la ricapitalizzazione pubblica del 2017 la banca più antica del mondo non sarebbe sopravvissuta. E che ora, per scendere dal Monte, lo Stato dovrà procedere con un’altra iniezione di liquidità da almeno 2 miliardi e mezzo.

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